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Mi descrivo

SE FOSSIMO NATI PER VIVERE SEMPRE NELLO STESSO POSTO AVREMMO AVUTO LE RADICI PIUTTOSTO CHE LE GAMBE!

Su di me

Situazione sentimentale

-

Lingue conosciute

-

I miei pregi

-

I miei difetti

-

Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. le carovaniere...specie quelle mentali
  2. che, infinite, lentamente,
  3. ti portano ovunque....

Tre cose che odio

  1. la fissità...specie quella mentale
  2. che,velocemente,
  3. ti lascia sempre dove sei...

titti

IN DIREZIONE

 OSTINATA
&
CONTRARIA

due link dello stesso pezzo...
due video diversi.... del testo che dire! (faber)...
i video mi piacciono :-)))





                                                                                 primo novembre 2009

(Sono una piccola ape furibonda.)

 Mi piace cambiare di colore.
      Mi piace cambiare di misura.


...abbiamo perso una "bellissima follia"...
 
Vogliono cibarsi della mia pena
perché la loro forse
non s'addormenta mai.
 









 C’è in Nicaragua un albero che ha nome chilamate. É molto alto e ha molti rami e molte foglie verdi brillanti, grandi quanto la mano di un bambino. Fa anche molta ombra e le radici sbucano dal suolo come nastri dalle morbide curve, così che viene naturale, incontrandone uno, sedersi ad aspettare, per esempio, oppure solamente sedersi. A parte questo non sembra che ci sia in un chilamate alcunché di speciale, e invece c’è.
L’albero è sacro al sogno.
Quando fiorisce (un fiore ogni cent’anni, un solo fiore bianco dai petali carnosi) bisogna prepararsi a passare la notte tra i rami e le radici, portandosi magari una stuoia: arrivati, accertarsi di essere soli (questo è molto importante), accomodarsi al suolo come si può, e disporsi a dormire. Prima che venga il sonno si prega il chilamate di mostrarci nel sogno i nostri desideri più profondi, e come realizzarli: oppure le paure, anche le più nascoste tra le nostre paure, ed allo spirito dell’albero si chiede, in questo caso, di insegnarci come annientarle – o come viverci insieme. Poi si chiudono gli occhi, e si rimane ad aspettare che il sonno venga, e il sogno.
 

Al mattino, che ci si svegli scossi o sereni, prima di andare via tocca fare tre cose: arrotolare la stuoia, stando attenti a non lasciare tracce della notte nel giorno, arrampicarsi attraversando la chioma folta fino a risbucare sulla cima dell’albero, e lì cogliere il fiore e mangiarlo. Questa è la cosa più importante: se si trascura di farla, chi dovesse passare, nel vedere fiorito il chilamate sicuramente si affretterebbe a salire tra i rami, e, giunto al fiore, lo coglierebbe per il suo profumo dolce e inebriante.

Fin qui, nulla di male: ma nel profumo è oramai contenuto il vostro sogno, ed ecco che, annusando, i desideri vostri diverrebbero i suoi: oppure le paure, le più nascoste tra le vostre paure, prenderebbero il posto delle sue. Le conseguenze sarebbero fatali: privati dei propri desideri, prede degli incubi di un altro, la vita diventa insopportabile, né si conosce rimedio a tanta mala sorte.

In quello stesso istante voi perdereste la memoria, e camminando non vi rendereste conto di camminare, vi chiedereste cosa ci fate con una stuoia sotto il braccio all’alba, non riconoscereste la strada, vi perdereste a un passo dalla casa dove abitate.

E non ricordereste nemmeno di aver dormito, cosicché vi verrebbe un gran sonno; da quel momento confondereste la notte con il giorno, la faccia con lo specchio, l’iguana con il gatto, e piano piano il cibo e il libro, la musica e la sete, l’innamorata e il sole e l’ombrello e la pioggia perderanno per voi nome e ragione d’essere.
seduti sul gradino di una porta,nel chiasso di un mercato, nel silenzio di un vicolo, girandovi e agitandovi in un letto che forse è il vostro (non ne siete sicuri, voi non siete più sicuri di niente) pensate solo che tra cent'anni il chilamate tornerà a fiorire: è l’unica memoria che vi resta, ma non sapete che cosa voglia dire.
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le rivendicazioni identitarie producono diversità fittizie, ripetizioni di differenze codificate... al contrario, le diversità prodotte dal meticciamento sono parte di una "politica" ribelle contro le nuove forme di sovranità...






...se si restituisce gentilezza in cambio dell'offesa subita, e si dimenticano entrambe,
l'offensore sarà punito dalla sua stessa vergogna...

1/2

Credi che non ti capisca?
Tu insegui un sogno disperato.
Questo è il tuo tormento.
Tu vuoi essere, non sembrare di essere.
Essere in ogni istante cosciente di te e vigile.

E nello stesso tempo ti rendi conto dell’abisso che separa ciò che sei per gli altri da ciò che sei per te stesso, e provoca quasi un senso di vertigine, un timore di essere scoperto, di essere messo a nudo, smascherato, riportato ai tuoi giusti limiti.

Perché ogni parola è menzogna, ogni gesto falsità, ogni sorriso una smorfia.
Qual è il ruolo più difficile?
Togliersi la vita?
Ma no, sarebbe poco dignitoso.

Meglio rifugiarsi nell’immobilità, nel mutismo, così si evita di dover mentire, oppure mettersi al riparo dalla vita, così non c’è bisogno di recitare, di mostrare un volto finto o fare gesti non voluti.
Non ti pare?
Questo è ciò che che si crede ma non basta celarsi perchè, vedi, la vita si manifesta in mille modi diversi ed è impossibile non reagire.

A nessuno importa sapere se le tue reazioni siano vere o false.
Solo a teatro il problema si rivela importante, e forse neanche lì.
Io ti capisco e quasi ti ammiro.


 

2/2

Secondo me devi continuare a recitare la tua parte fino in fondo finché essa non perda interesse, e abbandonarla così come sei abituato a fare passando da  un ruolo all’altro.

 

E’ tanto importante non mentire, dire la verità, avere accenti sinceri?
E’ necessario?
Si può vivere senza parlare del più e del meno?
Dire sciocchezze, discolparsi, cercare delle scappatoie.

 

So che taci perché sei stanco di recitare tutte le parti, cosa che prima facevi alla perfezione.
Ma non è forse meglio permettersi di essere stupidi, chiacchieroni e bugiardi?
Non credi che ci migliorerebbe l’accettarsi per come siamo?
Tu non capisci.

 

Mi chiedo se la tua pazzia non sia la peggiore di tutte.
Tu reciti la parte della persona sana.
E lo fai tanto bene che tutti ti credono.
Tutti tranne me.

hayku

                                                            

cadon come foglie gli ubriachi sulle strade che hanno scelto..delle rabbie antiche nn rimane ke una frase o qualke gesto,nn so se scusano il passato x giovinezza o x errore

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