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Venere_o8 24 novembre

 


 

Eppure, in fondo, amo le prime gelate. Perché c’è un attimo breve, più lieve, in cui mi pare che il gelido si faccia tumido. Cosparso di brina in rivoli, quando sotto pelle un calore pulsante, intermittente, langue e si scioglie. Quando diventa tutt’uno col mio spingere, fino a dischiudermi. Piccolissima, nebulosa, gocciola ambrata. Poco più d’una lacrima sopra al pistillo. Con attorno i miei petali e i coriandoli di questa mia manciata di parole inutili. E’ allora che mi accorgo che nulla mi ricopre. Che mi è bastato leccare un pezzo di ghiaccio per avere sete.

Per restare attaccata con la lingua su di una gioia vividissima e fragile.

Restando nuda, spoglia in terra,
sorretta dal mio stelo esile
fatto di fiato,
di linfa e di prato...

 

 

Venere

 

 

 

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Venere_o8 20 novembre

 

 

Così vicina all'intercapedine che ho, quella tra me e il mondo. Frammezzata e assorta, quando peso i dettagli. Come solo gli sguardi, quando sembrano vestiti di vento se all'improvviso sibilano fin tra i capelli, eppure poi restano silenziosi. E in quell'attimo in cui siamo protesi così per fermarli quegli occhi, le dita che abbiamo ce le perdiamo ancora dentro, pare per seguire un percorso già tracciato, sotto la pelle che gemma vulnerabile. Come per svernare. Sfumandola prima, picchiettandola appena. Cercando punti irrisori tra le scapole, risibili tra le vertebre, poco più in là di tutto questo sembrare informe. E vibro e non so mentire. Per far fede io soltanto a una manciata di minuzie che sempre mi restano incagliate appresso. E sbordo appena e dopo mi rintraccio. Mi raggrumo solamente, per respirarmi appena accanto intonsa e piccolissima. Colpa di un pensiero più caldo infisso tra le costole.

E mentre si fermerà il vento, mentre tutto questo frulla e fruscia, io resto ad ascoltare.

 

 

Venere

 

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Venere_o8 11 novembre

 

 

 

 

Oggi è giorno di vento e aeree sento le mie stesse radici. Affabulano quei densi respiri di certe giornate, come tra alberi e zolle, nell'aria prima di un temporale. Sembra persino divaricabile tutto il mio silenzio. Irrompe Il senso volatile di leggerenza dell'esser meno coriacea, ché la pelle s' assottiglia. In uno stato di lentezza, di abusione... Per ambire a una somiglianza lunga e lenta, che resti solo in lontananza. E me ne resto così. Mi spertico a camminarmi dentro. (Ho da dirmi: dove sei stata tutto questo tempo?)

C'è solo tutt' un senso di nudità che mi trattiene, o è solo pudore, o le due cose si confondono.

Dentro, me ne sto a gloglottare!

 

 

Venere 

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Venere_o8 più di un mese fa

 

 

Cercavo un mutismo vuoto, solo, un per i miei angoli vivi ed i miei spicchi di carne dolce...

Per il resto mi hanno abitato giorni pari e riaccadibili, afona e comunemente ritrovabile, a tastarmi persino ad occhi spenti.
Ero tutta in una questione di silenzi, io che continuavo solo a sibilare...!

... E' autunno... Indosso ancora il caldo del mio daltonismo prodigo, fino all'ocra di pensieri diluibili, ancora così tanto rigonfi di rosso falun. 
Arriva un'altra folata di vento... All'ondeggiar della mano su sparuti refoli e certi scampoli che ho, posso ancora rintracciare echi che chiedon solo di riprender balzi e corsa e misure... 
Eppure in queste notti un solo grillo ha continuato a frinire...
Forse in una volta che è questa, prono e più stanco, su di un nero notturno poco pieno, netto e imperscrutabile.
Perché mi bastava sempre poco a scorrermi e lisciarmi e dirmi...
... Perché ripare logico non restare più soltanto ad ascoltare.

 

Venere


 

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Venere_o8 più di un mese fa

 

 

 

E' così confondibile e ghiotto
l'insinuarsi del gusto tra l'arsura che possiamo,

e l'abbeverarci le brume,
fino a farle gocciolare.
Basta crescere e inerpicarci avidi,
e torreggiando ridimensionarci.
Seguendo forse una legge di gravità,
una che valga in terra 
inossidabili e inerodibili però.
Ed appena un' altra:
che resista non troppo poco
ma nemmeno ben oltre,
che vale giusto il non restar senza.


Così è asceso stanotte il primo bacio,
e poi a legarlo c'è da annoverarlo,
riaffondando contro fino al resto.
Indicibile brillìo
del quanto val (com)muoversi,
migrando e gloglottando,
fino al caldo ...
Fin al cielo ...


Le migliori coordinate,
m'accorgo,
son sempre le vene dei miei polsi
e i miei baci più slabbrati.
Irretisce tutto il denso che c' è,
come nei temporali,
tra quegli strappi che siamo 
da cui ci piove l' anima
e ci lecchiamo ...

 

 

Venere

 

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Venere_o8 più di un mese fa

 

 


E mi son sempre chiesta che ordine possano seguire i pensieri, quale la loro direzione, per tutti quelli che iniziano da un fondo umile quasi friabile. Talmente madidi da sgocciolare lungo i bordi. E facendolo aprono un varco minuto quanto minuzioso, appena sfregando, per estorcermi dichiarazioni di pelle e di fiato rosa leggero. Cercondomi porosa e piccolissima e dalla grana fine, per un mio escoriarmi sodo via via più fragile. Perché è perfetta la consistenza del nostro primo lambiccarci, disseminatici sottili come pagliuzze volatili sulla nostra pelle, quando ci si trasporta lungo la mobilità duttile dei sogni. E ne ho ponderato la consistenza in fruscii lenti, poi, in uno sciabordìo più lungo, risaccandomi tra la lingua ed il chiostrar dei denti, dove mi sospingo rossa come il cadmio fin sopra il palato. Come cielo molle e rimovibile su di un soffito di baci/sogni/suoni gutturali ingurgitabili. 

 

Venere 

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Venere_o8 più di un mese fa

 


E la mia bocca è un' aiuola dal recinto mordido. E sulla mia lingua gorgoglia vita e fiato, e stretto ai denti, un nome piccolo che amo per intero. E l'ho chiamato in altri mille modi senza cambiarne il senso dolce. E altre mille gliene darei, solo per tornare al suo etimo e leccarlo di più, ch' è di miele e puro incanto. E mi resta quel suo suono addosso e tanto fresco, come su lenzuola di lino candido, supina ora. Se distendessi un braccio, per vedermi evanescenti le falangi porose e carezzevoli sul suo collo bianco. Solo per guardarlo ancora dal didentro, tra le fibre. Tracimo. Mi sento isola o solo zattera. Debordo dalla mia fossetta  giugulare. Echeggio appena percettibile dalle mie derive alle sponde, e dopo, ancora al contrario. In ricircolo muto navigabile, acquosa io, perdutamente propagabile...

 

 

Venere

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Venere_o8 più di un mese fa

 

 

Tuttavia incespicherò sul tuo pensiero ancora, perché avrò sperato di trovarti e tu, di cercarmi un' altra volta.

Sai, c'è nella durezza, io lo so, l'incostanza di ogni sentimento, una certa inerzia, l' abitudine e

l' incomprensione farsi guazza nel cuore. Eppure tu sai, che sta solo a noi un precipitarci irrisori dentro per rimpolparci il petto: siamo una gioia, un abbraccio, tutto il tempo dei baci.

E mi chiedo perché non basti il leccarsi e lenirsi fino a ricopiarci ancora reinnamorabili...

Non ho che le mie braccia bianche, ti dicevo, stringendoti...

Che questa mia pelle che per lo più mi resta nuda, esposta, lambita dalla luna per colpa dei miei sogni nottambuli. Perché non pecco e non sbaglio se li voglio accompagnare per mano dentro al limitare dell'alba, per farteli cadere tutti dentro al petto. Questo volevo. In un filo di cielo che strappavo per te agli alberi e al vento, per indicarti quel valico...

 

Venere

 

 

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Venere_o8 più di un mese fa

 

 

 

Fuori dalla linea di controllo o dal regime di coscienza dello stato embrionale delle cose (percepibili), quando si richiede un salto nel vuoto netto non convenzionabile. Perché c'è un'isola segreta che ci abita nel cuore dove tutti siamo dirottabili, germogliabili migratori tra i fiori per i nostri occhi irresistibili. Noi colori prensili, avremo turgori mordibi a che si morda presto la nostra buccia resa inestimabile. In un'infiorescenza commista tra sogni caduchi e abbracci di realtà, non cercheremo che la meta d'un donarci destinandosi. Attoniti e vacillanti, ad ogni passo, noi tra pendule dita di alberi e fili d'Etesian sulla nuca. Trasposti in un cielo indaco e ocra sulla linea di perimetro, puntellandolo da fianco a fianco con morbide bisettrici, le nostre lingue invertebrate faranno soggiogabili e tumidi i declivi e i baci dentro a tonfi sordi felicissimi. Nel netto perturbabile che senza un folle balzo resta reietto nulla. Lento e immarcescibile quest'umidore. Solo un reticolo presagibile e umettabile.

 

 

Venere 

 

 

 

 

 

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Venere_o8 più di un mese fa

 

 

E cominciamo a credere alla collisione delle nostre certezze nella contingenza di attimi. Per quel trovarci fermi nello stesso millesimo di spazio. Quando vale il solo congiungerci a quel punto d'aria da cui il tempo può ancora sfarfallare. E ne seguiamo il volo e la traiettoria con tracotanza di zucchero.

 

Venere

 

 

 

 

 

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