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Olivier.Mira

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Olivier.Mira 23 dicembre

Buone Feste 🎇🎄!!

 

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

Ho visto un film, All my puny sorrows, in qualche modo ha più di qualcosa della mia vita, delle mie esperienze.

E, tra le altre, due frasi mi hanno fatto riflettere. La prima, quando una delle protagoniste dice alla sorella, che si è scusata con lei, che il fondamento della civiltà non è chiedere scusa, ma le biblioteche, perché quando prendi un libro fai una promessa, di riportarlo.

La seconda è una poesia di un poeta che ho sempre apprezzato tanto. "Dal mio quarto piano sull'infinito, nella plausibile intimità della sera che sopraggiunge, a una finestra che dà sull'inizio delle stelle, i miei sogni si muovono con l'accordo di un ritmo, con una distanza rivolta verso viaggi a paesi ignoti, o ipotetici, o semplicemente impossibili."

 

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

La gentilezza...

Mi è venuta in mente mentre, in viaggio, leggo nuovamente Omoiyari, uno di quei libri che mi piacciono perché, oltre a raccontare la cultura giapponese, si possono assaporare saltando qua e là, senza seguire il corso esatto dell'impaginazione.

La gentilezza, teinei, l'attenzione gentile che dà titolo al capitolo, è una virtù, forse anche un valore, che sta diventando desueta, sia nel rivolgerla agli altri sia nel riceverla.

Eppure è un modo di relazionarsi, che non deve essere una regola né di maniera né servile, che fa bene all'anima, di chi la riceve e di chi viene ricambiato da un Grazie o da un sorriso, ed è contagiosa, invoglia a fare lo stesso. 

La gentilezza verso le persone, verso gli animali, le cose. I luoghi.

Mi piace la gentilezza sincera, frutto, più che dell'educazione, dell'intelligenza emotiva. La gentilezza che genera accoglienza, mi disarma e scalda.

Di tutte le qualità che desidero trovare nelle persone con cui mi relaziono, una schietta e sincera gentilezza occupa sicuramente un posto importante.

 

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

Cercando un libro che mi facesse innamorare, sono incappata in uno per bambini dal titolo Ti aspetterò. Nella descrizione, c'è una frase che mi è arrivata più di ogni altra parte, mescolando malinconia e consapevolezza, "Le cose che si dimenticano sono cose che ci aspettano."

Vale anche per le persone, almeno per un po', che, se anche illogico, quel poco sarebbe comunque comprensibile. Di rimanere ad aspettare chi sembra averci dimenticato, raccontandoci che non ha scelto di lasciarci in un ignorato lì. Fino a quando non si capitola di fronte all'evidenza, quella della vigliaccheria, dell'indifferenza che non è neanche un sentimento, della tenerezza che si prova di sé a raccontarsela.

A volte, poi, capita di essere portati via da un nuovo pensiero. Ma si rimane un po' bambini a pensare che chi ci ha dimenticato possa tornare a prenderci.

 

 

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

E basta con questa cultura che ci vuole resistenti, resilienti, basta con le poesie sulle donne e la loro forza e le canzoni, basta davvero.

Che a fare poesia c’è chi pensa seriamente che ci sia del poetico in tutto questo, a essere eroine e martiri.

E lasciate perdere di educare gli uomini, che ci proviamo da anni con scarsi risultati. Iniziamo a educare le donne, noi stesse.

https://randomwalkmode.wordpress.com/2023/11/22/educhiamo-noi-stessi-le-figlie-le-donne/

 

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

Qualche tempo addietro avevo condiviso una riflessione, tratta da una frase all'ingresso dell'Ospedale psichiatrico, ormai chiuso da anni, di Teramo, che era una riflessione sul fatto che la follia non è solo quella più evidente delle persone che pensano di essere Napoleone Bonaparte. 

Mi fa strano che in tanti si indignino, seppure giustamente, dell'eccidio di donne che sta qualificando il nostro tempo, quando qui, che è una sorta di campione umano, non è cosa rara incappare in persone inopportune, aggressive, rabbiose, persecutorie e gelose anche dopo una settimana di conoscenza o con tanto di mogli a casa e tutta la sincerità ricevuta del caso, incapaci di rispettare la privacy, la lecita richiesta di cancellare contatti e non farsi più sentire, bugiarde in modo imbarazzante, incapaci di vedersi per l'evidenza del loro opinabile modo di fare e relazionarsi.

Certo, non c'è paragone, almeno finché non ci sono vittime, ma vi assicuro che qualunque comportamento irrispettoso e aggressivo è preoccupante, e lo è ancora di più il fatto che ci sia chi non se ne rende conto, chi pensa di essere nel giusto, chi che sia tutto lecito, quando ogni volta che un uomo o una donna si spingono oltre la reciprocità di interessi e modi e oltre il limite della discrezione e di quanto viene chiaramente sancito, il comportamento umano diventa destabilizzante e offensivo per la serenità altrui e il piacere di conoscere nuove persone.

 

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

Diceva Umberto Eco che solo la lista della spesa si scrive per sé stessi.

E, in genere, le mie parole hanno sempre un destinatario.

Come quelle di un pensiero recente condiviso nel mio blog, per raccontare di Murphy, di ciò che, se deve accadere, accadrà, del nespolo del Giappone, che dicono sia di buon auspicio, e dei buoni auspici che spero ci siano sempre per le persone che, per me, erano e sono importanti.

https://randomwalkmode.wordpress.com/2023/11/05/a-murphy-e-a-un-nespolo-del-giappone/

 

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

L'Autunno è la stagione che preferisco, ne amo gli ultimi giorni dell'Estate, il mare finalmente libero dai profani, le tonalità del verde che cedono il passo a quelle del rosso e del marrone, i profumi che sanno di braci, di vendemmia, di castagne e camini appena accesi.

Dell'Autunno amo i prodotti, che in cucina diventano piatti che raccontano con calore e convivialità la loro stagione.

E all'Autunno inoltrato lego il desiderio, a fine giornata, di chiudere fuori freddo, rumori e pioggia, e di cercarsi, senza dire una parola, per dare voce al desiderio reciproco, come in questo racconto di una pagina personale.

https://randomwalkmode.wordpress.com/2018/10/30/come-foglie-bagnate-in-autunno/

 

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

Mi chiedevo...

Ma le parole che non diciamo, quelle belle, sincere, che ci teniamo per un altro momento o per non fare montare la testa o per paura di perdere o per qualche altro stupido motivo, perché non ne trovo uno decente, non le diciamo perché abbiamo timore che finiscano? Perché pensiamo che ce le pagano, come era una volta con i vuoti a rendere?

Perché tanto poi si svuotano a non dirle, restano tra le cose che potevano essere, che potevamo essere.

E le occasioni, chissà se tornano, ma le persone e i rapporti lasciati appassire nel silenzio, è difficile che possano tornare a fiorire.

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

Ieri guardavo una serie il cui protagonista, riflettendo sul modo superficiale e sbrigativo con cui si è rivolto a una donna, una sconosciuta, che lo stava cercando, dice tra sé e sé che Ogni tanto l'Universo ci offre tutto quello che vogliamo, e la maggior parte delle volte, visto che in fondo siamo scimmie autodistruttive, glielo risputiamo in faccia.
Ci penso spesso, soprattutto quando mi relaziono a persone che sembrano sempre avere più cose di cui lamentarsi che gioire, che sembrano non voler tirarsi fuori da relazioni stantie, quasi sterili come un terreno che ha dato tutte le sue risorse e che magari non è mai stato nutrito e forse nemmeno coltivato, che la felicità è una scelta, è il punto di partenza, il modo, non l'obiettivo, e che è così semplice da essere difficile per chi, i più, tende a darsi spessore attraverso la lamentela, a complicarsi la vita, a sguazzare in problemi che hanno la profondità di una pozzanghera.
Gli anni, che non nascondo e che raccontano in qualche modo la mia crescita personale, mi hanno dato modo di raggiungere una consapevolezza, ancora in fieri, che comprende il riconoscimento di quante volte cerchiamo emozioni e attenzioni nei problemi, anche in quelli inesistenti.
Magari anche in questo caso il difetto, nel senso etimologico del termine, è la sicurezza, che ci permette di dire a noi stessi che ce lo meritiamo, di essere felici, che ce la meritiamo una persona che ci tratti bene, che meritiamo quella persona e lei merita noi.
Tante volte, ho visto andare via persone che ho cercato di coltivare dando loro quel meglio di me che pochi conoscono, perché è una scelta, non routine, per poi vederle tornare a cercarmi, dopo aver capito che l'amore e l'amicizia dovrebbero fare stare bene tutte le parti in gioco, perché si torna sempre o quasi dove ci si è sentiti a casa.
Ma, come racconto nell'articolo sull'entropia delle relazioni, se un sistema, come può essere una relazione tra due persone, non viene fatto oggetto di attenzioni, tende al caos come naturale che sia, e le persone che hai lasciato in un punto dello spazio e del tempo, non è detto che le ritrovi lì.

Personalmente, con tutto che non bisogna prendere qualcunque cosa o persona solo perché gentile o che, spero di riuscire sempre a prediligire le relazioni in cui posso esprimermi e sentirmi a casa a quelle in cui ci si emoziona per i problemi e si finisce per non saper riconoscere il peso e l'importanza di quanto capita di buono.

 

 

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