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"Cogito ergo sum" o "Conosci te stesso" Chi sta mentendo, Cartesio o Socrate?

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  1. La falsità
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  3. La manipolazione

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Elogio Scarno

 

Il filo d'erba più sottile
piegato dal vento
isolato, emarginato, scarno.
Nessuno lo vede 
mentre cede alla stagione di calura.
Ho sentito i gatti in amore e
ho visto quello dal corpo ferito
con la zampa rotta, strascicante.
Ma tra tutte le voci e le parole
ho sentito le più sottili
ho udito le più scarne e le più flebili,
come solo io posso fare
Ho osservato nei dettagli i fragili
come volteggiano indietro, dal cielo e dalle stelle, per promesse mai mantenute.
Oggi pronuncio io quelle parole per tutti loro,
parole d'amore...

La bellezza è ovunque.
Nelle fenditure, nelle fessure, negli interstizi, tra i denti. La bellezza resiste, nonostante tutto.
Come se fosse una città: decisa, sfacciata, accogliente, affascinante, amata, artistica, illustre, importante.
Una città a forma di piramide che col suo vertice comincia a salire verso punti più alti, senza fratture, evanescenze, labilità.
Col suo stupore che va oltre la degradazione degli animi e delle cose. 
La sua luce è talmente forte che si innalza al di sopra delle muraglie di cemento e di gesso. 
Una città dalle sfumature rosa, per colorare suoni e lampi grigi. 
Quella puntigliosa città risplende di una bellezza che nemmeno io riesco a definire...

Chiudo gli occhi e sorrido
sorrido a ogni costo
che per ogni risata
la rabbia indietreggia d’un passo.
Appunto i miei sogni su un pezzo di carta
e li trascrivo per specchiarmi al mattino.
Scalza e a mani piene 
anche da grande.
Poetessa forse no, ma poesia ovunque
che la poesia è la paura dell'ignoranza.
Danzo su un cuscino di piume,
leggiadra, sulla distorsione del mio tempo.
Danzo sul profumo della primavera e
sul rumore dell'inverno. Sul pavimento color cristallo, sullo stupore, sui colori acri.
E ci metto il cuore 
che quello spetta solo a chi ha tanto coraggio
e un'immensa voglia di vivere.
 

Il ramoscello dalle mille favelle

Amici persi, carillons, pupazzi ammassati, profumo di lenzuola pulite, sole che tramonta sul ponte, caffé al bar della piazza.
È tutto ciò da cui si ritorna sempre, da cui non si riesce a fuggire, eccetto che sull'Isola dei sognatori. Cos'è l'Isola dei sognatori?
Sono le mappe del tesoro, le cartoline, la collezione di francobolli, i segnalibri dei musei, i profumi di ogni sorta, i fruscii delle foglie, la sabbia nelle scarpe. 
Ci puoi trovare di tutto. 
Alberi secolari che ti guardano dall'alto verso il basso e ti sorridono. Attaccato ad un albero maestoso, è lì, un ramoscello dalle mille favelle. 
"Vuoi parlare con me? Sono un piccolo ramo che ascolta, osserva e parla quando serve; sono un ramo saggio".
"Caro ramoscello, una domanda: non mi sento a casa in tutti i posti, ne ho visti di luoghi, ma li vivo come un fardello pesante. Che cosa posso fare?".
Allora il piccolo ramo mi guardò e con fare scalpitante rispose: "Il seme di un albero è profondissimo, sommerso nella terra, non puoi vederlo, ma c'è. Pian piano quel seme crescerà e diverrà un albero. E quando l'albero sarà imponente, niente potrà impedire ai suoi rami di raggiungere il cielo".

Gli ultimi cinque minuti

Se fosse vera la legge causa-effetto, tutto ciò che dai, ti dovrebbe ritornare, sempre. 
Anche se qualcuno aggirasse la causa, non potrebbe cambiare l'effetto.
Non sono molto d'accordo su questa teoria, insignificante per me, pur se grandi illustri ne abbiano scritto miliardi di tomi.
Sono per la regola degli ultimi cinque minuti.
Se immagini una gara, una qualsiasi, una corsa per esempio. Bisogna stringere i denti negli ultimi cinque minuti. Quei cinque minuti sono i più importanti, racchiudono tutto il senso della fatica. Se in quel momento chiudi gli occhi, stringi i pugni e dai l'ultimo scatto finale, puoi vincere una gara. Ma in quegli ultimi cinque minuti è nascosto un significato ancora più profluvio e copioso.
Il vero senso della parola vincere, non è quello di sorpassare gli altri, ma di oltrepassare se stessi. 
Si può fare anche senza rincorsa.
E se il diavolo mi impedirà di vincere con me stessa, utilizzerò la tecnica che i giocatori di basket chiamano dribbling: aumenterò la mia resistenza. Perché se il tuo demone ti porta dove non vuoi, ricorda che c'è veramente qualcosa di bello che lui non vuole che tu veda...

Lo stupore e il polpo

Esistiamo solo se guardati con attenzione. 
Ma "bisogna guardare per essere guardati", eccepì lo storico delle idee Jean Starobinski. 
La verità è che vogliamo vedere l’altro spogliato di tutte le sue parti, per svelarne il mistero, vogliamo strappare quella maschera per sapere chi è davvero. Ma forse guardare è una grande minaccia, perché può stravolgere il pensiero.
Mi chiedo se comandi chi guarda o chi viene guardato; in fondo non sempre il padrone è padrone di se stesso.
Ti ho mai raccontato di quando mi sono lanciata in acqua a dicembre? Ero con un bastone in mano perché avevo visto un polpo. A dieci anni mi bastava un polpo per stupirmi. Adesso ce ne vorrebbero almeno cento.
Allora mi stupirò così: mi guarderò allo specchio e mi toglierò qualcosa, tanto per ricordarmi che esisto...

La misura dell'amore è amare senza misura

(Sant'Agostino)

 

Voglio le caramelle

La bambina che scarta le caramelle e le mangia velocemente, poi si accorge che ne sono rimaste due e le lascia per dopo.
Riunioni interminabili con parassiti emotivi.
Vorrei arrivare all'essenza, la mia anima ha fretta. Non voglio troppe caramelle, ma pretendo di gustare quelle che mangio. Serve gente umana, molto umana.
Gente che sappia sorridere dei propri sbagli e che non scoppi di vittorie. 
Persone che non si credano elette, prima ancora di esserlo, ma che difendano la dignità umana.
Cuore e cervello insieme.
Intanto, scarto la penultima caramella...

A tutto tondo

Da se stessi è impossibile fuggire, da un luogo inospitale si.
Ci sono boschi fitti, montagne, gole nelle

città, uguali alle stanze misteriose che abbiamo dentro di noi.

Questo universo scosceso, impervio, ci obbliga a vivere di espedienti, ad affidarci a un Dio, talvolta al destino.
È di una fascinazione meritevole, potersi aggrappare alle radici della speranza e non cadere giù.

Ho commesso un sacco di errori, ma sono qui e li perdono, tutti...

 

 

Intelletto

Dal latino Intellectus, significa capacità della mente di intendere, concepire pensieri, elaborare concetti e formulare giudizi.

In-tendere, tendersi uno verso l'altro

 

 

 

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