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Mi descrivo
poliedrica
Su di me
Situazione sentimentale
-
Lingue conosciute
-
I miei pregi
molti
I miei difetti
troppi
Amo & Odio
Tre cose che amo
le arti immortali, l'acqua, la bici da corsa,
gli stati di coscienza alterati
gli uomini e tanto altro...
Tre cose che odio
la superficialità dell'anima
madre generatrice di ogni male
nessuna
I miei interessi
Vacanze Ok!
Prendo l'auto e parto
Vacanze Ko!
Tour organizzato
Passioni
Arte
Sport
Musica
Musica
Rock
Jazz
Cucina
Fusion
Piatti italiani
Libri
Sport
Bike
Nuoto
Film
Libro preferito
Meta dei sogni
Film preferito
SCHEGGE DI PENSIERI
Nel pianto dei cani risiede la mia follia e lucido si specchia
nella luna il mio dolore di ossa lunghe che si schiantano con
funesto rumore... ossa brevi che imputridiscono e tutta questa
carne addosso che mi fa impazzire e mi chiudo vergognosa in
rancorosi mutismi di gelosie fasulle di illusioni di vita scorci di
scenari d'amore negato come frutti avvizziti consumato il tempo
giaccio immobile e svuotata in questa pelle che vorrei scucirmi di
dosso pecora nel gregge belo istupidita quando il lupo a cui non
sfuggo affonda famelico i suoi denti tra il mio morbido vello e
sboccio come un roseto di sangue rubino.
Dove si riposano le chiocciole? Quando se ne vanno dai loro gusci
di precise ellissi, dove vanno a sognare con le loro molli antenne
lasciandosi dietro scie di stelle?
Dispiego le ali senza fare rumore, sulla fronte si posa una timida
rugiada...l'aria rarefatta invita alla partenza, medito la rotta un
nastro di cielo si srotola sopra di me che spalanco gli occhi vibro
le narici inspirando a pieni polmoni quest'aria di mattina,
trattengo ancora un poco il filo di un sogno me lo rigiro così
indolente tra le dita...poi lascio la presa e piano volo via.
Mi faccio liquida e divento acquatica, strana creatura fatta di
bruma... M'increspo al tuo tocco e fremo e tremo e sei dentro di
me, caldo e preciso, le mani sui fianchi il respiro affannoso
dietro la mia nuca, evaporo nel tuo alito ondeggio sotto i tuoi
lombi, sono marea che s'alza e cresce nell'alba precoce e mai
nessun suono mi è caro come il tuo roco venire, è come il vento che
segreto, percorre tortuose grotte marine lasciando limpida pace.
Singolari movenze, spirali ascendenti rianimano le defunte foglie
di vite che sfidando ogni legge fisica mi salutano attraverso il
vetro nel freddo vento ottobrino.
Mascelle che si stringono e denti che si serrano questo vivere è
come gusci di lumaca sotto i denti, come cocci di conchiglia tra i
molari come sabbia macinata dagli incisivi.... polvere....sapore di
polvere e cenere sulle dita, negli occhi il fumo pungente del
tabacco che stilla spilli di finto cordoglio scostante il mio
incedere nel mondo rifuggo l'emozione in agguato improvviso il
pensiero m'assale e mi lascia fiaccata sulle rive della perpetua
ricerca del razionale ed è un brivido di febbre che mi
ghermisce............. buio solo buio, vorrei poter coltivare campi
e piantare le mie emozioni, raccogliere i frutti proibiti del
quotidiano "star bene" ma questo mio esistere è schizofrenia
dell'anima, è un monologo infinito e silenzioso...... Dov'è
l'orecchio attento che coglie il mio veleno? Dov'è l'occhio che
vede oltre questo apparire? Non mi conosce nessuno nemmeno chi mi
ha generato... Imperverso nella rarefazione artificiale del mondo
dove esseri umani si sfiorano nel solitario cammino schiavi servili
del proprio smisurato ego schiacciati dal peso di idolatrare se
stessi..... ............ luce solo luce, sono lo spartito dal rigo
mancante, la dissonanza in attesa...il diesis sbagliato la
crisalide che mai si trasforma il chiodo piegato nel legno.... sono
mediocre tra i miei simili rilucente di un falso riflesso come
nafta che galleggia nel rigagnolo del marciapiede vivo solo a
tratti nelle note di un diverso alfabeto di una musica ondeggiante
di verità sottili e impalpabili come garze sovrapposte m'impongo
d'essere insensibile.... volgo lo sguardo altrove, serro le
mascelle e stringo i denti.
Cammino senza lasciare traccia nel mondo che mi circonda come se
fossi sospesa... non suscito emozione alcuna... non sono incisiva
catturo solo lo sguardo distratto e annoiato che subito scivola via
parlo del nulla tediando me stessa e infliggendola a chi mi sta a
sentire non so provocare l'amore, non so accendere il suo riflesso
in nessun occhio umano sono un'area di sosta... osservo il
movimento frenetico della vita e trattengo la sua spazzatura
coltivo i miei silenzi in perfetto equilibrio tra egoismo e
rinuncia nella mia pelle di tigre bevo i miei polmoni e mi sazio di
brevi respiri e migro dove la notte cicatrizza e recede
arrendendosi, alla ricerca di gabbie da aprire, libero gli usignoli
che le stie della gelosia fanno deperire, sciolgo i lacci insidiosi
tesi dai cacciatori. Lungo l'argine della vita non ho nessuna
promessa da fare, nessuna richiesta da inoltrare, ho solo queste
mani aperte e le mie gambe pesanti, un bicchiere incrinato e uno
storto sorriso. Ho smarrito tutte le sporte lungo questo cammino,
ho serbato solo un largo setaccio che nulla trattiene... riconosco
la mia assurda inutilità sotto questo anfiteatro di stelle e sono
nulla nel nulla, sono vuoto nel vuoto, insulso essere che non
evolve e disabilita ogni pensiero; smarrisco ogni porta e ogni
chiave e rimango immobile sotto questa luce spaziale.
E allora come si vive? Si vive come scorticati si vive con la carne
sempre esposta feriti anche dalla brezza di un sorriso ecco come si
vive! E non c'è pace... non trovo mai pace....e sono a volte così
stanca di dover cominciare da capo sempre....altro giorno, altra
privazione, altro uomo....altri muri da scavalcare, paure da
abbattere, sospetti da zittire scommettere con il tempo che bara
sempre ...... Come si vive.....come non si vive.....come si muore
un pezzetto per volta..... come briciole....perché solo briciole di
me resteranno sul tuo sentiero, distratto non le seguirai e
l'ingordo passero di loro sazierà il suo piccolo stomaco volando
via verso un'altro campo.
Le mie mani... Tenaci e atroci, fatte di tagli e calli, le mie mani
armi contro di me. Le mie mani colme di gesti sono piuma sul tuo
viso leggere come un frullio. Le mie mani sicure e precise,
distendono linee di colore, scavano il cuore, curvano il legno. Le
mie mani sono setacci, a volte nulla trattengono... Sono sporte, a
volte molto trasportano. Le mie mani, spingono, s'aprono,
stringono, entrano dentro di me e mi svuotano. Le mie mani,
bandiere nel vento e sassi nelle tasche, goffe e semplici eppure
così velenose.
Oggi smetto di vivere............ Mi sento sottile come carta
velina..... Sorrido.
La donna cammina Lungo il viale, lungo i binari del treno, del
tram... L'uomo le cinge la vita con un braccio, con laccio il
cuore. Lei lo sa che la strada presto sarà in salita, conosce la
fatica, ma non la spaventa... Lui sa che il capo del legaccio è
saldo nella sua mano, ma non stringe il pugno, non strattona il
capo, camminano così chiacchierando muti, saldi nel loro amore,
accesi come due torce nel riflesso del tramonto.
Elaboro il mio lutto in complessi ricami di parole, in ruvidi
gesti, in poche sillabe e ceste di risa e sorrisi
.....Ritorna l'onda che carezza i piedi... l'intimo che si scioglie
in caldi cerchi concentrici al solo tuo pensiero al calmo ricordo,
sorrido dentro di me e corro lungo l'asfalto controvento... il sole
scalda la schiena nuda e la fatica si condensa in macchie di sale
mi protendo verso i giorni futuri e scendo a compromessi con le
attese anche se.... correrei, correrei, correrei ancora fino a
svuotare tutti i polmoni perché sono così come magma incandescente
brucio di vita e desideri improvvisi e trattenersi fa male.
Sconfitta dalla generosità così ripiego le ali bramo il sole per
asciugare le ferite che ossessiva mi lecco come i cani. Priva di
tono in preda al brivido mi trascino a letto e tra la veglia e il
sonno sogno di te... Viaggio dentro al mio respiro e ricordo gesti
parole e silenzi. Archivio in casellari ordinati il mio tempo che
ora, vorrei consumato. Sono così fragile e nuda che un semplice
alito potrebbe sgretolarmi per sempre. In bilico su questa fune
tesa tra cuore e cervello con l'anima sotto, tremante, assommo un
passo dopo l'altro e mai un momento di pace serena.
Ti servo l'oblio dentro al bicchiere e tu liquido in esso ti
disperdi, assumi gioconde espressioni e simuli disinvolti
movimenti, io, la tua alchimista, da cui vuoi stare lontano per
tenere al sicuro la tua risma di codardia... fasciata nel mio
vestito da dietro il bancone ti rimando il sorriso attraverso lo
sguardo del sobrio, ti saluto mentre vai barcollando di effimera
gioia attraverso la strada nel percorso verso casa e a stento
trattengo tutta la mia passione malsana per te.
I miei occhi feroci come segugi rincorrono incessanti la tua ampia
schiena e se ti girassi ora, sbranerei io, per una volta, la tua
essenza. Invece no, ancora una volta il cassetto delle lacrime che
dimora nel mio cuscino, si riempie di stille coscienti e inconsce,
lo stesso cuscino sul quale chinasti il capo e accanto a me
riposasti esausto, immoto. E mi rimani qui sul petto, come un
segreto mistero e tutto il peso del tuo corpo scolpito sopra di me
che ora stringo linde lenzuola e scaccio l'estasi lontano da noi.
Metà della metà essere così, mezza mela, mezza luna, mezza
stella... metà della metà, vita a metà, amore a metà...la mia
metà... mezza cellula e.... intera, volare via nella notte sola e
non tornare più e per me.... metà lacrima, metà sorriso, metà
rimpianto e solo metà della metà del dolore del cordoglio del
coccodrillo... metà ricordo e del resto solo oblio.
Urlano i muri di questa stanza, gridano di materassi in fiamme e
sogni di cenere, di una strada che diventa due, di una testa che
lontano rotola via, di gesti d'automa che mi riportano in salvo a
casa. Di figli che sbocciano in punta di dita...oh...come boccioli
polpastrelli di vita! Girano veloci questi muri bianchi e ricreano
nuove prospettive, una terrazza sotto la nebulosa di andromeda, la
verità che affiora... Minuscole luci nel cielo, negli occhi... Su
questa giostra impazzita tutto si sfuoca e si ricompone in altra
visione
...Uno di quei giorni in cui affogare nelle proprie lacrime non è
così improbabile... dove una che non sei più tu, una che sei stata
tu, ti fissa di riflesso... dove ricordi e pezzi di cuore dolente
si mescolano come denso sciroppo... medicina amara il presente...
da non sopportare...da non sopportarsi...e....dio, dio, dio, dio,
un urlo dentro e solo voglia di un abbraccio d'amore dove poter
scivolare, dove poter riposare senza paure.
Grani sottili di cerulea quiete si posano ora sulle palpebre
stanche, dove finisce lo sguardo che segue la danza del pulviscolo
in volo sul palcoscenico di lame di sole intrise nell'oro, serena
una mano si schiude come bocciolo di fiore mostrando audace i
segreti percorsi tracciati nel palmo, nella calma del giorno il
respiro si placa cambia in suono abituale come l'onda di risacca
del mare, trasfigura l'espressione come in mistica visione...
condivido il sonno con l'amore che porta il tuo nome.
...dritta in centro alla via gelata la donna è viva, la prova
lampante: il suo respiro che fugge in nuvole bianche, guarda una
schiena che si allontana poi gira sui tacchi e lenta s'incammina
nella nebbia che avidamente l'inghiotte. Questa caligine bramosa di
vite di storie... Questa bruma mai sazia di terre, pianure,
panorami interi... Divora veloce ogni cosa... anche la donna, anche
la schiena che prima guardava...
Pettina ancora una volta con le tue dita di ossa ricurve, le mie
ciocche selvagge. Sorridimi con denti storti e guasti e tendi
ancora i tuoi lombi magri sopra di me che aggrappata al tuo ampio
torace gemo in sussulti in vana attesa del caldo piacere. Mordimi
ancora la spina dorsale nelle bianche luci, nella polvere che si fa
strada dentro di me, con denti ora bianchi, aguzzi e teneri, come
quelli da latte, divora ancora il mio amore e cibati di me.
Assapora il mio nettare e sprofonda in me, mai stanca, ma arresa al
sorriso che cattura le mie labbra vogliose di te. Scorri sotto la
pelle e fai compagnia al mio sangue scarlatto, corri veloce dentro
di me dritto al cuore, sei luce che si fa strada nell'intimo, ed
io, mai stata così sicura, m'accendo di te.
Compro stivali per schiacciare con sdegno le fragili emozioni.
Frantumo asfalto e mi soddisfo del nulla che mi permea. Amo lo
sguardo che mi scivola addosso, l'occhio di velluto, scuro come il
rivestimento di carrozze funebri, seguo lenta la mesta processione
del mio cuore e mi fermerò solo quando la luce attraverserà i miei
palmi.
Questo mondo fatto di piume che leggere m'accarezzano, solleticano
i miei piedi come baci di farfalla le tentatrici voglie si posano
su di me ed io non voglio soffiarle via. Inspiro a pieni polmoni
effimere gioie di facce sorridenti, di nastri di parole e scendo
nel girone della festa umana, mi impregno di rigurgiti di vita
strizzando il cuore per provare un po’ di piacere.
Vomito il mio sonno su questo pavimento mentre la mia anima con
suole di vento misura il soffitto guardo negli occhi una donna
silente nuda riversa su un fianco trattiene sul corpo disfatto una
mano ed è carne mortificata che cede e sfuma nel nulla fisso il mio
sguardo nel suo dolore e sento le spine del terrore che crescono
dentro io non amo questa donna non amo nulla della sua esteriorità
la sua superficie è aliena e non provo pietà e non riesco nemmeno a
stillare una lacrima... ma, mi sfibra questa visione, mi stronca il
fiato, mi sfianca il cuore, mi tortura la mente copro lo specchio e
non vinco l'orrore perpetuo il mio riflesso alloggia dietro gli
occhi e sono così stanca di tutto questo terrore di non riuscire a
smettere di fuggire di dover sempre arginare tutto questo dolore...
respiro miasmi d'insonnia.
Serpeggia la spira sinuosa s'insinua si stende e s'adagia e
s'arrende e s'inarca e sfrutta la schiena e s'alza e silente
sgranchisce le gambe la sesta vertebra canta... la sesta vertebra
canta la storia del panico la sua camminata di aghi e di piombo che
liquido permea la nuca ed il collo sapore di ferro sotto la lingua
scatta fulmineo il tempo del cuore ritmo sincopato suono attutito
sguardo appannato il viso s'agghinda di liquide perle la pelle si
tende sulle vene del collo rimbomba la luce si spegne il rumore
lungo la schiena la spira-serpente infuria nella sua danza di
macabro amore sospira sospesa promesse d'amore s'avvinghia si
stringe e stinge il mio volto sussurra sfibrante echi di morte
scalando in cima la spina dorsale e mai soddisfatta di nuovo
s'annida si finge sopita stendendo le dita.
Rimane intatto questo mio amore sbocciato e, così immobile, mi
fissa in gioconde parvenze di sorrisi di maschere abituali... Icaro
che sa di aver sbagliato, precipitando accanto a me solleva una
mano, io fatta di petali mi spoglio e corro sulle piste di vento
tracciate dagli aironi che sul tramonto stanchi tornano ai nidi.
Ripercorro col pensiero i momenti, le parole, in cerca
dell'inevitabile errore, ma, come l'abile camaleonte si mimetizza e
sfugge lasciandomi così ancora una volta con la certezza di non
funzionare, di non essere adatta a questa vita, a questa rincorsa,
a questo sistema di relazioni... e allora mi divincolo nel mio
scafandro, mi contorco come coda mozzata di lucertola, perdo le mie
squame di sirena, lacrime che se le portano via, lasciandomi nuda e
vinta a tracciare linee bianche di efficace, effimera, reazione...
mi confondo ancora tra le nuvole, tra le scaglie di luce
dell'acqua, mi spengo puntino di luce momentanea, mi spengo nel
sonno del dolore ormai avvezza alla delusione, scivolo su piedi
insensibili nel mio ticchettio di tacchi asciugo bicchieri, spando
sorrisi, mi faccio crisalide avvolta in un bozzo di emozioni da
poco.
Fitto come rete il dolore s'impiglia alla madreperla scheggiata del
mio cuore, l'anima s'agita e a nulla vale se non a serrare ancora
più saldamente queste maglie crudeli. Selvaggi i pensieri, le
emozioni volano via smaniose di luce e penosamente mi copro di
petali secchi; mani lacere stringono fugaci lembi di sogni
l'assenza, la tua, mi svuota i polmoni, mi fiacca la mente e
sfinisce la carne. Non so darmi pace e non conosco la tregua, sotto
di me corre l'asfalto che si confonde e rifrange in mosaici di sale
dove comincia la lacrima e finisce il sudore e non conosco vergogna
e non ho la forza di evaporare, sono piena di sassi che mi
zavorrano a terra mi inchiodano ad un presente che non so
trasformare e mi lasciano solo voglia di urlare tutto il mio
dolore, il mio amore fino ad impazzire
Sera con la testa tra le mani, i miei occhi barche che su onde di
lacrime navigano lontani verso due scogli neri che brillano di sole
di fuoco. Pulsa la vena azzurrina del polso mentre ascolto dialetti
di terre del sud, riempio le mani di polvere rossa, di spine di
fichi e salgo scalini di "petra lava"... il folle che a mezzanotte
chiude la piazza e la fa solo sua... colmo le braccia di voglia che
non so sopire: il peso del tuo corpo che piano bigio diventa, le
tue braccia possenti, i tuoi sorrisi di bimbo e tutta la mia
confusione di donna spezzata...corro...corro via tra vicoli di
gialli mattoni in un paese non mio per scorgere all'improvviso uno
spicchio di mare, una casa al sole che lo sta a guardare, fiori di
cappero e muri di pietra ad incorniciare un piccolo podere...le tue
mani di vecchio che stringono le mie.
Fuori... C'e troppa luce, troppo sole troppa aria e vento i colori
troppo nitidi, c'è troppo... Intorno... C'è troppa vita, troppe
parole, troppa indifferente gioia... Ci sono troppe mani, troppi si
e troppi no Troppe vane promesse, Troppe, troppe bugie Ci sono
troppi corpi, troppi occhi Troppo egoismo, Troppo affetto, troppa
amicizia... E qui dentro me... C'è troppo sangue nelle mie vene,
troppa carne forma il mio corpo C'è troppa grazia e insicurezza
troppe emozioni, troppe lacrime e sorrisi Troppo... Troppi muri e
barriere Troppi ricordi C'è troppo dolore e troppa stanchezza
Troppe attese, troppe illusioni Ci sono troppi pensieri, Troppi
sogni e desideri Troppa testardaggine Troppa, troppa paura C'è
troppo amore... ...che abbia fine questo patetico teatrino di vita
fabbricherò lacci emostatici per rallentare, per dimezzare questo
flusso vitale che entra ed esce da me... cauterizzerò con lama
rovente l'eventuale sorriso che come ferita ricurva sfregerà
l'ovale del mio viso imperfetto, con ferri da calza piantati negli
occhi mi guarderò intorno ancora una volta alla ricerca di
famigliari volti... ma insoddisfatta agghindata di purpuree
lacrime, ripiegherò verso le terre da Morfeo governate, carpendo
per me l'ultimo brillio del tuo occhio confuso.