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Vince198

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Vince198 più di un mese fa

 

Cedro del Libano - MuseoFerrara


Da ragazzino ebbi una particolare predilezione per un cedro del libano, un grande albero all’interno di un parco che solevo raggiungere in bicicletta e/o in auto con i miei vecchi, quando andavamo in estate a prendere un po’ di fresco lì sotto.

E’ stato per me un momento particolare avvicinarmi la prima volta a quella pianta così antica - credo di avere avuto la prima volta sette o otto anni d’età, pianta  che mi fece ombra dopo una corsa in bici e conseguente sudata per raggiungerla.

La sua grandezza in un certo senso mi intimidì, però non la sentii “ostile”: provavo un po’ di soggezione, quasi volesse dirmi qualcosa della sua vita, espressa dalla pacatezza della sua immobilità naturale, di quello che aveva visto nel suo vissuto.

Insomma un colloquio silenzioso, pensato, non altro.

Nel  tempo odierno, quando ho avuto occasione di passare in auto da quelle parti, mi è venuta voglia di fermarmi alla sua ombra perché so che quell’enorme albero, lì da decenni e decenni, è come se volesse parlarmi attraverso l’aria che, passando tra i rami e le foglie, emetteva “suoni” simili a parole, come se volesse dirmi qualcosa che non riuscivo a comprendere…

Il tempo è quasi sempre tiranno, però mi piacerebbe - tanto - scrollarmi di dosso malinconie e dolori dell’anima che oggi non mi abbandonano.
Come?
Sedendomi sotto i suoi rami, quali fossero enormi braccia accoglienti, tranquillizzanti di madre natura e rilassarmi completamente. Ad occhi chiusi...

Francamente per me sarebbe già sufficiente ricevere ristoro regalando aria salubre ai miei alveoli che, fino a poco tempo fa, stavano diventando asfittici per troppe tensioni, poche ore di sonno per di più agitate, momenti della giornata "conditi" da continui travasi di vecchie storie che, quando ripetutamente vissute (l’ho pure fatto di recente qui in bacheca perché ci sono ricordi che non si possono alienare facilmente, tanto sono radicati nell'anima), provocano un forte senso d’angoscia, come non riuscire a scrollarsi di dosso polvere che non ha alcun motivo per depositarsi sulla mia anima dopo tanto tempo trascorso.

È vero: tutti siamo fallibili, però esiste un rimedio a mio avviso efficace: “rimanere” fortemente attaccati alla realtà.

(Se ci si riesce)

Sempre più convinto che chi vive di virtualità vive di illusioni, di parole che vengono fraintese, di espressioni mal interpretate, di situazioni difficili da esternare con l'uso delle sole parole etc., si finisce con l’incartarsi, mettere i soliti puntini sulle “i” che, il più delle volte, fanno danni a non finire, e...
E Dio solo sa cos'altro!

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Vince198 più di un mese fa

(Pablo Neruda – Barcarola)
...

Se solamente mi toccassi il cuore,
se solamente mettessi la tua bocca sul mio cuore,
la tua bocca sottile, i tuoi denti,
se mettessi la tua lingua come una freccia rossa
lì dove il mio cuore polveroso martella,
se soffiassi nel mio cuore, vicino al mare, piangendo,
suonerebbe con rumore scuro, con suono di ruote
di treno assonnate,
come acque vacillanti,
come l’autunno in foglie,
come sangue,
con un rumore di fiamme umide che bruciano il cielo,
suonando come sogni o rami o piogge
o sirene di un porto triste,
se tu soffiassi nel mio cuore vicino al mare,
come un fantasma bianco,
al bordo della schiuma,
in mezzo al vento,
come un fantasma scatenato, in riva al mare,
piangendo.

Come diffusa assenza, come campana improvvisa,
il mare spartisce il suono del cuore
mentre piove e si fa sera sulla costa solitaria:
la notte cade incontrastata
e il suo lugubre azzurro di naufrago stendardo
si popola di astri d’argento affievolito.
E il cuore suona come un’aspra conchiglia,
chiama, oh mare, oh lamento, oh disciolta paura
sparsa in disgrazie e in onde scardinate:
dalla sonorità il mare accusa
le sue ombre reclini, i suoi verdi papaveri.

Se esistessi all’improvviso in una costa lugubre,
circondata dal giorno morto
dinanzi a una nuova notte,
piena d’onde,
e soffiassi nel mio cuore di freddo pànico,
soffiassi nel sangue solitario del mio cuore,
soffiassi nel suo moto di colomba con fiamme,
suonerebbero le sue nere sillabe di sangue,
crescerebbero le sue incessanti acque rosse,
e suonerebbe, suonerebbe a ombre,
suonerebbe come la morte,
chiamerebbe come un tubo pieno di vento o pianto,
o una bottiglia che versa orrore a fiotti.

È così; e i baleni coprirebbero le tue trecce
e la pioggia entrerebbe dai tuoi occhi aperti
a preparare il pianto sordo che racchiudi,
e le ali nere del mare girerebbero intorno
a te, con grandi artigli e crocidii e voli.

Vuoi essere il fantasma che soffia, solitario,
in riva al mare il suo sterile, triste strumento?
Se solamente chiamassi,
il suo suono prolungato, il suo malefico fischio,
il suo ordine di onde ferite,
qualcuno verrebbe forse,
qualcuno verrebbe,
dalle cime delle isole, dal fondo rosso del mare,
qualcuno verrebbe, qualcuno verrebbe.

 

Qualcuno verrebbe, soffia con furia,
che suoni come sirena di nave guasta,
come lamento,
come un nitrito in mezzo alla schiuma e al sangue,
come un’acqua feroce che si morde e che suona.

Nella stagione marina
la sua conchiglia d’ombra circola come un grido,
gli uccelli del mare la disprezzano e fuggono,
le sue strisce di suono, le sue lugubri sbarre
si alzano sulle sponde dell’oceano solo.

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Vince198 più di un mese fa


Quella donna era bella per me?
Immensamente.
E lo è tuttora, anche quando gli anni passano
lasciando segni a volte marcati,
altre volte impercettibili,
però sempre visibili sul viso, sul corpo.
Resta invece inalterata la bellezza interiore
che prevale su tutto il resto.
Ed è quella che conta, null'altro.

 

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Vince198 più di un mese fa

 

Un brano assolutamente straordinario, che conosco molto bene e che esprime un amore di incredibile bellezza!

Non che sia poi così importante però non ne sapevo niente e, sinceramente, dopo aver letto con attenzione quanto segue, lo ammetto senza se e senza ma: sono rimasto per certi versi piacevolmente sorpreso.

..

«Lei è Mary Austin, "L' amore della vita" di Freddie Mercury, a cui è dedicata una delle canzoni d'amore più belle che siano mai state scritte: "Love of my life".
La donna che gli è stata accanto dall'inizio alla fine della sua vita. La prima persona che si accorse della sua omosessualità quando lui stesso pensava di essere bisessuale e la prima a cui confida di essere malato di AIDS.
Un amore che ha segnato per sempre le loro vite. La relazione si interrompe dopo la confessione di Freddie ma il rapporto continua fino alla fine dei suoi giorni.
Gli fa da segretaria, da consigliera e da "unica amica" ed è lì al suo capezzale, quel 21 novembre 1991.
Freddie diceva che nessuno avrebbe mai potuto sostituire Mary nel suo cuore e che non si sarebbe mai potuto innamorare di un uomo come lo era stato di lei, semplicemente perché era impossibile.

Questo per dire che alcuni amori, per quanto possano essere forti, spesso non sono destinati ad essere.
Quando però sono veri non finiscono mai.
Si evolvono trasformandosi in qualcosa, se vogliamo, di ancora più importante e più intenso. Perché come diceva Finardi: «L'amore non è nel cuore ma è riconoscersi dall'odore", perché l'amore non è fatto solo di affetto, passione e tenerezza ma soprattutto di alchimia. Quella sottile e inspiegabile magia che rende tutto così speciale proprio perché non si spiega...»
(Elia Fredericksen)

..

Amore: complicità, feeling, passione, profumo, magia, donarsi senza bilancini, "cheek to cheek".. Potrei stare una buona mezzora qui a scrivere tutto quello che è tipico di quel sentimento. Ma a che serve? Tutto avviene simultaneamente e in modo travolgente.

Il mio pensiero va a chi ancora fa vibrare le corde del mio cuore come una farfalla che, dopo essere stata crisalide, si libra nell'aria muovendo vorticosamente le sue quattro ali, spensierata..
Lei emblema della felicità nella sua eterna primavera d'amore.
Una tristezza mista a saudade la mia: la porterò dentro me per chissà  quanto tempo ancora...

 

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Vince198 più di un mese fa

 

DONNE AL QUADRATO - Antonia Storace

 

Ci sono le donne.
 

E poi ci sono le donne donne. E quelle non devi provare a capirle, sarebbe una battaglia persa in partenza.

 

Devi prenderle e baciarle, e non dare loro il tempo di pensare.

 

Devi spazzare via, con un abbraccio che toglie il fiato, quelle paure che ti sapranno confidare una volta soltanto, a bassa, bassissima voce.

 

Perché si vergognano delle proprie debolezze e, dopo averle raccontate, si tormenteranno in un'agonia lenta e silenziosa. 

Al pensiero che scoprendo il fianco e mostrandosi umane, facili e bisognose per un piccolo fottutissimo attimo, vedranno le tue spalle voltarsi ed i tuoi passi allontanarsi.

 

Perciò prendile e amale.

Amale vestite e senza trucco,
che a spogliarsi son brave tutte.

Amale indifese e senza trucco, perchè non sai quanto gli occhi di una donna possono trovare scudo dietro un velo di mascara.

 

Amale addormentate, un po' ammaccate quando il sonno le stropiccia.

Amale sapendo che non ne hanno bisogno: sanno bastare a se stesse.

 
Ma appunto per questo, sapranno amare te come nessuna prima di loro.


(Antonia Storace - da "Donne al quadrato", 2015 -
 Erroneamente attribuita ad Alda Merini)

 

 

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Vince198 più di un mese fa


 

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Vince198 più di un mese fa


Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere "noi" in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.

Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l'un l'altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l'ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio
perchè insieme è gioia…

Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

(Rosita Vicari – Poesia erroneamente attribuita a Neruda)

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Vince198 più di un mese fa

 

" ci sono stati dei periodi
   in cui non ho saputo capire,
   ci sono stati dei periodi 

   in cui non ti ho stretto la mano,
   ma adesso tesoro sono qui per te
   perchè tesoro sono così innamorato di te.."

(208)

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Vince198 più di un mese fa

 

 

La visione dei colli Berici da quel punto dove mi sono fermato in una calda giornata estiva, è stata eccezionale.
Non conoscevo quella zona del Veneto sebbene avessi avuto molte occasioni per andarvi in periodi diversi della mia vita.
Ad iniziare dalla frequenza dell’università di Padova nella facoltà che avevo scelto.  

I colli Berici, quelli meridionali, si raccordano alla pianura con dolci declivi dove sorgono gli antichi centri abitati di Alonte, Orgiano e Sossano.
Così come ricordare ville vicentine del Palladio genera in me momenti di intenso piacere misto a qualche velata malinconia.

Non ho mai eccessivamente amato l’arte in quella specifica fattispecie, però quando ti trovi di fronte a perle di bellezza come quelle, di grande raffinatezza costruttiva non puoi fare a meno di rimanere incantato.

E staresti in quei luoghi per ore e ore a guardare con attenzione, studiare e comprendere quanto sia grande la mano dell’uomo.

Dopo aver pranzato, facendo l’itinerario inverso, andammo a rilassarci al lago di Fimon, su una panchina che poi diventò la nostra panchina.

All’ombra di un salice restammo silenziosi ad ascoltare i rumori della natura, l’acqua che scorreva cheta e non troppo distante da noi, io disteso sulla panchina con il capo appoggiato sulle gambe di lei.
E fu proprio lei, in seguito, a raccontarmi alcune particolarità di quel posto fra cui una stradina – più che altro un tratto sterrato - che percorreva in tondo il lago.

Ad un certo punto mi alzai e mi sedetti, la guardai mentre lei continuava con dovizia di particolari a raccontarmi la storia di quei luoghi che frequentò anche da ragazzina.

La fissai e si bloccò, il suo respiro divenne irregolare, ansimante .. la bocca socchiusa, i suoi occhi nei miei.

Mi prese una mano.

Lentamente appoggiai il mio capo sul suo petto, lei lo avvolse con le sue braccia ed iniziò ad accarezzarmi, a sussurrarmi tutto l’amore che aveva dentro.

Il suo cuore, come impazzito, lo sentivo battere forte e il mio respiro diventò anch’esso irregolare.

.. .. ..

Guardai l’orologio e, rialzatomi, provai a dire che era ora che andassi…
Già, era tardi, per me e per lei.

Fu solo un pensiero ... monco, rimasto nelle mie corde vocali, mai uscito dalla mia bocca.
Mi diede un bacio e tutto intorno sembrò scomparire, come se pianura, rami, foglie, prati, cielo e lago improvvisamente si fossero dileguati, dissolti nel nulla.

Immersi noi due nel nulla!

Il “ritorno” fu malinconico, silenzioso: l’accompagnai e poi presi l’autostrada per tornare “chez moi”.

Certe volte il desiderio che momenti d’incanto non terminassero mai, viene prepotentemente fuori da chissà quale meato nascosto nell’anima; ma non si può far niente quando certa realtà regala momenti unici in ogni sua essenzialità, piacevole o dolente nel suo evolversi, che possa essere stata, quella volta...

 

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Vince198 più di un mese fa

                   Wonderful Africa Chill Out Music

 

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