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Mi descrivo

.

Su di me

Situazione sentimentale

-

Lingue conosciute

-

I miei pregi

-

I miei difetti

-

Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. il cielo limpido
  2. il cioccolato
  3. la gentilezza

Tre cose che odio

  1. l'ambiguità
  2. l'indifferenza
  3. la teoria senza la pratica

Io penso che le persone non si dimenticano.
Non puoi dimenticare chi un giorno ti faceva sorridere, chi ti faceva battere il cuore, chi ti faceva piangere per ore intere.
Le persone non si dimenticano.
Cambia il modo in cui noi le vediamo, cambia il posto che occupano nel cuore, il posto che occupano nella nostra vita. Ci sono persone che hanno tirato fuori il meglio ...di me, eppure adesso tra noi, c’è solamente un semplice ‘ciao’.
Ci sono persone che hanno preso il mio cuore e lo hanno ridotto in mille pezzi, senza nemmeno pensarci due volte. Ci sono persone che sono entrate nella mia vita in punta di piedi e ne sono uscite esattamente nello stesso modo.
Ci sono persone che hanno creato un gran casino, che hanno sconvolto i miei piani, che hanno confuso le mie idee. Ci sono persone che nonostante tutto, sono ancora parte della mia vita. Ci sono persone che sono arrivate e non sono più andate via. Ci sono persone che, anche se io non le ho mai sentite, ci sono sempre state.
E poi ci sono persone che non fanno ancora parte della mia vita, ma che tra qualche anno forse, saranno le persone più importanti per me. Ci sono persone che: nonostante mi abbiano fatto versare lacrime, mi abbiano stravolto la vita, mi hanno insegnato a vivere. Mi hanno insegnato a diventare quello che sono.
E, anche se oggi tra noi resta solamente un sorriso o un semplice ‘ciao’, faranno per sempre parte della mia vita. Io non dimentico nessuno. Non dimentico chi ha toccato con mano, almeno per una volta, la mia vita.
Perché se lo hanno fatto, significa che il destino ha voluto che mi scontrassi anche con loro prima di andare avanti.

Avevo ormai imparato che al mondo esistevano cose impossibili da affrontare solo con le proprie forze. Ciò che siamo in grado di determinare grazie ai nostri semplici desideri, pensavo, è niente se paragonato a quanto invece continua ad accadere indipendentemente dalla nostra volontà, come un fiume sconfinato che scorre inarrestabile per volere di qualcuno o di qualcosa molto più grande di noi. Sapevo che nella vita c'erano più cose brutte che belle, e questo era vero in particolare nel mio caso. Mi sforzavo di vivere alla giornata, cercando la felicità nelle piccole cose, eppure...eppure.

Quanto più riflettevo tanto più mi montava la rabbia, e allora nascosi il viso nel manto setoloso di Hermès e mi morsi le labbra fin quasi a farle sanguinare.

Fluida la notte, dalla sera scende
si spande lentamente sulla pelle
liscia i capelli sparsi sul guanciale
carezza le guance e pare non toccare
così celato può sgorgare un pianto
che tra le ciglia è trattenuto a stento.
Si sposa col silenzio quasi sempre
chiama la percezione di te stesso
a rivivere o sognare, qualche passo
di ballo sensuale o di un amplesso.
Oppure, seta nera, copre un giorno
ch'è stato troppo lungo e tormentato
e non vale sapere cosa l'ha guastato
è qui, sempre pesa e non vuol passare.
Così lei ti circonda lentamente
impalpabile, buia, s'insinua nei pensieri
spandendo tranquillità nella tua mente
vorresti trattenerla ancora e farti salvare.

Se era vero che i muschi non hanno radici e l'amore materno può nascere spontaneo, apparentemente dal nulla, allora forse avevo sbagliato a ritenermi incapace di crescere mia figlia. Forse anche chi aveva vissuto isolato e senza affetti poteva imparare ad amare profondamente al pari di chiunque altro.

    Forse perché della fatal quïete
    Tu sei l'imago a me sì cara vieni
    O sera! E quando ti corteggian liete
    Le nubi estive e i zeffiri sereni,

    E quando dal nevoso aere inquïete
    Tenebre e lunghe all'universo meni
    Sempre scendi invocata, e le secrete
    Vie del mio cor soavemente tieni.

    Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
    che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
    questo reo tempo, e van con lui le torme

    Delle cure onde meco egli si strugge;
    e mentre io guardo la tua pace, dorme
    Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

Il mio cane non mi riconosceva. Non sapeva nemmeno chi fossi. Jazz era un basset-hound. I miei genitori l'avevano comprato con l'idea che stesse vicino al caminetto a piangere e a pensare. Non andò proprio così. Per quei casini che accadono solo con gli animali di razza nel suo pedigree c'erano stati degli inciuci pazzeschi, il nonno si era scopato la figlia, poi la figlia il fratello, che poi risultò essere un omosessuale, tutto un bordello solo per restare un basset-hound, e alla fine dal frocio e la minorenne consenziente era nato Jazz, sicuramente basset-hound, ma con il cervello completamente a puttane, azzerato di brutto, vittima della sua stessa basset-houndezza.

Se le donne sapessero davvero con chi escono a cena. Con chi si infilano nel letto, con chi fanno colazione la mattina. Chi è davvero l'abominevole fissato con cui convivono, il maniaco delle proprie cose, il bambino cresciuto sempre in cerca di nuovi giocattoli, il guardone masturbatore che si consuma gli occhi sui siti pornografici, il russatore abbuffone svaccato e incurante in cui si è trasformato nel giro di qualche mese o anno l'uomo che le aveva assediate con sorrisi e frasi fatte e gesti stereotipati e pura insistenza martellante fino a convincerle di essere il migliore che potessero mai incontrare.

L'abitudine italiana degli scambi di abbracci e baci anche tra semplici conoscenti continua a lasciarla leggermente perplessa, non ci si è mai abituata del tutto. All'inizio sembrava una manifestazione calorosa di espansività mediterranea, ma col tempo ha cominciato a pensare che in fondo si dovrebbero abbracciare solo le persone con cui esistono autentici legami d'affetto, e che farlo in modo indiscriminato tende ad essere una pantomina esasperante, fatta di gesti che evocano sentimenti e li fanno scomparire nello spazio di due secondi.

Francesca ha trentaquattro anni. Chissà che meraviglia quando ne avrà quaranta. Quante cose nuove ci saranno dentro di lei, quanta conoscenza in più, quanti boccioli che adesso in lei sono solo semi. Il futuro è già qui. Questa è la bellezza di una donna: quando è ragazza è un luogo, ma quando è donna è un mondo.

Margherita, ti rattrista

che Goldengrove perda le foglie?

Le foglie, come le cose umane, con i tuoi

freschi pensieri tu le curi, puoi?

Ah, ma il cuore indurendo via via

più freddo a quella vista non spende

un sospiro, anche se mondi di foglie

frantumate giacciono morte spoglie;

però tu piangerai e saprai perchè.

Ora, bambina, non importa il nome:

le fonti del dolore sono uguali.

Nè la bocca o la mente, aveva detto

ciò che il cuore sentiva e l'anima intuiva:

per il danno cui l'uomo è nato,

per Margherita, per te stessa piangi.

Che sia l'amore tutto ciò che esiste
È ciò che noi sappiamo dell'amore;
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore.

Ogni giorno scoprivo addosso a me piccoli detriti del tempo che passava. Mi tiravo su i capelli mi truccavo, ero ancora bella, forse più che da ragazza, ma avanzavo in bilico, sfacciata e palpitante. Ed era quell'incertezza a rendermi più umana. Pochi mesi prima, in un giorno qualunque, nello specchio di un ascensore avevo visto i mille versi che le piccole rughe appena visibili avrebbero preso, come baffi, come riccioli capricciosi, rimaneggiando i miei lineamenti. E avevo capito che l'epicentro dell'esplosione è un cruccio che parte da dentro e da dentro ci caria. Da lì partono le crepe, come un vetro che si frantuma e resta in piedi. Non si invecchia giorno dopo giorno, si invecchia di colpo, di un nodo amaro. Una scintilla guasta che ci folgora, ci insudicia...sparge amarezza sul nostro viso.

E infine, anche ammesso che per una sola e determinata meraviglia, per un solo e determinato cordoglio, per una sola e determinata rabbia io avessi assunto quelle espressioni, esse erano come le vedevo io, non già come le avrebbero vedute gli altri. L'espressione di quella mia rabbia, ad esempio, non sarebbe stata la stessa per uno che l'avesse temuta, per un altro disposto a scusarla, per un terzo disposto a riderne, e così via.

Dobbiamo sopportarci quali siamo, il segreto è tutto qui. Sopportare il nostro carattere, la nostra natura di fondo, con tutti i suoi difetti, l'egoismo e la cupidigia, che non saranno corretti nè dall'esperienza nè dalla buona volontà. Dobbiamo accettare che i nostri sentimenti non siano contraccambiati, che le persone che amiamo non rispondano al nostro amore, o almeno non nel modo che vorremmo. Dobbiamo sopportare il tradimento e l'infedeltà, e soprattutto la cosa che ci riesce più intollerabile: la superiorità intellettuale o morale di un'altra persona.

Del fatto che lavorava fino a tardi lei non dubitava, ma sapeva che non dormiva al club, e lui sapeva che lei lo sapeva. Comunque, non c'era niente da dire. O meglio, ci sarebbe stato anche troppo. In fondo si somigliavano nel loro terrore di affrontare un conflitto e la regolarità di quelle telefonate serali, per quanto Emily non le considerasse sincere, rappresentava un conforto per entrambi. Se la finzione era solo frutto di un'ipocrisia convenzionale, doveva ammettere che funzionava. La vita le offriva motivi di soddisfazione: la villa, il parco, i figli soprattutto - ed Emily intendeva conservarli evitando di provocare Jack. Del resto la presenza di lui non le mancava quanto la sua voce al telefono. Pur non assomigliando all'amore, le continue menzogne erano un segno di attenzione durevole: Jack doveva volerle bene per costringersi ad inventare scuse tanto elaborate e da così tanto tempo. Il suo inganno era una forma di contributo all'importanza del loro matrimonio.

Alcune persone hanno un viso che è come una calamita rivestita di pelle, una calamita che attrae tutti i lati oscuri, gli alti e i bassi, l'anima e l'essenza della loro personalità. Queste persone pensano con il viso; discutono, passeggiano, litigano, hanno fame, sono felici, amano e fanno l'amore con il viso. Hanno bisogno di un corpo, ma questo non è che un piedistallo insignificante, attaccato al viso al solo scopo di sorreggerlo. Queste persone sono essenzialmente volti che camminano.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e
ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
 
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