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Mi descrivo

Ogni volta che dico addio ad un pezzetto di me stessa e a quel tanto faticoso vivere lo faccio sempre in maniera diversa... Poi puntualmente quel pezzetto ritorna e ogni volta in maniera diversa... .

Su di me

Situazione sentimentale

-

Lingue conosciute

-

I miei pregi

Quelli che vedi TU

I miei difetti

Quelli che vedi TU

Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. Allenare la scrittura
  2. Allenare l' ascolto/lettura
  3. Allenare la pazienza

Tre cose che odio

  1. Essere scortese (a volte succede)..
  2. Far finta di... pur di non turbare l'altro/a
  3. Caplli lunghi

Tocco la tua bocca, con un dito tocco il bordo

della tua bocca, comincio a disegnarla come se uscisse

dalla mia mano, come se per la prima volta

la tua bocca si aprisse, e mi basta chiudere gli occhi

per disfare tutto e ricominciare, faccio nascere ogni volta

la bocca che desidero, la bocca che la mia mano ha scelto 

e ti disegna sulla faccia, una bocca scelta tra tutte,

con la sovrana libertà che scelgo per disegnarla 

con la mia mano sulla tua faccia, e che, per un azzardo 

che non cerco di comprendere, coincide esattamente 

con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano 

ti sta disegnando. 

(...) amo le tue pause e i tuoi silenzi. Mi pare di sentirli piovere dai soffitti e dai pavimenti. Eccone uno, nato da un nonnulla, da un innocuo gioco.
Amo quando non dici più niente e in realtà sei lì lì per prendere la rincorsa di un discorso e sei concentrato come il nuotatore prima del tuffo: alzi le ginocchia, unendole nell’esatto momento dello slancio dalla rampa.
È quando sta per accadere la parola, che tutte le cose possono succedere. Allora taccio, creando il passaggio dal quale si accede a tutte le fondamenta di questo mondo, dalle palafitte ai vertiginosi palazzi.
È qui che ci incontriamo: dove non percepiamo più nulla se non i rombi lontani di quello che sta per succedere, da qualche parte, sopra o sotto di noi. Nel punto in cui inizia la cascata o la frana.
Amo la tua bocca di vetro infrangibile, ha un punto di frangibilità che ti è sconosciuto e che scopri solo se pronunci la parola tagliente, senza volerlo. Allora sia io che te esplodiamo in migliaia di schegge, nei baci che non abbiamo dato e che sono avvertibili come sottili fessure di cedimento, longitudinali.
D.A.

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza,
ma l’incertezza è più bella.
Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla tra loro.
Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta – un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e – soffocando una risata –
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Ogni inizio 
è solo un seguito,
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
(W. S.)
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