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Lutero_Pagano

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Lutero_Pagano più di un mese fa

L'intruso

Si può dire che ti ho visto nascere, anche se all'inizio rubavi poco la mia attenzione. Ti sei insediato all'ombra di uno dei due gemelli di alto lignaggio, loro sì, voluti, curati, coccolati.
Lignaggio, che parola! Eppure non ce n'è una più appropriata alla situazione.
Non ti ho mai guardato con diffidenza sebbene tanti mi consigliassero di liberarmi di te, intruso, non desiderato, non voluto, possibile causa di una crescita deviata del fratello che ti sta accanto. Mi dicevano che gli avresti sottratto le necessarie energie,  che saresti stato un suo parassita e che, presto o tardi avresti finito per soverchiarlo; che addirittura un giorno avresti potuto minare le fondamenta di casa mia...
Tutto vero in fondo, non erano eresie eppure non sono mai riuscito a considerarti un'insidia.
Non ti ho mai dato nulla. Non cura né aiuto alcuno, ti ho solo osservato mentre, a dispetto dei due gemelli, curati, serviti e ciononostante deboli e  malaticci, tu, in timido silenzio e in  posizione oltremodo a te ostile svettavi con audacia  senza  nulla chiedere.
Così oggi ho deciso di accoglierti e riconoscerti. Casa mia è adesso casa tua ma forse lo era già; casa è sempre quel luogo dove le nostre radici affondano salde e  sicure.
D'ora in avanti mi prenderò cura di te e se anche le mie attenzioni potranno rivelarsi superflue e ininfluenti, saranno comunque il sigillo di un'amicizia, di una convivenza.
Benvenuto Pino.  

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Lutero_Pagano più di un mese fa

Siamo Tutti Walsch di qualcuno…

L’ariana Atz Tammerle, consigliera regionale appartenente al partito separatista Sud-Tiroler Freiheit, lamentando un appalto appena concordato che assegna ad una ditta “italiana” il servizio di trasporto studenti, ha espresso il suo dissenso accusando il consiglio regionale di aver affidato l’appalto in questione niente meno che a dei “Walsch”.

Walsch è il termine tedesco usato in Sud Tirolo per definire spregiativamente gli italiani.

Che a questa gentile espressione avessero obiettato le solite zecche rosse, è ciò che ci saremmo aspettati, ma la vibrata protesta stavolta è partita addirittura dalle fila della Lega a nome di  Giuliano Vettorato, vicepresidente della P.A. di Bolzano, che così si esprime:

“Siamo un esempio di convivenza e condivisione riconosciuto a livello internazionale, ma purtroppo, pare, a qualcuno come la consigliera Atz Tammerle, tutto ciò non ha insegnato nulla. Il termine ‘walsch’ mantiene per i nostri concittadini di madrelingua italiana un valore dispregiativo, solitamente utilizzato nelle locande, e non certo degno di un comunicato politico”

Ora, questo riconoscimento di ”esempio di convivenza e condivisione” nel Sud Tirolo di cui parla Vettorato, credo lo veda o lo immagini solo lui ma è singolare notare come non appena si è sentito toccato in qualità di italiano, abbia espressamente condannato il comunicato razzista e italofobo della Tammerle declamando il noto e conciliante(?) atteggiamento della lega verso le  convivenze tra diverse etnie, dimenticando, però, giusto per fare un esempio, la recente pubblicazione di un post a firma di Gazzini ( suo compagno di partito), che difende a spada tratta la libertà di potersi definire razzista.

Tanti anni fa sono stato in Austria e ricordo il palese disprezzo da parte di molti Viennesi, ma di tutto il nord Austria in genere, verso i Sud Tirolesi, considerati peggio degli italiani ( più Walsch di noi…)

Un po’ la stessa discriminazione messa in atto da molti tedeschi nei confronti degli austriaci da loro spesso definiti volgari, rumorosi e pittoreschi.

Insomma sembra che si possa disporre sempre di qualche latitudine a noi inferiore per sentirci migliori. Meno male. Chissà, magari senza ci saremmo sentiti tutti più sfigati.

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Lutero_Pagano più di un mese fa

Preghiamo
per il cane e la lumaca,
per le cose che si dicono gli alberi.
Preghiamo
per chi ha le vene più sottili della luce.
Preghiamo
per chi non è più amato.
Preghiamo
per chi non sa che fare
nel circo equestre del creato.
Preghiamo
per ogni destino, per la timidezza
dei bambini, per i sogni
che non ricordiamo, per i panni
pesanti del nostro io.

 

(F.Arminio)

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