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Olivier.Mira

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Olivier.Mira più di un mese fa

Mi chiedevo...

Ma le parole che non diciamo, quelle belle, sincere, che ci teniamo per un altro momento o per non fare montare la testa o per paura di perdere o per qualche altro stupido motivo, perché non ne trovo uno decente, non le diciamo perché abbiamo timore che finiscano? Perché pensiamo che ce le pagano, come era una volta con i vuoti a rendere?

Perché tanto poi si svuotano a non dirle, restano tra le cose che potevano essere, che potevamo essere.

E le occasioni, chissà se tornano, ma le persone e i rapporti lasciati appassire nel silenzio, è difficile che possano tornare a fiorire.

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

Ieri guardavo una serie il cui protagonista, riflettendo sul modo superficiale e sbrigativo con cui si è rivolto a una donna, una sconosciuta, che lo stava cercando, dice tra sé e sé che Ogni tanto l'Universo ci offre tutto quello che vogliamo, e la maggior parte delle volte, visto che in fondo siamo scimmie autodistruttive, glielo risputiamo in faccia.
Ci penso spesso, soprattutto quando mi relaziono a persone che sembrano sempre avere più cose di cui lamentarsi che gioire, che sembrano non voler tirarsi fuori da relazioni stantie, quasi sterili come un terreno che ha dato tutte le sue risorse e che magari non è mai stato nutrito e forse nemmeno coltivato, che la felicità è una scelta, è il punto di partenza, il modo, non l'obiettivo, e che è così semplice da essere difficile per chi, i più, tende a darsi spessore attraverso la lamentela, a complicarsi la vita, a sguazzare in problemi che hanno la profondità di una pozzanghera.
Gli anni, che non nascondo e che raccontano in qualche modo la mia crescita personale, mi hanno dato modo di raggiungere una consapevolezza, ancora in fieri, che comprende il riconoscimento di quante volte cerchiamo emozioni e attenzioni nei problemi, anche in quelli inesistenti.
Magari anche in questo caso il difetto, nel senso etimologico del termine, è la sicurezza, che ci permette di dire a noi stessi che ce lo meritiamo, di essere felici, che ce la meritiamo una persona che ci tratti bene, che meritiamo quella persona e lei merita noi.
Tante volte, ho visto andare via persone che ho cercato di coltivare dando loro quel meglio di me che pochi conoscono, perché è una scelta, non routine, per poi vederle tornare a cercarmi, dopo aver capito che l'amore e l'amicizia dovrebbero fare stare bene tutte le parti in gioco, perché si torna sempre o quasi dove ci si è sentiti a casa.
Ma, come racconto nell'articolo sull'entropia delle relazioni, se un sistema, come può essere una relazione tra due persone, non viene fatto oggetto di attenzioni, tende al caos come naturale che sia, e le persone che hai lasciato in un punto dello spazio e del tempo, non è detto che le ritrovi lì.

Personalmente, con tutto che non bisogna prendere qualcunque cosa o persona solo perché gentile o che, spero di riuscire sempre a prediligire le relazioni in cui posso esprimermi e sentirmi a casa a quelle in cui ci si emoziona per i problemi e si finisce per non saper riconoscere il peso e l'importanza di quanto capita di buono.

 

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

Se c'è una cosa che apprezzo nelle persone, negli uomini in primis, è la sicurezza basata su una consapevolezza matura e argomentata del valore personale.
Le persone sicure sanno stare nella loro posizione, non cercano il consenso altrui, non provano il bisogno di elargire giudizi e consigli, non se la prendono quando vengono rimesse al loro posto e sanno scusarsi quando sbagliano, anziché cercare argomenti per anteporre la ragione personale al giusto.
Una volta una ragazza mi disse Sei al di là del bene e del male. Mi è sembrato uno dei complimenti più belli che io abbia ricevuto. È come dire che so riconoscere ciò che è giusto e distunguerlo da quello che mi fa comodo ed è giusto per interesse personale.
Purtroppo c'è chi misura tutto e tutti alla luce del suo piccolo mondo, se viene rimesso al suo posto lo prende come un insulto perché si sente frustrato da quello che interpreta alla luce della sua insicurezza come dileggio o insulto, quando magari è solo frutto del rispetto che chiunque dovrebbe avere per sé e per gli altri.
L'insicurezza di tanti erge a paladini, leader, capi, referenti quei pochi che spesso nemmeno lo meritano. Un vero leader rifiuta il consenso acritico. E crea quelle dinamiche di gruppo che solo noi abbiamo, con queste motivazioni, in tutto il mondo animale. Noi umani adulti e i bambini.
C'è di buono, per loro, che gli ominicchi non si vedono mai per come li vedono gli altri, disprezzano chiunque non li blandisca, si nutrono di convinzioni che non possono mettere in discussione e raggiungono il picco della loro grettezza e pochezza quando spalleggiano in pubblico chicchessia, facendo battute idiote come loro su chi li ha messi al loro posto.
Crescere significa essere responsabili dei propri gesti e delle proprie parole. Se un uomo mi si rivolge come se io fossi un suo territorio, è mio diritto rimetterlo al suo posto facendogli notare quanto fuori luogo sia la sua aggressività. E il mio pensiero inizia e finisce qui, senza bisogno delle esasperazioni che gli dà l'insicuro, che in quella frase ci vede tutte le volte in cui qualcuno lo ha fatto sentire piccolo. Un po' come chi prende picche da uno e decide di essere sgradevole per tutti.
Se vi sentite piccoli, crescete, nutrite la vostra persona, leggete, siate curiosi, datevi dei dubbi, spaziate con il pensiero.
Perché, se vi sentite piccoli, è una vostra responsabilità, il resto è frutto del modo in cui, nella vostra malcelata insicurezza, guardate gli altri.

 

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

Da qualche parte ho letto che la misura di una persona, la sua vera natura, vengono fuori durante le discussioni.

In effetti, ho imparato a fare tesoro dei momenti di discussione perché, tra i vari Non volevo dire questo, Stavo scherzando, Non hai capito, Non rispondere – come non fosse un diritto, il diritto di replica –, è innegabile che siano un momento di trasparenza, in cui le persone, lasciandosi andare alle emozioni e al desiderio di fare valere le loro ragioni, si mostrano per quello che sono, per quello che valgono e rendono possibile misurare la realtà del loro affetto e della loro lealtà.

Mi torna in mente tutta la saggezza della mia famiglia, mio nonno materno che diceva che la parola di un uomo rispettabile vale più di un contratto scritto, di mia nonna paterna, che paragonava certe persone al niente mescolato al nulla, mio padre che citava Sciascia, la sua carrellata di tipologie di uomini, passando da quelli che lo sono davvero ai vari ominicchi, quaqquaraquà e via dicendo.
Fino ai soggetti più piccoli, di poco spessore, che durante le discussioni sgranano ovvietà e giudizi leggeri, insulti gratuiti e aggressività, che pensano di avere capito tutto perché qualche persona del sesso opposto, per ingraziarseli, compiacerli o solo per sincera ammirazione da un gradino più basso, li ha convinti di essere migliori degli altri, geniali, saggi.
Quelli che si professano al di sopra della media, e poi, quando ci discuti, viene fuori la loro misura, il loro essere piccoli piccoli, per usare un eufemismo.
A me sta bene, cerco sempre di uscire con una certa eleganza degli impasse, soprattutto quando capisco che, se una spiegazione è richiesta, già vuol dire che chi c’è dall’altra non capirebbe. Certo, a chi troppo si abbassa… e allora, ogni tanto, al desiderio di trovare un punto di incontro e di rimanere nel modo in cui mi riconosco, si sostituisce quello stesso parlare aggressivo e fatto di parole che si potrebbero elargire a chiunque ecceda nel dire e nel fare.
Poco importa. Il tempo è sempre galantuomo, rimette ognuno al suo posto. Così le discussioni. Così i viaggi, così momenti molto più piacevoli e altrettanto funzionali un cui pregio è mostrare, in una direzione o nell'altra, nel bene o nel male, la reale profondità e la reale natura delle persone con cui abbiamo scelto di relazionarci.

 

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

Luoghi e profumi che mi fanno sentire a casa.

 

 

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Wabi-sabi. L'autenticità dell'imperfezione, l'eleganza del difetto. Solo l'irregolare è irripetibile.

 

 

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Ci pensavo questa mattina, a proposito dell'uccisione di Amarena, che tra tutti gli animali l'unico davvero cattivo è quello che si fa chiamare umano.
 

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

”….Ma anche se la corrente è contraria, che importa? E se è in nostro favore, dove siamo portati da qui, e a quale scopo? I nostri piani per l’intero viaggio sono così irrilevanti che poco importa, forse, dove andiamo, perché la grazia del giorno rimane la stessa! Non è forse per questa consapevolezza che il vecchio marinaio è contento, fosse pure in mezzo alla burrasca, e pieno di speranza anche aggrappato a una tavola in mezzo all’oceano? Certo è per questo! Poiché la spirituale bellezza del mare, facendo sua l’anima dell’uomo, non tollera infedeli sulla sua vastità sconfinata.”

Queste parole tratte da Solo, intorno al Mondo, un saggio sulla navigazione del marinaio e Capitano Joshua Slocum, mi hanno emozionata dalla prima volta che le ho lette, perché c'è l'amore per il mare, che, come me, non tollera profani tra i suoi flutti, perché c'è l'amore per la vita, quel vivere l'oggi facendo piani per il domani, sapendo che comunque qualcosa potrebbe cambiare, che i piani potrebbero essere da rivedere, che potrebbero esserci nuovi desideri, scoperte, domande, inizi, e che la parte migliore è saper accogliere il cambiamento, saper cavalcarlo come si cavalcano le onde.

La felicità e l'entusiasmo sono una scelta, come il desiderio di scoperta e l'irrequietezza sono di connaturati, e la saggezza è frutto dell'età, come l'essere scriteriati nonostante tutta la conoscenza e l'esperienza acquisite.
Quello che conta è avere sempre il coraggio di rimettersi in gioco, è avere l'ardore di accettare la sfida, stando in viaggio in questa vita con la consapevolezza che, comunque vada, ci si può godere il viaggio, le emozioni, la compagnia, il mare.

 


https://randomwalkmode.wordpress.com/2018/12/04/il-mio-ricordo-di-un-estate/

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Olivier.Mira più di un mese fa

"La felicità è vera solo se condivisa", scrive sul finale il protagonista di Into the wild citando un noto scrittore russo.
Non so quanto sia vero, la felicità è un modo di vivere la vita, ma di certo poter condividere qualcosa che rende felici - emozione, esperienza, meraviglia o lezione di vita che sia - nutre la felicità e fa sentire a casa, così come dovrebbe essere una bella sensazione, se c'è una reciprocità, essere la persona a cui arriva la condivisione.
Di fatto, per me che, da persona curiosa, ho il piacere della condivisione come parte integrante della curiosità, rendere partecipe una persona di una parte del mio vissuto è non solo una forma di espressione della mia natura, ma anche della stima e dell'affetto che provo per la persona destinataria della condivisione, è come regalarle tutta la bellezza che incrocio e di cui faccio esperienza.

 

 

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Olivier.Mira più di un mese fa

Mi ha fatto riflettere una frase, dice che la vita non ha un senso.
Penso a una discussione avuta con un utente, che voleva applicare la consapevolezza umana, la coscienza, a tutto l'Universo, come se l'Universo si muovesse con le nostre regole, quando non è così.
E, a pensarci, lo stesso vale per la vita in generale, magari è davvero solo un alternarsi di caso e causa, ma senza un significato immanente a tutte le cose.
Poi ci sono le singole vite, e la singola vita è un'opportunità a cui si può, quasi si deve dare un significato personale, cogliendola quell'opportunità, comprendendone appieno il valore.
Non ho dubbi che la vita sia un'opportunità, e io cerco di rivestirla ogni giorno dei miei significati frutto della mia consapevolezza, del desiderio di esprimermi, di obiettivi e desideri, del piacere di sentirmi libera di essere me stessa.

 

 

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