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Mi descrivo

Sono interessato alla collaborazione di una persona in grado di tradurre da italiano a inglese, un breve racconto. Si tratta però di uno scritto piuttosto scabroso e crudo.

Su di me

Situazione sentimentale

-

Lingue conosciute

-

I miei pregi

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I miei difetti

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Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. nessuna
  2. nessuna
  3. nessuna

Tre cose che odio

  1. nessuna
  2. nessuna
  3. nessuna

Camera 101 - L'osceno è la radice del piacere

Lettura per soli adulti  book.gif

Camera 101

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Si snoda oltre il piacere, la vera storia dell'amore sadico, che una giovane donna spietata, vive senza regole né scrupoli. Con gelida determinazione, cerca l'estasi dei sensi solo attraverso la sua lucida crudeltà, intuendo che desiderio e piacere sono possenti, determinati e scritti nel DNA, mentre l'amore è un sentimento debole, che trova le sue origini in ambito culturale.

Capitolo 1

L’attesa

Sul patio del piccolo albergo isolato tra gli alberi, al margine del bosco, la aspettavo.

Doveva essere lì alle nove, ma tardava.

Mephisto, il nome dell’albergo che avevo prenotato.

Qualcosa di predestinato e una premonizione in quel nome, in quella scelta del resto obbligata, poiché non avevo trovato altro nelle vicinanze.

Mephisto, Mephistofele... quasi il segno del destino.

Il Faust e il Diavolo... ma chi di noi due era il Mefistofele e chi il Faust?

Oppure entrambi demoni ? la cosa più probabile!

L’anima e il corpo, venduti.

Sentivo, sapevo che ero arrivato fin lì, anch’io come Faust per vendere l’anima e il corpo... ma a chi? E in cambio di cosa?

Ero però sicuro e pienamente cosciente, d’essere stato io a svegliare il diavolo che sonnecchiava in lei, ma non sapevo quanto fosse preda dei nuovi desideri che la trascinavano verso quel nostro incontro.

Mi sentivo eccitato e allo stesso tempo impaurito da quel che sarebbe potuto accadere, ora che stavamo per entrare nell’occhio del ciclone, da dove fuggire ci sarebbe stato impossibile.

Tutto era stato programmato, ed entrambi sapevamo che non era un gioco quel che volevamo.

Nel tempo che aveva preceduto quell’incontro, avevo lasciato cadere in lei un seme perverso, che in quel terreno così fertile era germogliato rapidamente, crescendo rigoglioso e forte come gramigna gigante.

La sua ragione e le sue inclinazioni avevano cancellato ogni scrupolo e ogni pietà in lei, e il solo grano che germinava al sole dei nostri roventi pensieri in fusione, era color sangue in quella calda estate.

Entrambi sapevamo che quel nostro incontro non era fatto di parole ma d’alienazione, e fino a quando la porta della camera 101 non si chiuse alle nostre spalle, restammo in silenzio.

In seguito non ci fu bisogno di parole.

Un abbraccio prolungato e le sue labbra sono sulle mie e la sua lingua suadente, morbida e avvolgente come un serpente, intorno alla mia, e poi rapidamente, inaspettatamente, i suoi denti si serrarono sulle mie guance con forza e a lungo, più e più volte mentre cercavo di resistere al dolore, ma era impossibile, e infine una lacrima inarrestabile scivolò sul mio viso.

Le stringevo la vita con le mani e avrei potuto respingerla facilmente ma non lo facevo, anche se tutto l’istinto m’induceva a farlo. Un lieve gemito mi sfuggì, mentre mi mordeva il mento fino a farlo sanguinare. Subito si staccò e fulminandomi con occhi scuri … ”zitto, ti sentono” Il tono della voce era sibilante e rabbioso. Poi senza attendere un attimo, ricominciò subito a mordermi. Di tanto in tanto si fermava un momento per guardarmi negli occhi direttamente, con un vago sorriso ironico, mescolato a brutalità e cattiveria pura.

Spiava le mie reazioni, e nello stesso tempo, pareva mi dicesse: << Se pensavi a un gioco, ti sbagliavi >>.

Mordeva i lobi delle orecchie, le sopraciglia e le labbra a sangue, con gusto e con calma, ma senza ansimare ne mostrare alcun segno d’eccitazione.

Mi disse in seguito, che invece la sua eccitazione raggiungeva le stelle in quei momenti, specialmente quando riusciva a far toccare tra loro i molari, e stringeva le gambe per il godimento, e le piaceva da morire farlo con calma, gustando ogni sensazione lentamente e pienamente, pregustando in quella presa di possesso, tutto quel che avrebbe potuto fare in seguito.

Una sensazione di potere assoluto, che la faceva sentire in estasi.

 Ancora oggi quando mi specchio, posso vedere una piccolissima cicatrice sul labbro superiore, e quando mi soffermo a osservarla, scivola un brivido sulla pelle, un’emozione invadente, e per un po’ resto così, a fissarmi negli occhi mentre il riflusso dei ricordi dilaga nella mente.

Infine sazia, si staccò da me e notai sangue intorno alle sue labbra, e mentre si asciugava il sudore con il dorso della mano, lo vide anche lei il sangue, ed ebbe un fremito violento e poi si leccò le labbra.

Il sangue era quello dei suoi morsi sul mento e nuovamente i suoi denti si serrarono sul mento, sulle stesse ferite di prima, peggiorandole, e poi iniziò a succhiare e leccare, ma non più in silenzio.

Erano piccoli ruggiti trattenuti i suoi, e mi facevano rabbrividire.

Stanca del mio viso, iniziò a sbottonarmi la camicia, ma era impaziente e me la sfilò da sopra, poi come colta da ansia ricominciò a mordermi.

Mordeva le spalle, il petto, le braccia e infine i capezzoli, con tanta forza e per un tempo che mi pareva senza fine, ed ebbi il timore che li strappasse.

Duravano a lungo i suoi morsi, talmente tanto che mi sentivo impazzire dal dolore ed era difficile trattenere i gemiti che la sofferenza mi richiamavano in gola.

Non avevo mai immaginato che un giorno, i denti di una donna mi avrebbero provocato spasimi così strazianti e insopportabili, e facevo appello a tutta la mia volontà per non lamentarmi e per non allontanarla da me, come l’istinto mi suggeriva di fare.

Restavo, nonostante il tormento e del resto, dopo tutto quel che le avevo detto prima di incontrarci, era impossibile tornare indietro, ma restavo inchiodato lì, anche perché mi affascinava vedere fin dove sarebbe arrivata e quali desideri si nascondevano realmente dietro i suoi occhi brillanti... il fascino dell’abisso mi paralizzava.

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