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Capricorno

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Profilo BACHECA 34

 

Giorni della merla

 

Piove leggero

e spira un vento a capriccio

tanto freddo

esaltando

la stagione invernale.

 

Per strada

solo rade persone silenziose

che contraggono il viso

e veicoli lenti a passare.

 

La pioggia

ha qualcosa di bello

e di triste

e ogni cosa sembra ritrarsi.

 

Anche il cuore

per non essere da meno

si rannicchia solitario

dietro un angolo

in attesa che risorga il sole.

 

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fin_che_ci_sono 28 gennaio

 

L’inatteso triste

 

Era sera. Stavo in pace e da solo

adagiato in poltrona.

Il silenzio sfiorava ogni cosa

e la mente viaggiava…

 

Ma d’un tratto   inattesa   la pioggia:

una scarica netta

fragorosa

così breve da dubitare

da non pensare che fosse caduta

ma di fatto realmente caduta.

E batteva veloce   riparando

come fosse braccata:

una turba in fuga rovinosa

che spariva a una qualche frontiera.

 

Tornato il silenzio rimasi com’ero

aspettando qualcosa: uno squillo

una voce isolata 

un bussare alla porta.

E tutto non fu come prima:

il tempo si era spezzato

la pace violata   un viaggio finito.

 

Accade così certe volte al risveglio

poco prima dell’alba

quando tutto è ancora sommerso

e un pensiero improvviso

preavverte i rumori del giorno

e si resta a vegliare.

 

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fin_che_ci_sono 27 gennaio

 

RICORDARE

 

Avevo pensato di postare una poesia, ma poi mi sono ricordato di questa giornata particolare. E dato che ricordare non può che far bene, accennerò a un episodio raccontato da Primo Levi.

Si sapeva di una selezione, fatta per mandare a morte un certo numero di deportati in quel campo di concentramento. Anche i nomi erano forse già noti, almeno alcuni poiché uno dei predestinati sapeva di essere fra quelli. E nonostante fosse consapevole che dal giorno successivo, dal suo domani, non sarebbe più stato su questa terra, accolse l’invito di alcuni suoi compagni che in qualche modo erano riusciti a procurarsi un po’ di cibo. Il personaggio, di cui mi sfuggono il nome e la provenienza, si cibò con appetito, vivendo il presente, quasi che il suo domani nefasto nemmeno esistesse. In circostanze proibitive lo stomaco si chiude (anche per molto meno!) e non accetta assolutamente nulla. Ma forse, oltre la rassegnazione, anche una forza misteriosa era con lui, e lo prese per mano da quell’ultimo pranzo per sorreggerlo con amore lungo la sua strada, fino a quando non arrivò il suo domani.

 

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fin_che_ci_sono 22 gennaio

 

*

 

Questo fine tramonto

così calmo  così bello

non invita ad andare.

 

« Fermati! »  mi dice

« non partire

non far nulla  non pensare.

Ama questa luce e questa quiete:

il resto è l’invisibile veleno

il cruccio e l’incertezza

dei tuoi giorni.

Ecco il tuo rifugio:

un attimo soltanto e un respiro.

Il mondo finirà

svanendo dai ricordi di ognuno.

E l’amore… anche quello finirà.

Resta dunque

non partire

non far nulla  non pensare… »

 

È così che parlano i tramonti

al cuore stanco

quando la mano trema.

 

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fin_che_ci_sono 21 gennaio

 

Piaceri

 

Oh   com’è bello dormire!

Ancor meglio sognare…

Poi sereno svegliarmi: colazione

toilette   infine vestirmi.

 

E niente libri stamani!

studiare va bene   ma tanto?

E avendo già dato

a lavorare nemmeno ci penso.

 

Meglio per strada e camminare

nel tiepido sole di gennaio

con l’aria che sfiora le cose

e le accarezza come un segreto.

 

E osservare senza pensare

l’ora imminente oppure il domani.

E con passi leggeri e tranquilli

godere il mio tempo di vita.

 

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fin_che_ci_sono 20 gennaio

 

Noi

 

Così lontani

c’intersechiamo in spazi incomparabili

e tempi sconosciuti.

 

Siamo noi se il vento parla a una voce.

E di lontano tendiamo le mani che si stringono

e si fondono in un chiaro mattino.

 

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fin_che_ci_sono 19 gennaio

 

Fiore negato                      

 

Quando di scorcio t’intravede

dalle finestre di squallide prigioni

sai cosa pensa chi porta le catene?

« Sei bello Fiore

e tanto luminoso

al punto d’apparirmi sensuale! »

 

« Un giorno danzerò a te intorno

con tanta buona gente di tutti i paesi

e canteremo le canzoni più belle

coi loro bimbi fino a tarda sera. »

 

« E a notte fonda

stretti intorno ai fuochi

avvertiremo la tua voce chiara:

ammiccheranno dall’alto le stelle

e il cielo sarà stupendo

e la notte sarà stupenda

e tutta quella gente e i loro bimbi

che in braccio sogneranno

sogni meravigliosi. »

 

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fin_che_ci_sono 18 gennaio

 

Il segno

 

Fratello   io non vendo parole.

Ho sangue antico e chiari gli occhi.

Sono l’uomo che a volte vince

a volte perde: il pianto versato

e la gioia sulla rupe.

 

Un giorno nacqui re

ma persi la corona. Ora vado

mendìco   la bocca da sfamare.

Sono quell’uomo che tu devi amare.

 

 

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fin_che_ci_sono 17 gennaio

 

L’impresa

 

« Tutto è successo all’improvviso:

quale prova più impervia poteva toccarmi?

Comprendo l’inesperto scalatore

che sale molto in alto

e non sa bene se farà ritorno.

Ed io ugualmente:

è come se dovessi arrampicarmi

lungo la parete più scoscesa

di un’immensa e sconosciuta montagna

senza avere prima esercitato

un’adeguata e consapevole esperienza!

Mi fossi preparato a questa impresa

avessi avuto il tempo d’imparare

da un già noto e valente maestro

severo nel propormi la lezione

e mite nei consigli

come lo fu a suo tempo Chirone

quando impartiva regole ad Achille

precetti per la vita

e poi con più mestizia quelli per la morte! »

 

« Ma se un giorno tornerò a casa

qualcuno ci sarà a salutarmi?

Non così domani

alla partenza

mancando le parole di conforto

e i gesti incoraggianti degli amici. »

 

« Se invece non dovessi più tornare

il povero mio corpo senza vita

sarà conteso da belve d’alta quota

nei crepacci innevati

prima di finire dilaniato! »

 

« Ma se la morte non vorrà ghermirmi

e indietro non potrò mai più tornare

starò in perfetta solitudine

lassù

vegliando sulla vita e sostenendola

con quanto concede la natura. »

 

« Intanto mi preparo

negando la mia inesperienza

col farmi coraggio nella notte

e fuori d’ogni dubbio o indecisione

che potrebbero ancora attanagliarmi!

Sarò un guerriero certo improvvisato

ma sempre bene accorto

di fronte a quest’impresa inevitabile!

E a buon diritto

brandisco la spada fiammeggiante

impostami un giorno ormai passato

dal mio cieco destino! »

 

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fin_che_ci_sono 15 gennaio

 

Parigi

 

Da dove arriva inattesa

quella fisarmonica da strada?      

Parigi. Dev’essere Parigi

sotto un cielo grigio

che fa i palazzi più belli

e complici le strade.

 

Intendo a meraviglia la canzone:

un valzer dimesso e ininterrotto

che passa sulle cose di Parigi.

E poi la pioggia che manca

non cadrà

o non sarebbe Parigi un’attrazione.

Perché

vedi

la pioggia con tutto il suo ciarlare

mi spezza la visione:

quel pianto trattenuto

velato  

senza nebbia

che ancora si vede

poco prima di sera

quando finisco il mio lavoro

guardo fuori

e lenti si accendono i lampioni.

                                                                          

Eh sì

anche l’ora dev’esser quella giusta

incomparabile direi

per fare di Parigi una canzone!

E la strada che imbocco non di meno

la strada che percorro

bagaglio alla mano

senza pesi nel cuore

perché Parigi è nel cuore

la terra dove calmo e compiaciuto

cammino quasi sereno. 

E lieta causa sono i miei anni

che non son pochi oramai:

tante le stagioni alle spalle

meno di certo delle cose passate.

Ma di quelle

mentre sto andando per Parigi

non ho quasi memoria

né vani rimpianti

né tanta nostalgia.

Sono i miei anni a guidarmi

e ad essi mi affido curioso di vedere

non più azzannato

da sogni impossibili

e storie velenose. I miei anni sereni

che mi fanno sentire la musica

di un tardo pomeriggio autunnale:

una semplice musica inattesa

in un giorno senza pioggia di Parigi

Parigi che nemmeno conosco

per non esserci stato.

 

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