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Cartoman.Matteo

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Mi descrivo

Sono appassionato di psicologia e filosofia e alla cartomanzia come lo era Jung. Cerco persone tranquille. Prediligo chi non ha pregiudizi o schemi mentali rigidi. A volte non sono al pc quindi se volete lasciati un messaggio nella segreteria.

Su di me

Situazione sentimentale

-

Lingue conosciute

Inglese

I miei pregi

-

I miei difetti

-

Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. la nature
  2. nuotare
  3. le persone gentili

Tre cose che odio

  1. la gente che se ne va senza salutare
  2. chi non da spiegazioni
  3. basta... non odio molto

I miei interessi

Passioni

  • Viaggi
  • Lettura

Musica

  • Folk
  • Rock

Cucina

  • Greca

Libri

  • Psicologia
  • Saggi

Sport

  • Bike
  • Trekking
  • Arti marziali

Film

  • Documentario
  • Drammatico

Meta dei sogni

Nepal

Sono appassionato di psicologia e filosofia e alla cartomanzia come lo era Jung. Cerco persone tranquille. Prediligo chi non ha pregiudizi o schemi mentali rigidi. A volte non sono al pc quindi se volete lasciati un messaggio nella segreteria.

Lasciami andare a vedere il sogno, la velocità, il miracolo.

Non fermarmi con uno sguardo triste.

Questa notte lasciami vincere laggiù,

sull'orlo del mondo.

Solo questa notte.

Poi tornerò.

Renè Girard, pensatore scomodo, nato ad Avignone nel 1923 è emigrato in America nel 1946 per dare spazio alle sue teorie legate al "triangolo mimetico" a al "capro espiatorio".

Se la prima , più letteraria ed esposta in Menzogna romantica e verità romanzesca, sostiene che non esiste un vero desiderio individuale, ma solo un desiderio mediato, che imita il desiderio di un'altro che ha suggerito l'oggetto da possedere causando le rivalità per ottenerelo, la seconda antropologica e chiarita in Il capro espiatorio mostra attraverso i miti come tutte le società, si siano formate grazie al sacrificio di una vittima silenziosa e inconsapevole su cui scaricare le proprie colpe.

 
 

"Al centro di ogni arcipelago c'è quasi sempre un'isola ripida , arida , disabitata tutt'al più chiazzata di macchie di capperi , chiamata capperaia, capraia, o isola delle capre, ma in realtà isola del capro espiatorio.

Ed è lì che mi troverete abbarbicato in un'abbraccio".

nuta Jacques Derrida recentemente ci ha lasciati. Egli apparteneva alla comunità del segreto. Di un segreto indicibile. Di una memoria che si tinge di nostalgia, di un fuoco che riduce in cenere, di una necessità del dire nell’impossibilità della parola, di un debito che sembra volersi aprire al dono. La comunità di Derrida è la comunità etica del segreto che si staglia nel movimento di una perdita, di un lutto infinito. Egli appartiene alla comunità degli amici e degli amanti. E questa comunità è la comunità di coloro che non hanno comunità. Comunità dello slegamento sociale, della separazione, della distanza, della condivisione di un niente in comune, di una differenza irriducibile che, tuttavia, distanziando, alimenta il desiderio dell’altro, lascia lo spazio alla sua venuta nell’orizzonte della promessa.

Derrida, Blanchot, Barthes, Lacan, Deleuze, Lévinas, Foucault... Solitari, amanti della solitudine, sul punto di dirsi sempre addio, e tuttavia amici, amici soprattutto gelosi di quella solitudine che li separa, di quella singolarità e unicità cui solo gli amici non intendono rinunciare e per la quale rimangono estranei e stranieri, intrattabili, quasi inavvicinabili. Sono questi gli amici che sanno mantenere il silenzio, non perché abbiano da custodire qualche ineffabile verità, ma perché la verità è segreto, desiderio, pausa, interruzione, silenzio. Gli amici sono quelli che sanno fare il vuoto della parola per lasciar respirare l’amicizia. Solo in virtù di questo tacere un’amicizia si mantiene. Ormai non rimangono che i libri a testimoniare questa loro inconfessabile appartenenza. 

 Datemi le vostre stanche, povere masse affollate, bramose di vivere libere,

i miserabili rifiuti della vostra brulicante costa.

Mandatemi questi,

i senza casa,

tempesta scagliata contro di me, io innalzo la
mia fiaccola accanto alla porta d'oro!

Certe persone vivono in lotta con le altre, con se stesse, con la vita.

Allora si inventano opere teatrali immaginarie e adattano il copione alle proprie frustrazioni.

"Dobbiamo dunque considerare lo stato presente dell'universo come effetto del suo stato anteriore e come causa del suo stato futuro. Un'intelligenza che, per un dato istante, conoscesse tutte le forze di cui è animata la natura e la situazione rispettiva degli esseri che la compongono, se per di più fosse abbastanza profonda per sottomettere questi dati all'analisi, abbraccerebbe nella stessa formula i movimenti dei più grandi corpi dell'universo e dell'atomo più leggero: nulla sarebbe incerto per essa e l'avvenire, come il passato, sarebbe presente ai suoi occhi."

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