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alessandradimilano76

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Mi descrivo

44 anni, milanista. Origini? Livornesi e romagnole... Non ho profili Facebook, né Telegram, né Skype (questo per chiarire subito...). Ah, preciso pure: sono convivente. Mi piacciono i bambini, le scarpe e il mare sardo. Ho l'avversione più assoluta per i politici, nessuno escluso e per il lunedi mattina. Rimpianti? Si, uno... quello di aver vissuto troppo poco a Roma, città che adoro...

Su di me

Situazione sentimentale

convivenza

Lingue conosciute

Inglese

I miei pregi

Comprensiva

I miei difetti

Testarda

Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. Bambini
  2. Il mare della Sardegna
  3. Scarpe

Tre cose che odio

  1. Tutti i politici, senza nessuna distinzione
  2. Il lunedi mattina
  3. Il prezzemolo che ti si incastra tra i denti

I miei interessi

Vacanze Ok!

  • Avventura
  • Spiagge incontaminate
  • Viaggi nel mondo

Vacanze Ko!

  • In bici
  • Spirituale
  • Vacanze studio
  • Passioni

    • Musica
    • Tv e serie tv
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    Musica

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    Film

    • Commedia
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    • Romantico

    Libro preferito

    Ricordati di guardare la Luna - Nicholas Sparks

    Meta dei sogni

    Caraibi, Scandinavia

    Film preferito

    Ghost

    Covid 19... torneremo come prima?

    All'inizio lo scoprirono in Cina e si pensava :"Figurati, non arriverà mai in Italia"...

    Poi, il 23 febbraio arrivò il primo caso a Codogno, poi a Vo' Euganeo.

    Pensavamo: "Adesso che lo hanno circoscritto, lo fermeranno". Certo, come no...

    poi si moltiplicò soprattutto in Lombardia... Bergamo, Brescia, Milano... 

     

    Si ammalarono i miei, chi pensava che fosse Covid? Così andai ad aiutarli a casa loro e fui contagiata anch'io (così suppongo, perché la perfettissima e tanto decantata sanità lombarda non si degnò neppure di avvertire me e tanti altri come me di farsi fare un tampone per mappare la situazione).

    Da allora, due quarantene (già, perché avevo avuto a che fare con due soggetti positivi), quasi due mesi tappata da sola in casa, il mio moroso che nel frattempo aveva prudenzialmente riparato a casa dei suoi, rimanendo così immune. La spesa (solo settimanale) che mi facevano i volontari del Comune... 

    Il governo nel frattempo aveva dichiarato il lockdown, una cosa mai successa in Italia. La maggior parte delle attività era ferma (guarda caso la mia, una ditta di trasporti, era rimasta aperta...) il che, in una regione che aveva fatto del lavoro la sua ragione di vita principale, era come pretendere di svuotare il mare con il contagocce.

     

    Nel frattempo, rimanevo a casa e tutti i giorni ascoltavo quel terrificante bollettino che sembrava di guerra... 350 morti, 400, 450 e su, su, fino a toccare il record di 969 il 27 marzo. Piangevo al pensiero che potesse capitare a mio padre, ricoverato al Sacco (e tuttora al San Gerardo, fortunatamente solo per la riabilitazione), così come piangevo leggendo o ascoltando le storie di chi aveva perso i genitori, i nonni, i propri cari e non aveva potuto stargli vicino neppure gli ultimissimi momenti. 

    I camion militari tutti allineati in strada a Bergamo per trasportare le salme in altri forni crematori di tutta Italia perché quello bergamasco non ce la faceva a cremarli a getto continuo, fu un'immagine straziante che raccontò solo di come eravamo stati bravissimi a prendere sottogamba un virus, peraltro sconosciuto.

    Non sono mai stata il tipo da farlo, ma pregai... per mio padre, per tutti i ricoverati e per i familiari dei malati. 

     

    Fortunatamente il lockdown cominciò a funzionare, diminuirono i contagiati e soprattutto i morti...

    Il 7 maggio mi chiamarono per il tampone che andai a fare a soli 200 metri da casa.

    L' ultimo giorno prima che mi arrivasse il risultato del tampone (negativo, per la cronaca...) e potessi quindi ricominciare la mia vita normale (se si può parlare di normalità, anche adesso...), mi scattai questa foto. 

    Io non credo nel caso. Mi piace pensare che la vita porti in sé qualcosa di magico, in cui tutto quello che succede oggi, faccia parte di un piano già scritto che potremo capire solo domani. Con un po' di sforzo, certo... Lo sforzo di connettere tutti i punti andando a ritroso.

                                                                                                    

     

     

                                                                                                 

     

    ROMA, UNO DEI PIU' BEI PERIODI DELLA MIA VITA

    Mi trasferii a Roma nel 1996. Un periodo di 18 mesi, a causa di motivi di lavoro di mio padre. Non avevo assolutamente idea di quello che avrei trovato, mi ricordo che partii con le lacrime agli occhi, tuttavia decisi di affrontare questa scelta con l'ottimismo (e anche un po' d'incoscienza...) dei miei 20 anni. E a Roma mi ambientai non bene, ma benissimo. Uno stile di vita leggermente più rilassato rispetto a Milano, ancora un po' di anima "romanesca" (nelle parole, nel modo di vivere, di fare della gente). Questo è ciò che ho apprezzato in quell'anno e mezzo. La simpatia dei romani, la loro generosità, il loro umore sincero (talvolta colorito ma sempre sincero...), la voglia di non prendersi (quasi) mai sul serio... Unito alla bellezza di questa città, pittoresca e anche un po' ruffiana, mi hanno reso un'immagine di Roma che non dimenticherò mai. Il Colosseo alla sera, il Pantheon ma soprattutto, lo stupendo panorama serale di Roma vista dalla terrazza del Pincio, e in primo piano la bellissima Piazza del Popolo... Ci sono tornata altre volte, anche solo magari per un weekend ma sempre col magone ogni volta che dovevo ripartire. Certo, mi piace anche Milano, ci sono nata e ci abito ma... rimpiango di non averci vissuto un po' di tempo in più. Facendo mia la frase di Siani in "Benvenuti al sud"... un forestiero quando viene a Roma, piange due volte... quando arriva e quando va via.

     

    LIVORNO E I BEI TEMPI ANDATI...

     A metà giugno, finita la scuola... i miei mi caricavano in macchina, mi portavano a Livorno e mi parcheggiavano lì per un paio di mesi dai nonni paterni. Verso i 14 anni, insieme ai miei cugini, facevamo un gioco molto in voga in quegli anni. Dopo la consueta scorpacciata di cinqueccinque (pane e torta di ceci) da Gagàrin, si andava con il bus a Calafuria e ci tuffavamo dagli scogli in mare. Si tornava e andavamo al bar Tassara a giocare a flipper o calciobalilla (chiamato a Livorno calcìno). Avevamo poco ma con quel poco ci divertivamo un mondo. Saranno riflessioni dovute all'età ma adesso abbiamo tutto e non ci divertiamo più. Pagherei oro per tornare indietro a quegli anni favolosi... A casa con i nonni... al mattino si andava al mercato ittico di Livorno per comprare il pesce. Io, da perfetta ignorante chiedevo: "Nonno, ma perché non andiamo in pescheria?". E lui :"Bimba, devi venire vi' per vede' i veri livornesi, deh!". Si tornava a casa e subito, insieme a mia nonna si mettevano ai fornelli e facevano un cacciucco da urlo. Lo si mangiava alla sera, quando tornavamo da Calafuria, affamati come leoni e vai di cucchiaiate. Dopo cena, le interminabili partite a briscola con nonni e cugini e mia nonna che immancabilmente commentava alla fine i telegiornali e finiva sempre così :" 'E 'onti tornano, i vaìni no!" (i conti tornano, i soldi no). La saggezza dei vecchi... Adesso che i miei nonni non ci sono più e, specialmente in questi giorni, tappata in casa per il coronavirus, mi capita di pensare a quei tempi e mi ritrovo con il fazzoletto agli occhi... E' proprio vero... Il tempo perduto è l'unica cosa che non puoi comprare.

     

    La mia preferita

    1998 - Ricordìno di Roma...

    Dopo un anno e mezzo passato nella Capitale, arrivò il momento di tornare a Milano. Era il maggio del 1998 e volli farmi un piccolo regalo. Un tatuaggio per ricordarmi di Roma, dove avevo passato uno dei più bei periodi della mia vita.

    Bob Marley

    Si sbaglia sempre. Si sbaglia per rabbia, per amore, per gelosia. Si sbaglia per imparare. Imparare a non ripetere mai gli stessi sbagli. Si sbaglia per poter chiedere scusa, per poter ammettere di aver sbagliato. Si sbaglia per crescere e maturare. Si sbaglia perché non si è perfetti
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