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katie1972c

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Mi descrivo

sono io, semplice e complicata, allegra e malinconica...il rovescio della medaglia di ogni cosa. Amo scrivere, anche se sono conscia dei miei limiti e delle mie carenze, perciò abbiate pazienza e scusate i miei errori.

Su di me

Situazione sentimentale

-

Lingue conosciute

-

I miei pregi

pazienza anche troppa...

I miei difetti

tanti.

Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. gatti
  2. gelato alla nocciola
  3. mare

Tre cose che odio

  1. avarizia
  2. presunzione
  3. essere controllata

I miei interessi

Vacanze Ok!

  • Spiagge incontaminate

Vacanze Ko!

  • Campeggio
  • Passioni

    • Cucina
    • Lettura

    Cucina

    • Piatti italiani

    Libri

    • Gialli

    Film

    • Fantasy
    • Thriller

    Libro preferito

    quelli di S.Beckett, G. Cooper ,ecc

    Meta dei sogni

    Irlanda e Scozia

    Film preferito

    Hamlet

    Apollo-La caduta di Fetonte

    Apollo aveva amato la ninfa Climene e da lei aveva avuto un figlio, Fetonte. Gli amici di Fetonte iniziarono a prenderlo in giro e sbeffeggiarlo perché il giovane sosteneva di essere il figlio del dio del Sole ed essi non ci credevano. Fetonte, mortificato di questa cosa, un giorno andò dal padre per supplicarlo di fargli portare per un giorno il carro del Sole, così avrebbe potuto dimostrare le sue origini. Apollo cercò in tutti i modi di distoglierlo da questa pazzia ma Fetonte tanto fece che alla fine convinse il padre; salì sul carro e partì. Una volta sul carro però, il giovane ebbe paura quando vide il vuoto sotto i suoi piedi; allora il carro impazzì, saliva troppo in cielo o si avvicinava troppo alla terra, bruciando tutto; Zeus allora ebbe pietà degli uomini e per salvarli mandò una folgore su Fetonte che morì e precipitò nel fiume Eridano, che oggi si chiama Po. Mentre i cavalli ritornavano da soli alla stalla, le Heliadi, sorelle di Fetonte, piangevano la sua morte e Zeus impietosito di quel dolore, le tramutò in pioppi e le loro lacrime divennero gocce d'ambra; questi pioppi ancora oggi sono lungo le rive del Po.

    Mare d'Irlanda

    J. Prèvert

    Je suis comme je suis

    Je suis comme je suis
    Je suis faite comme ça
    Quand j'ai envie de rire
    Oui je ris aux éclats
    J'aime celui qui m'aime
    Est-ce ma faute à moi
    Si ce n'est pas le même
    Que j'aime à chaque fois
    Je suis comme je suis
    Je suis faite comme ça
    Que voulez-vous de plus
    Que voulez-vous de moi

    Je suis faite pour plaire
    Et n'y puis rien changer
    Mes talons sont trop hauts
    Ma taille trop cambrée
    Mes seins beaucoup trop durs
    Et mes yeux trop cernés
    Et puis après
    Qu'est-ce que ça peut vous faire
    Je suis comme je suis
    Je plais à qui je plais
    Qu'est-ce que ça peut vous faire
    Ce qui m'est arrivé
    Oui j'ai aimé quelqu'un
    Oui quelqu'un m'a aimée
    Comme les enfants qui s'aiment
    Simplement savent aimer
    Aimer aimer...
    Pourquoi me questionner
    Je suis là pour vous plaire
    Et n'y puis rien changer.

     

    Jacques Prévert

    Garcìa Lorca

    L'amore dorme sul petto del poeta

    Tu mai potrai capire quanto ti amo
    perché in me dormi e resti addormentato.
    Io ti nascondo in lacrime, braccato
    da una voce di penetrante acciaio.

    Norma che scuote insieme carne e stella
    trapassa già il mio petto addolorato
    e le fosche parole hanno addentato
    le ali della tua anima severa.

    Gruppo di gente salta nei giardini
    e attende il corpo tuo, la mia agonia
    su cavalli di luce e verdi crini.

    Ma continua a dormire, vita mia,
    Senti il mio sangue rotto nei violini!
    Attento, ché c'è ancora chi ci spia!

    ACROSTICO

    Ombre

    Occhi

    Mimano al

    Buio

    Riflessi di parole

    Esauste

    LE ALI SPEZZATE

    Guarda gli occhi dei bambini.
    Ti portano in un mondo fatato,
    ti portano dove un tempo anche tu sei stato,
    un mondo popolato da colori e suoni
    che noi adulti non riusciamo più a vedere
    non riusciamo più ad ascoltare.
    Uccellini in un nido
    che sbattono le ali per poterle poi spiegare
    e volare verso la vita.
    Ma ci sono bambini a cui hanno spento
    i colori.
    Bambini a cui i suoni glieli hanno trasformati
    in urla.
    Bambini che non sanno più piangere
    perché non hanno più lacrime
    che non sanno più ridere
    perché gli hanno tolto il sorriso.
    che non possono più sognare
    perché gli hanno ucciso i sogni.
    Gli hanno rubato l’innocenza,
    negata l’infanzia
    E la favola si è trasformata
    in un incubo.
    Questi bambini sono quegli uccellini
    che volevano volare via dal Nido,
    volare verso la vita che gli aspettava.
    Non voleranno più
    perché gli hanno spezzato le ali.
    E tu uomo,
    tu che hai osato profanare quell’innocenza,
    tu che hai ucciso i loro sogni e le loro attese
    tu che gli hai rubato il tempo magico
    dell’infanzia
    tu che gli hai negato lacrime e sorrisi
    e che in cambio gli hai dato solo dolore,
    disperazione, e urla che il tuo cuore
    non ha voluto ascoltare.
    Tu uomo
    hai il coraggio di guardare
    negli occhi di un bambino?

    J.Prèvert

    Paris at night.

    Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
    Il primo per vederti tutto il viso
    Il secondo per vederti gli occhi
    L'ultimo per vedere la tua bocca
    E tutto il buio per ricordarmi queste cose
    Mentre ti stringo fra le braccia.

    (J.Prevert)

    Barbara

    Ricordati Barbara
    Pioveva senza tregua quel giorno su Brest
    E tu camminavi sorridente
    Raggiante rapita grondante, sotto la pioggia
    Ricordati Barbara
    Pioveva senza tregua su Brest
    E t'ho incontrata in rue de Siam
    E tu sorridevi, e sorridevo anche io
    Ricordati Barbara
    Tu che io non conoscevo
    Tu che non mi conoscevi
    Ricordati, ricordati comunque di quel giorno
    Non dimenticare
    Un uomo si riparava sotto un portico
    E ha gridato il tuo nome
    Barbara
    E tu sei corsa incontro a lui sotto la pioggia
    Grondante rapita raggiante
    Gettandoti tra le sue braccia
    Ricordati di questo Barbara
    E non volermene se ti do del tu
    Io do del tu a tutti quelli che amo
    Anche se non li ho visti che una sola volta
    Io do del tu a tutti quelli che si amano
    Anche se non li conosco
    Ricordati Barbara, non dimenticare
    Questa pioggia buona e felice
    Sul tuo viso felice
    Su questa città felice
    Questa pioggia sul mare, sull'arsenale
    Sul battello d' Ouessant
    Oh barbara, che cazzata la guerra
    E cosa sei diventata adesso
    Sotto questa pioggia di ferro
    Di fuoco acciaio e sangue
    E lui che ti stringeva fra le braccia
    Amorosamente
    È forse morto disperso o invece vive ancora
    Oh Barbara
    Piove senza tregua su Brest
    Come pioveva prima
    Ma non è più cosi e tutto si è guastato
    È una pioggia di morte desolata e crudele
    Non è nemmeno più bufera
    Di ferro acciaio sangue
    Ma solamente nuvole
    Che schiattano come cani
    Come cani che spariscono
    Seguendo la corrente su Brest
    E scappano lontano a imputridire
    Lontano lontano da Brest
    Dove non c'è più niente

    le conchiglie

    LE CONCHIGLIE  (Paul Verlaine)
    Ogni incostrata conchiglia che sta
    In quella grotta in cui ci siamo amati
    Ha la sua propria particolarità.

    Una dell'anima nostra ha la porpora
    Che ha succhiato nel sangue ai nostri cuori
    Quando io brucio e tu a quel fuoco ardi;

    Un'altra imita te nei tuoi languori
    E ne pallori tuoi quando, stanca
    Ce l'hai con me perchè ho gli occhi beffardi.

    Questa fa specchio e come in te s'avvolge
    La grazia del tuo orecchio, un'altra invece
    Alla tenera e corta nuca rosa;

    Ma una sola, fra tutte, mi sconvolge.
    , , , , , , , , , , , , ,