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C'è chi crede che il congiuntivo sia una malattia degli occhi

C'è chi crede che il gerundio fosse il capo degli Apaches

C'è chi crede che la copula sia un modo per distrarre il deretano

E il passato remoto sia minestra andata a male...

 

(cit.)

 

se credi tutto questo, grazie per la visita, ma "Maria, chiudo la busta, ringrazio e me ne vado"...

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Mi descrivo

L'ironia salverà il mondo...o lo farà finire ridendo... Uso il tasto "Scopri Profili", quindi rilassati: Dio esiste, ma non sei tu.

Su di me

Situazione sentimentale

convivenza

Lingue conosciute

Inglese, Arabo, Cinese, Francese, Giapponese, Hindi, Swahili, Tedesco, Spagnolo, Russo, Aramaico antico

I miei pregi

ciò che per alcuni è un pregio, per altri è un difetto, quindi di che stiamo parlando?

I miei difetti

ciò che per alcuni è un difetto, per altri è un pregio, quindi di che stiamo parlando?

Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. Se la gente conoscesse
  2. il vero significato del verbo amare
  3. lo userebbe con più attenzione

Tre cose che odio

  1. Se la gente conoscesse
  2. il vero significato del verbo odiare
  3. smetterebbe di usarlo

I miei interessi

Passioni

  • Fotografia
  • Suonare
  • Sport

Musica

  • Rock
  • Folk
  • Blues
  • Metal
  • Punk

Cucina

  • Piatti italiani
  • Grigliatona tra amici

Libri

  • Gialli
  • Narrativa
  • Fantascienza

Sport

  • Basket
  • Calcio e calcetto
  • Pallavolo

Libro preferito

Non può esistere un libro preferito...l'arte dà emozioni diverse ogni volta, tutte necessarie.

Meta dei sogni

Termovalorizzatore del Gerbido

Film preferito

La Corazzata Kotiomkin

Sapori d'infanzia

Cantava Francesco Guccini:
 
"E un giorno ripensi alla casa e non è più la stessa;
In cui lento il tempo sciupavi quand'eri bambina;
In cui ogni oggetto era un simbolo ed una promessa;
Di cose incredibili e di caffellatte in cucina".
 
Mi è sempre piaciuto questo passaggio, poetico come sempre sa fare l'autore e allo stesso tempo ricco di verità; una verità che coinvolge chiunque quando, da adulto, prova a soffermarsi sulle mura della casa dove è cresciuto. E' inevitabile quindi prendere in considerazione i ricordi, belli e meno belli, che quel luogo ci propone; ricordi che, piaccia o meno, fanno parte di noi e costituiscono una buona fetta di ciò che, ormai grandi, siamo diventati. E allora mi vengono in mente le acciughe al verde sapientemente adagiate su una fetta di pane per una merenda di sostanza, con buona pace delle merendine industriali. Mi viene in mente quando mi alzavo di notte e rubavo i peperoni con la bagna cauda dal frigorifero e di quanto mia madre, il mattino dopo, facesse finta di arrabbiarsi perchè tutto ciò che restava era un contenitore desolatamente vuoto. Mi viene in mente la convivialità del pinzimonio, ottima scusa per farmi mangiare verdure, o la ben più apprezzata bourguignonne dove davo il meglio di me consumando quantità di carne da far impallidire anche Obelix. E poi il minestrone, le foglie di cavolo ripiene e mille altri profumi e sapori. Ma in tutto questo l'unico vero elemento che davvero conta è il contesto; qualsiasi sensazione che ci riporti alla memoria il nostro essere stati bambini, non è altro che la trasposizione sensoriale di un sentimento, di quell'amore che respiravamo in casa e che si traduceva anche, ma non solo, in quei profumi e sapori sopra citati. Tutto riconduce all'amore che abbiamo ricevuto e ci fa da stimolo per darne altrettanto, in una logica di continuità affettiva di cui il cibo è uno dei migliori testimoni.

Santi...

Io nella vita di santi non ne ho mai incontrati...

però c'è modo e modo di essere peccatori

Amen!

 

"Il Quoziente Intellettivo medio della popolazione mondiale sta diminuendo nell’ultimo ventennio.

Una delle cause è l'impoverimento del linguaggio.

Diversi studi dimostrano infatti la correlazione tra la diminuzione della conoscenza lessicale (e l'impoverimento della lingua) e la capacità di elaborare e formulare un pensiero complesso.

La graduale scomparsa dei tempi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo.

Un altro esempio: eliminare la parola "signorina" (ormai desueta) non vuol dire solo rinunciare all'estetica di una parola, ma anche promuovere involontariamente l'idea che tra una bambina e una donna non ci siano fasi intermedie.

Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero.

Gli studi hanno dimostrato come parte della violenza nella sfera pubblica e privata derivi direttamente dall'incapacità di descrivere le proprie emozioni attraverso le parole.

Più povero è il linguaggio, più il pensiero scompare.
La storia è ricca di esempi e molti libri (1984, di George Orwell; Fahrenheit 451, di Ray Bradbury) hanno raccontato come tutti i regimi totalitari abbiano sempre ostacolato il pensiero attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole.

Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c'è pensiero senza parole.

Facciamo parlare, leggere e scrivere i nostri figli, i nostri studenti. Insegniamo e praticare la lingua nelle sue forme più diverse. Anche se sembra complicata. Soprattutto se è complicata.
Perché in questo sforzo c'è la libertà.

Coloro che affermano la necessità di semplificare l'ortografia, sfrondare la lingua dei suoi “difetti”, abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità, sono i veri artefici dell’impoverimento della mente umana.

Non c'è libertà senza necessità.
Non c’è bellezza senza il pensiero della bellezza."

(Christophe Clavé)

Chiarimenti

A quelle e quegli utenti che ogni tanto mi mandano messaggi proponendo sesso a pagamento, rispondo che a me va benissimo: io prendo 100 Euro l'ora, vedete voi... 🤨

Alba e tramonto

Ci sono persone che sono come l'alba: emergono pian piano e nel loro crescere portano luce, calore e colori.

 

Ci sono persone che sono come il tramonto: affascinanti, romantiche, piene di colori, ma durano poco e dopo resta solo il buio.

 

Il tramonto è sopravvalutato...

Occasioni

L'occasione non fa l'uomo ladro...

L'occasione ti fa capire che tipo di uomo sei

brevità

Ciao raga

Tutto rego?

Facciamo ape?

Buon pom

Bella Bro

ecc ecc

 

E sì, sono anziano, ma ogni volta che sento queste robe ho la tentazione di prendere un volume della Treccani e usarlo come arma d'istruzione di massa...

Incontri...

Ti ho vista tra le mani di un altro uomo e con prepotenza staccarti da esse.
Bellissima, nel tuo vestito arancione con sottili righe nere che esaltavano ogni tua curva, volteggiavi con la grazia e l'eleganza di una regina.
Il tuo muoverti veloce, quasi impaziente, verso di me mi ha colto impreparato perchè mai avrei pensato di poter essere la meta di questo tuo volare leggera.
Ad ogni centimetro in meno che ci separava, il mio stupore aumentava tanto che le mie mani sono rimaste immobili mentre sapevo che tu volevi sentirle afferrarti e stringerti forte. E finalmente sei arrivata da me, con tutta la forza dirompente di cui eri capace...tu hai preso me...in pieno...sulla faccia...

cazzo di palla da basket...e ditelo quando me la passate, stronzi!!!

Trova le differenze

Se c'è una cosa che va riconosciuta al popolo polacco, è la grandissima serietà nell'affrontare i propri doveri.

Se devono fare un lavoro, o lo fanno al meglio o non lo fanno.

 

Poche sere fa, finito di esultare per la vittoria dell'italia maschile di pallavolo agli europei, mi sono accomodato sul divano per assistere alla premiazione; l'inaspettato si è materializzato con l'ingresso della squadra polacca, padrona di casa e terza qualificata.

Assistere alla gioia di quegli atleti, che festeggiavano davanti al pubblico di casa la loro medaglia di bronzo come se avessero vinto il torneo, mi ha dato forse più emozione che assistere alla premiazione dei nostri atleti, campioni d'europa.

Dietro quella esultanza c'era tutta l'essenza dello sport e forse della vita stessa.

L'essere fiero del risultato raggiunto, anche se non è quello sperato, sapendo che era il massimo che si poteva ottenere, è una lezione che in molti, e in molti ambiti, dovrebbero imparare.

 

La vita è fatta anche di (relative) sconfitte, che però possono diventare vittorie se viste dal giusto punto di vista, con la giusta umiltà, con la voglia di dire "ci ho provato, ho dato tutto e questi sono i frutti che il mio impegno mi fa godere".

 

Il parallelismo con il comportamento degli atleti inglesi alla premiazione degli europei di calcio, viene spontaneo...e le differenze di approccio e di dignità sono evidenti.

 

In un mondo dove sempre di più pare contare solo il vincere, certe cose fanno bene all'animo, fanno bene allo sport, ridanno il giusto senso a cose che quel senso lo stanno perdendo del tutto.

 

Dio bendica i "perdenti" perchè senza di loro non esisterebbero i vincenti.

Dio benedica la pallacanestro

Finalmente. dopo la pausa estiva, siamo ritornati a solcare il parquet della palestra, desiderosi di affrontare la nuova stagione cestistica con entusiasmo e grinta:

questa la fredda cronaca della prima serata:

 

Ore 21:00 si entra il palestra e per i primi 20 minuti si cazzeggia raccontandosi ferie, viaggi, aneddoti vari oltre i soliti discorsi tra uomini di cui tralascerei i dettagli per senso del pudore.

 

Ore 21:25 tutti in campo per il riscaldamento: dopo i primi due giri di campo qualcuno inizia a osservare il defibrillatore con preoccupante interesse

 

Ore 21:27 fine del riscaldamento e formazione delle squadre per la partitella: dopo varie opzioni, mercato acquisti, valutazioni sulla garanzia degli equilibri tecnici, si giunge alla conclusione che si fa maglie chiare contro maglie scure, con inevitabili discussioni su come debba essere considerato quello o quell'altro colore.

 

Ore 21:40 prima pausa del match: risultato 2 a 0 per le maglie chiare a seguito di 167 tiri, 98 falli, 3 enfisemi, 1 infarto e 4 attacchi d'asma

 

ore 22:15 sul punteggio di 43 a 58 (litri di sudore perso) compare in palestra una figura vestita in tunica nera con in mano una falce e volto oltremodo magro, che osserva tutti con grande interesse: strano modo di fare il talent scout

 

Ore 22:20 iniziano a serpeggiare i primi dubbi sulla capacità di tenuta altletica dei giocatori prendendo atto che striciare a terra non è una tecnica di gioco ammessa

 

ore 22:30 fine delle ostilità per eccessiva differenza numerica tra le persone in campo e quelle svenute poco oltre le linee laterali.

 

ore 22:45 nonostante la vista annebbiata, tutti trovano la porta di uscita della palestra: l'appuntamento è tra una settimana, riservato ovviamente ai soli sopravvissuti.

 

A 50 anni forse sarebbe ora di smetterla con queste cose, ma in cartucciera ci sono ancora alcuni colpi e sprecarli sarebbe un vero peccato...e quei dolori del giorno dopo (ma diciamo anche dell'intera settimana dopo) sono lì a ricordarti che sei ancora capace di passione, di fatica, di condivisione, di amicizia...di vita.

 

Dio benedica la pallacanestro.

Tu chiamale se vuoi...conoscenze

Essendo "anziano" e proveniendo quindi da una generazione che ha costruito la sua rete di relazioni basandola sulla condivisione "in presenza" delle proprie esperienze, stento a comprendere e ad accettare questo concetto di "amici" che viene utilizzato sugli ormai innumerevoli social network.

Nell'immenso universo digitale si può accedere a quasi tutto e a quasi tutti, proponendosi ahimè troppo spesso per come non si è, ma per come si vorrebbe essere visti dagli altri.

In alcuni casi lo si fa per palese disonestà, in altri per mendicare consensi che, diversamente, non arriverebbero.

In tutta questa gran confusione di identità, per un motivo o per l'altro, capita sempre e capita a tutti di incappare in alcuni utenti con i quali scatta una certa simpatia, basata per lo più su un apprezzamento dei contenuti presenti sul di lui o di lei profilo.

Per rimanere in contatto e, quindi, poter riaccedere velocemente a tali contenuti, i geni del male che gestiscono i social, si sono appropriati del termine "amici" per identificare due persone che sono in contatto tra loro.

E allora se questa è l'amicizia del terzo millennio, tenetevela pure...io, da cariatide, mi tengo quei 3 o 4 amici che ho (perchè quelli ti rimangono nella vita) e lascio a voi l'illusione di avere centinaia di amici di cui, spesso, nemmeno conoscete il volto, figurarsi la vita.

 

Nasciamo soli e moriamo soli...almeno cerchiamo di vivere con la giusta compagnia.

Ricerche

Si cerca la persona che incarni il nostro ideale di partner

che abbia le caratteristiche che ci fanno stare bene

che ci dia tutto, ma proprio tutto ciò di cui abbiamo bisogno

che abbia occhi solo per noi

che viva per noi

e soprattutto (e qui, perdonatemi, mi scappa da ridere), che ci meriti.

 

Manca sempre l'altro pezzettino:

cosa vogliamo essere noi per questa persona

quale sarà il nostro impegno per farla stare bene (impegno, perchè una relazione richiede impegno da parte di tutti e due, non per nulla si dice che una persona è impegnata)

e soprattutto, visto che ci deve meritare (altra risata), ci chiediamo mai se noi la meritiamo?

 

Se smettessimo di pensare di essere perfetti e provassimo ogni tanto a metterci in discussione, probabilmente le cose sarebbero molto diverse e, con ogni probabiità, migliori.

porgi l'altra guancia...

Un giorno un sacerdote in treno venne preso di mira da un gruppo di teppistelli; uno di questi si alzò e gli diede un sonoro schiaffone e poi disse "adesso porgi l'altra guancia" e il sacerdone, molto evangelicamente, lo fece prendendosi un altro sonoro schiaffone. Poi si alzò e dall'alto dei suoi 190 cm disse "ok ragazzi, il Vangelo qui è finito"...e li caricò di mazzate.

 

Tutto finisce prima o poi...anche il Vangelo

bentornati a sQuola

La scuola deve preparare i futuri tecnici, i futuri manager, i futuri medici, i futuri artisti...raramente ho sentito dire che debba preparare i futuri uomini e donne.

Argomenti

Si sente ormai parlare fino allo sfinimento dei nostri diritti...

sarebbe carino sentir parlare, ogni tanto, anche dei nostri doveri.

Problema

Il grosso problema, la cui diffusione è drammaticamente alta, è che mettiamo in dubbio qualsiasi cosa, tranne noi stessi.

 

Ed è subito sera...

Cronaca semi seria di un pellegrinaggio

29 settembre:

Ore 4:50 in attesa del pullman per medjugorie. Età media 137 anni. Si fa interessante.

Ore 5:17 a Poirino sale gente con meno di 70 anni: forse stanno iniziando le prime visioni?

Ore 12:00 la fame aiuta nelle visioni: compaiono in sequenza spaghetti aglio e olio, filetto al pepe verde con patatine e macedonia. Caffè e grappino solo per i casi più gravi

Ore 13:30 autogrill per il pranzo. Cristianissima rissa per accaparrarsi gli ultimi Capri e Apollo: tre feriti e due dispersi il bilancio finale. In pullman si starà più larghi

Ore 17:15 autogrill in croazia. Mega partitone a football americano per aggiudicarsi un posto in fila per il bagno. Più agguerrite le signore che a suon di borsettate nel basso ventre si fanno largo tra la difesa. Nota positiva, ottimo il caffè anche se il prezzo ha suscitato alcuni commenti poco mariani: 2 espulsi e uno squalificato. Sul pullman si starà ancora più larghi.

Ore 20:00 arrivo in hotel a gospic. Cazzo, si sono ciulati il bidet. A proposito, match di rugby per prendere le valige: la gara a eliminazione prosegue, ma noi siamo ancora qui......hunger games, ci fate una pippa!!!

Ore 22:15 finita cena...momenti di panico di alcuni commensali che si sono visti passare davanti la pasta al ragù senza che venisse loro data: i camerieri hanno rischiato il linciaggio, salvati dal tempestivo intervento della polizia locale. Conosciuto tal remigio che è convinto che la fuga dall'Egitto del popolo ebreo sia successiva alla morte di Cristo: il parroco ha avuto un malore e lo ha rimandato a settembre di religione, con voto "N.C." Probabilmente qualcuno è convinto che domani vedremo apparire Madonna, la pop star. L'avventura continua...

30 settembre:

Giorno 2, ore 7:00 colazione. A quanto pare i pellegrini non facevano la colazione da mesi, visto l'accanimento con cui si sono avventati sul buffet. Il personale dell'albergo, a scopo cautelativo, ha organizzato una linea di difesa per le cucine: alcuni tra i più intrepidi pellegrini ha addosso i segni del filo spinato durante la battaglia. Partenza per medjugorie prevista per le 7:30, esclusi i 5 feriti e i 2 ricoverati per ferite medio-gravi....

Ore 15:25 siamo a medjugorie da un po'. Fatto pranzo (solita rissa per i posti a sedere) e attendiamo di recarci presso i luoghi di meditazione. Durante la visita a una chiesa qui vicino, interessanti scene di pellegrini in posa, abbracciati a statue di maria o di gesù, in attesa di foto ricordo con tanto di espressione mistica del tipo "ho una visione". A stento trattengo la voglia di fargli avere una visione del mio gancio destro sull'arcata dentale superiore.

Ore 22:40, appena rientrati dall'adorazione dell'eucarestia dove canti e brani venivano eseguiti in svariate lingue: ti adoro in tutte le lingue del mondo. Buona notte.

1° ottobre

Ore 12:30. Pranzo dopo scalata al monte della via crucis e messa finalmente in italiano. Alcuni segni di cedimento fisico da parte di alcuni pellegrini, ma per ora nessun segno di possibili passaggi alla vita eterna. Con la scalata pomeridiana potrebbe accadere di tutto, si aprono le scommesse. Buon appetito.

Ore 20:15 a cena dopo due scalate con tanto di cani guida e bastoni antivipera. La mia vicina di tavolo si è autoproclamata mia nonna e tenta di farmi mangiare tonnellate di cibo. Considerando che ha più barba di me, non oso contraddirla, se non altro per puro spirito di sopravvivenza. Il resto della truppa se la cava anche se arrivano alcuni segni di cedimento psico-fisico. Domani il clou con l'apparizione di Maria: chiederó di cambiare vicina di posto a tavola, speriamo bene. Buona serata.

Ora vado a fare due passi per comprare elmetto e giubbotto antiproiettile: pare che domani, in occasione dell'apparizione di Maria, ci sarà lo scontro finale con pellegrini da tutto il mondo. Chi sopravvive potrà considerarsi miracolato.....per ora. Buona notte.

Giovedì 2 ottobre, giorno dell'apparizione.

Sveglia alle 5:30 con tentativo di smadonnamento subito trattenuto visto il tema della giornata. Colazione alle 6 e poi a piedi verso il luogo dell'evento. Giunti sul posto troviamo una folla che al confronto l'unica data italiana degli U2 è una festa dell'oratorio. Spazio vitale procapite circa 30 cm quadrati. Iniziano le prime liti per accaparrarsi un posto in prima fila anche con utilizzo di un linguaggio molto pio ("che il signore ti fulmini" un esempio eclatante). Una vecchietta, particolarmente assatanata, ha iniziato a inveire contro una giovane ragazza accusandola di occupare troppo spazio: capito che la malcapitata non era italiana, se ne esce con l'affermazione "you have problems". La ragazza si guarda intorno smarrita e quando incrocia i miei occhi sembra dirmi "gliela dai tu una testata, che io mi vergogno?". Pochi minuti dopo, molto coerentemente, la folla si apre come le acque del mar rosso, per permettere all'attore pippo franco di passare......potere della TV.

Arriva il momento dell'apparizione e un silenzio irreale avvolge tutta l'area: viene poi letto il messaggio che Maria ha lasciato per i fedeli e, in pochi istanti, riprendono le ostilità tra i pellegrini. Praticamente l'apparizione è stato l'intervallo tra il primo e il secondo tempo di questa lotta fratricida che ha esaltato la natura umana in tutto il suo splendore: in estrema sintesi "meritiamo l'estinzione"

A pranzo riesco ad evitare la mia nuova nonna, che peró ha fatto adepti e mi vedo costretto a mangiare 5 peperoni ripieni preceduti da due piatti di pasta formato obelix. Seguono svariate discussioni su cosa si è visto, con tanto di reportage fotografici dove si afferma di aver visto in sequenza: 2 soli, il volto di Maria, il cielo multicolore, 3 ufo, 5 asini volanti, la faccia di berlusconi che saluta la folla abbracciato a gesù, borghezio che fa il ditone a tutti mentre si scaccola col tricolore. La dialettica tra fermanente convinti e scettici si accende sempre più fino al tragico epilogo dove, a colpi di dessert tirato in faccia, la sala da pranzo si trasforma in un campo di battaglia con trincee improvvisate. Molti i caduti sul campo, soffocati da numerosi colpi di trancio alla banana. Ora ci si riposa per affrontare l'ultimo pomeriggio dove gli ultimi sopravvissuti tenteranno di raggiungere incolumi la nottata per poter ripartire verso casa, ammesso che ci si arrivi. Buon pomeriggio.

Nel pomeriggio viene organizzata la visita ad un orfanotrofio ed a una comunità di recupero per ragazzi. In entrambi i casi si portano diverse valigie di roba da donare: ovviamente mi viene chiesto di portare quella carica di piombo che trascino con sforzo disumano fino a destinazione chiedendomi quale cacchio di indumenti possa avere un peso così. Interessanti e toccanti le testimonianze in entrambe le strutture, come altrettanto interessante è stato constatare come si sia riusciti ad uscire vivi dai piccoli negozietti messi a disposizione dei fedeli, dove l'assalto all'arma bianca è proseguito per svariati minuti tra rosari, immaginette, scatoline, baccialetti, cd, dvd, aranciata, coca, birra, panini, gelati, cicles, gratta e vinci.

La sera, a cena, ulteriore testimonianza della proprietaria dell'hotel, una ragazza italiana con un passato discutibile e rinsavita a Medjugorie......i casi sono due, o la conversione ha funzionato, o la droga assunta era davvero tanta.

Durante la cena, la grazia di Maria è giunta e nè la neo nonna, nè il suo fans club si sono seduti accanto a me e finalmente sono riuscito a consumare un pasto normale, anche se in continua apprensione per svariate occhiate che mi arrivavano da nonnina, piazzata strategicamente due tavoli più in là, con piena visuale sul mio piatto.

Passeggiata serale con qualcuno che propone di andare in chiesa ad assistere ancora a un rosario, iniziativa questa prontamente bloccata: il povero malcapitato credo sia ancora legato al water, imbavagliato con la carta igienica...verrà recuperato il prossimo anno.

Al rientro si fanno le valige confermando che la roba, per qualche motivo, quando la togli si moltiplica e non ci sta più.....la moltiplicazione di mutande e calzini.

Nottata tranquilla in preparazione del primo tratto del viaggio di ritorno.

Venerdì 3 ottobre

Si parte alla volta di Zara, perla della Dalmazia. All'arrivo, una simpatica vecchietta dice alla vicina: qui siamo in dalmazia, non in croazia. Il parroco, ex insegnante di geografia, ha di nuovo un malore e la rimanda a settembre con voto "Mio Dio!". Lauto pasto in ristorante dove, ovviamente, gli unici che rimangono senza posto siamo io e mia moglie. Nonna però non accetta che io resti digiuno e in 3 secondi si procura 2 tavoli, sei sedie, piatti, posate, bicchieri, acqua, vino, birra, mi guarda e dice: "mancia, mancia, che ttti fa bbbene" ... i camerieri, terrorizzati, anzichè portarci le portate nei piatti, ce le mettevano dentro insalatiere e guai a non finire tutto.

Terminato il pasto, con una guida locale si passa alla visita del centro storico della città: "questo è il duomo, ma è chiuso" - "questa è una chiesa molto interessante, ma è chiusa" - "qui potete rilassarvi un po' e prendere un caffè, ma non accettano euro".....insomma, una gran bella organizzazione.

Alla fine però, ci si va a godere il tramonto in riva la mare, con tanto di musica ricavata dal movimento delle onde, davvero spettacolare.

Chiediamo di farci fare una foto e il gentile compagno di pellegrinaggio dice: "con flash o senza?" decide per il senza, visto che dietro di noi il tramonto è davvero uno spettacolo: risultato, si vede un tramonto da paura e noi due siamo due macchie nere in pieno controluce....no ma grazie neh.

Si risale sul pullman verso le 18:30 alla volta di Gospic, per cena e pernottamento.

Arrivati ci si sistema nelle camere e si va a cena dove le discussioni sono inevitabilmente molto mistiche.....al termine, per dare un tocco di vita reale, decido di rovesciare la sedia che, provvidenza, finisce in pieno sul carrello dove la cameriera aveva appena raccolto bicchieri e bottiglie.....il pagamento dei danni lo rateizzo in 5 anni a interessi zero.

Si va a nanna, pronti ad affrontare le 14 ore di viaggio che ancora ci aspettano il giorno dopo, prendendo tristemente atto che ormai il culo ha la forma del sedile...buona notte.

Sabato 4 ottobre:

sveglia, colazione dove, per sfinimento, tutti alzano bandiera bianca e si arriva ad un trattato di pace sancito da pane burro e marmellata, cereali e caffellatte.

Si parte alle 8:00 per l'ultimo sforzo verso casa: ogni fermata ad un autogrill viene accolta da una ola e standing ovation dovute più alle vesciche piene che a reale convinzione.

Si giunge a Obrov, ridente località della Slovenia, dove ci si ferma per pranzo in un ristorante immerso nei boschi. Nonna ha provveduto affinchè avessimo un posto a sedere e 5 camerieri dedicati a riempire piatti e bicchieri appena fossero vuoti.

Durante una pausa, esco per prendere una boccata d'aria e noto alcune persone davanti a una piccola struttura, in adorazione: penso vi sia una immagine della Madonna e vado a vedere. In realtà trattavasi di sana porchetta in fase di cottura all'interno di un gigantesco barbecue: madonna o no, la porchetta è sempre la porchetta.

Al termine del pranzo i fumatori si accaniscono sui propri pacchetti di sigarette, consci che per ore la dose di nicotina non potrà essere assunta.

Durante il viaggio si scatena, ad un certo punto, la diatriba sul dove ci si trova: "siamo in Italia" - "siamo ancora in slovenia" - "siamo a verona" - "siamo a venezia" - io ho letto il cartello piacenza" ..... il parroco, ex compilatore di mappe per navigatori, ha un ictus e un infarto, dopodichè afferma: "basta, ci rinuncio, fate come cazzo vi pare".

Ultima fermata in autogrill per la cena, dove ormai ci si muove come automi nella più totale inconsapevolezza di luogo e data e forse anche di se stessi.

Il casello di Villanova d'Asti viene salutato come un'apparizione divina e ad ogni fermata per scaricare pellegrini ci si saluta con calore: "sì sì. ciao, sbrigati a scendere che qua si fa notte".

Finalmente arriva la nostra fermata: si scende con passo incerto e circolazione alle gambe praticamente azzerata, si recuperano le valige e si arriva finalmente a casa dalla quale si ha la sensazione di mancare da un mese.

Seguono saluti, baci, abbracci finchè la voglia di diventare un tutt'uno col materasso ha il sopravvento e ci si riappropria del proprio letto.

Qualcosa comunque resta dentro, qualcosa che, in questo tragicomico pellegrinare, ha comunque raggiunto la parte più intima di noi. C'è chi la chiama fede, chi la chiama pace, chi la chiama serenità.....ognuno la chiami come vuole, fatto sta che è lì e credo ci resterà a lungo finchè non decideremo cosa farne e come concretizzarla nella nostra vita. Una cosa è certa, ripensando a questa settimana, si è ritornati un po' più ricchi e non credo che sia una cosa che si possa dire di ogni viaggio che facciamo........

Grazie a tutti per l'attenzione e per aver condiviso questo piccolo racconto a puntate, a volte dissacrante, a volte ridicolo, ma non credo che lassù se la prenderanno: suppongo che abbiano un grande senso dell'umorismo e una gran pazienza, altrimenti non si spiegherebbe perchè non ci si sia ancora estinti.

La storia che vive

Contesto: puntata di Italan’s got talent (vabbè, ogni tanto mi lascio corrompere dalla tv)

Concorrente un signore di 87 anni: entra con passo ovviamente non proprio atletico, con il vestito grigio, i capelli bianchi e un sorriso di quelli che solo le persone vere e semplici sanno fare.

Ci si aspetta la solita cantata nostalgica o qualcosa del genere.

Inquadrano il figlio dietro le quinte: un marcantonio di almeno 185 cm, grosso,barba lunga tipo biker cazzuto…insomma uno che se lo incontri per strada, gli dai il portafoglio sulla fiducia.

Il simpatico anziano si presenta, timidamente, come rumorista, confermando almeno in parte le sensazioni iniziali.

Porta il microfono alla bocca, la platea si ammutolisce e lui inizia a fare il rumore del treno a vapore: ciuff ciuff, ciuff ciuff.

Istintivamente chiudo gli occhi e se non sapessi che è un uomo a fare questo rumore, giurerei che in sala sta passando il regionale per Fossano.

Riapro gli occhi giusto per assistere alla standing ovation del pubblico e al sorriso compiaciuto, ma non presuntuoso, del concorrente geriatrico…..a seguire, su richiesta dei giudici, arrivano anche il treno alta velocità, il temporale che solo a sentirlo veniva voglia di prendere l’ombrello e il bombardamento durante il quale mi aspettavo di sentire le sirene di allarme per avvisare la popolazione ad andare nei rifugi: un delirio di applausi.

Il concorrente dice poi di aver fatto il rumorista di mestiere, soppiantato poi dalle moderne tecnologie, sorride, saluta, ringrazia tutti, incassa il passaggio del turno di gara (non credo fosse il suo primo obiettivo) e se ne va.

Dietro le quinte, l’uomo brutale e aspirante serial killer, osserva il genitore con occhi lucidi e commossi e poi lo abbraccia, un abbraccio che profuma di amore e gratitudine.



Un episodio banale, inserito in un talent show che non brilla certo nel firmamento della miglior tv, ma un episodio che offre anche spunti di riflessione e un pizzico di malinconia.

In quella esibizione, in quei rumori (anche se suoni mi sembrerebbe più appropriato), c’era una vita intera, una vita buona a giudicare da come gli occhi del figlio lo guardavano.

Noi siamo sempre attenti e a volte ipocritamente commossi nelle numerose giornate della memoria….ricordiamo la storia, le tragedie, almeno per 24 ore e poi si ricomincia a vivere come sempre.

Raramente ci accorgiamo che la storia, almeno quella più recente e che quindi ci tocca più da vicino, è ancora viva e risiede proprio nei nostri anziani.

Dovremmo avere la pazienza, la voglia ed il rispetto per fermarci ogni tanto ed ascoltarli; loro sono il recente passato che ci ha portati qui, hanno storie da raccontare, ma pochi disposti ad ascoltarle.

La loro vita è la loro eredità per noi, il loro dono alle generazioni che li seguono, ma rischia di essere un dono che non verrà mai dato.

L’essere ascoltato, per un anziano, è uno dei modi per sentirsi ancora parte viva e attiva nella società.

Ascoltare, per un giovane, è uno dei modi per imparare a vivere ed essere attivo nella società.

E’ uno scambio di opportunità, è una condivisione di pensieri, è un mescolare epoche e vite che solo apparentemente sono distanti, ma che in realtà sono strettamente in relazione tra loro.

Abbiamo una ricchezza umana immensa proprio alla porta accanto alla nostra, ma come si fa a trarne qualcosa di buono se continuiamo a non guardare oltre il nostro naso?

Grazie sig. Enrico, Ciuff Ciuff anche Lei.

I matti non hanno il cuore

“I matti non hanno il cuore, o se ce l’hanno è sprecato…”

(Francesco De Gregori – I matti)

Curiosamente noto, in una via Garibaldi affollata, che tutti o quasi hanno l’espressione seria, alcuni annoiata, altri decisamente segnalatrice di un livello di scazzo ormai in rosso fisso…scena che si ripete ogni volta che passeggio per Torino, dove la maggior parte della gente, nonostante sia in giro a godersi il proprio tempo libero, sembra che sia più incazzata di quando quel tempo lo deve occupare in quell’attività tanto criticata quanto cercata che è il lavoro.

A interrompere il mio osservare arriva la musica lontana di una banda che suona la marcia dei bersaglieri; è il primo giugno e immediatamente penso a una anticipazione della festa della repubblica, percui inizio a guardarmi in giro per capire da dove arrivino quelle note, attendendo il passaggio dei musicisti col caratteristico copricapo.
La musica è sempre più vicina, ma della banda nemmeno l’ombra e inizio a dubitare del mio udito, anche perché nessuno sembra imitare il mio atteggiamento.

Poco dopo scopro il perché: un signore sulla sessantina, alto abbastanza da poterlo definire basso, molto basso, sta passeggiando a passo spedito portando sulle spalle uno zaino da cui escono due casse che fans del trap levatevi proprio. Quelle casse sono l’origine della marcia che lui trasmette senza soluzione di continuità per tutta la via.
Cammina e quando incrocia uno sguardo sorride e con un cenno del capo tanto delicato quanto educato, saluta e prosegue nella sua marcia senza curarsi di nulla, fiero e contento di fare quello che fa.

Nulla di così strano, tutto sommato, se non per il fatto che mi rendo conto che tutte quelle facce, prima incazzate, annoiate e scazzate, ora hanno un sorriso stampato sulle labbra mentre commentano lo strano fuori programma.

E forse “i matti non hanno il cuore o se ce l’hanno è sprecato”, ma il dono del sorriso è un atto che va oltre la pazzia, oltre il cuore stesso…è un minuscolo dono del creato, contagioso nella sua semplicità, candido nella sua purezza, potente nella sua immensità…

E allora, caro signore, continui a marciare con le sue casse portando un sorriso a chi incontra, perché forse i veri pazzi siamo noi.

Dalle stalle alle stelle

Il 27 novembre 2018 non ha certo brillato nel firmamento dei trasporti ferroviari, perlomeno non nella tratta Rivarolo-Chieri; appena giunto alla stazione del Lingotto, per fare ritorno a casa dopo una giornata di lavoro, osservando il tabellone delle partenze ho subito intuito che sarebbe stato un lungo viaggio…gli indizi erano chiari, tipo “ritardo 45 minuti” o un decisamente più inquietante “Cancellato”.

Dagli altoparlanti comunicano che un guasto tra le stazioni di Trofarello e Chieri comporterà ritardi a cancellazioni, ultimando l’annuncio con l’ormai evergreen “ci scusiamo per il disagio” che è diventato un classico come e forse più di “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno…se si facessero pagare i diritti SIAE per quella frase, le ferrovie italiane sarebbero la prima potenza economica mondiale.

Fermo al binario 4, ascolto gli annunci e osservo le rotaie come un cane osserva la ciotola del cibo vuota, in attesa che il miracolo si compia e appaia come per magia il treno che mi riporterà a casa. Miracolo che sembra arrivare quando viene annunciata la partenza del convoglio per Chieri al binario 1.

L’esodo biblico dei passeggeri si compie nel sottopasso lingottiano (o lingottese? vabbè non è importante); un popolo stanco e mediamente esasperato che accoglie questa partenza come un segno della bontà divina.

Il sospiro di sollievo però dura il tempo di due fermate perchè giunti a Trofarello ci viene comunicato che il treno termina la corsa e non prosegue.

La sensazione è la stessa che si proverebbe se ci facessero vedere i regali sotto l’albero e, all’ultimo momento, ci dicessero che non sono per noi.

Il clima generale spazia dalla rassegnazione alla rabbia, con un inizio di imprecazioni così fantasiose da meritare di prendere qualche appunto, che nella vita servono sempre nuove forme di insulto.

Consulto il tabellone delle partenze e leggo che al binario 5 arriverà, con un inevitabile ritardo di 25’, il prossimo convoglio; mi piazzo e attendo fiducioso, mentre al binario 6 c’è ancora un capannello di passeggeri che discute animatamente con il macchinista, confermando la tendenza a prendersela con chi non c’entra una beata mazza con le situazioni che ci recano disagio:

al ristorante il cibo non è buono? me la prendo col cameriere.

al supermercato ci sono troppe poche casse aperte? me la prendo con le cassiere.

il treno si ferma a Trofarello? me la prendo col macchinista.

Essere l’interfaccia col pubblico è il lavoro più rischioso e meno gratificante del mondo.

A frantumare ogni speranza di viaggiare ancora su rotaia, arriva l’ennesimo annuncio che avvisa della presenza di un pullman sostitutivo pronto nel piazzale adiacente alla stazione.

Ennesimo spostamento con esito incerto, in quanto del suddetto pullman non vi è ancora traccia, se non nella fantasia scatenata da un processo mentale di disperazione che ti fa vedere un autobus anche guardando una fiat 500 del 1971.

Intanto valuto le alternative possibili:

1

Taxi: tempo stimato di arrivo a casa 25 minuti

Costo stimato: 30 euro

Esito: bocciato

2

Autobus 45 fino a Cambiano e proseguimento a piedi fino a casa: tempo stimato di arrivo 1,5 ore

Costo: zero

Rischio di essere investito durante il tragitto pedestre: alto

Esito: bocciato

3

Dormire in stazione a Trofarello: tempo di arrivo a casa 24 ore

Costo: zero

Possibilità di racimolare qualche euro venendo scambiato per un clochard: scarsa

Rischio di venire cacciato per vagabondaggio: alto

Esito: bocciato

Terminate le opzioni e gran parte delle energie, mi rassegno ad attendere il tanto famigerato bus, quando l’inaspettato si materializza nella figura di una giovane ragazza che mi si avvicina e mi chiede cosa sia successo, incuriosita dal volume di persone ferme davanti alla stazione.

La breve spiegazione che le fornisco è utile a scatenare quella roba di cui tanto riempiamo i nostri post sui social, ma che stentiamo a materializzare in gesti concreti: la solidarietà.

La ragazza in questione fa semplicemente un rapido calcolo: sono in macchina e vado a Chieri, ho 4 posti vuoti che equivalgono ad altrettante persone che posso trasportare fino a casa o quasi…e siccome la matematica non è un’opinione, al contrario della solidarietà che più che un’opinione è sempre più un’eccezione alla regola del cinismo, si offre di accompagnare 4 di noi fino alla stazione di Chieri, da cui poi ognuno proseguirà come è solito fare.

Il tragitto scorre tra chiacchiere e qualche risata ironica sull’accaduto e su altri argomenti sicuramente futili, ma che servono sia a stemperare la tensione accumulata (e anche un po’ di stanchezza), sia a rendere gradevoli i pochi chilometri che ci separano dalla meta.

Rientro a casa stupito di essere stupito, perchè mi rendo conto che l’ovvio è diventato ormai rarità, che la normale tendenza all’aiuto reciproco sta lasciando il posto alla diffidenza, alla paura e a quell’egoismo che troppo spesso viene definito sano, senza considerare che lo è nella misura in cui viene bilanciato da un tendere verso l’altro.

Questa ragazza, di cui non ricordo il nome, non ha avuto il minimo dubbio, nessuna incertezza…per lei era del tutto normale offrire quel passaggio che invece non era assolutamente un atto scontato, soprattutto nel mondo dei “grandi”.

Ma si sa, i giovani spesso costituiscono il meglio della società, proprio perchè non hanno ancora avuto il tempo di farsi corrompere da essa.

Incasso la lezione di vita e la faccio mia, giusto per ricordarmi come dovrebbero funzionare le cose in un mondo normale.

Quindi il grazie va a lei, non tanto per il passaggio tanto gradito quanto inaspettato, ma per per aver dimostrato, ancora una volta, che basta davvero poco per essere semplicemente quello per cui siamo stati progettati: esseri umani.

bene ma non benissimo...

nella fase di conoscenza, corteggiamento e innamoramento diamo sempre il meglio di noi, perchè dopo sia sopportabile il nostro peggio...

 

ed è subito sera.

Trigonometria

cerco menti acute

in mezzo a centinaia di persone ottuse...

 

ed è subito sera...

Social

Scriviamo cose inutili

a persone che non conosciamo

e a cui non frega nulla

nell'immenso oceano

del nulla assoluto

 

ed è subito sera...

Vuoi ballare?

29 settembre, sabato sera, lungo mare...c'è poca gente che passeggia e questo dà la possibilità a me e alla mia compagna di goderci il luogo con una pace inusuale in una serata piacevolmente fresca.
I locali sono praticamente vuoti e i pochi clienti sono turisti tedeschi o olandesi.
Incappiamo in un artista di strada che diffonde la musica del suo violino attraverso un piccolo amplificatore alimentato a batteria, che trasmette le basi su cui lui suona con una buona tecnica.
Si susseguono valzer, tanghi, mazurche e affini; ci sediamo sul muretto accanto a lui e seguiamo le note che di certo non sono ciò che abitualmente ascoltiamo, ma che in quel contesto risultano essere più che gradevoli.
Una coppia anziana accanto a noi commenta e rispolvera i propri ricordi di gioventù, portati alla luce da quelle melodie.
Ascoltano, sorridono e ricordano fino a quando lei gli dice "balli con me?"
Lui da buon maschio duro e orgoglioso, nega questa concessione, ma un attimo dopo la guarda, sapendo che lei aspetta solo un suo cenno e replica "Vuoi ballare?"
L'inizio è incerto, tradendo il fatto che da tanto tempo non lo fanno, ma man mano che la musica avanza, i passi e l'affiatamento ritornano ad essere quelli tipici di chi non solo si conosce da tanto tempo, ma che che da tutto quel tempo si ama.
In mezzo al lungo mare, incuranti della gente, ballavano, sorridevano, facevano l'amore...un passante li osserva e gli grida "bravi" subito seguito dalla figlioletta che tiene per mano.
Il musicista sembra rinvigorito da questo inaspettato fuori programma e si concede qualche virtuosismo, quasi a rompere una certa timidezza.
Non resisto e prendo in mano il cellulare per filmare la coppia; sembra di essere in un film, di quelli da lieto fine e lacrime assicurate.
E in effetti scopro, un passo di danza dopo l'altro, di avere gli occhi lucidi di emozione e di gratitudine per questo omaggio alla vita, all'amore e alla gioia.
Terminate le danze, la coppia si risiede accanto a noi, li guardo sorridendo e dico loro "eravate bellissimi"...e lo erano, forse non per la maggior parte delle persone che passavano distratte e assorbite dai loro discorsi, ma per me lo erano...e lo sono ancora.

Auguro loro di saper assaporare il loro tempo insieme sempre con questo spirito, finchè il buon Dio glielo consentirà...e li ringrazio per questa lezione di amore, per la loro tenerezza, per aver dimostrato come il senso di tutto, alla fine, sia tutto in quei passi di danza e in ciò che rappresentavano.

Sì, erano bellissimi...erano mio padre e mia madre.

da padre a figlia

La nascita di un figlio è un evento che, si dice, sconvolge la vita; io preferisco dire che sposta gli equilibri che fino a quel momento si erano raggiunti non senza fatica e sudore.

La nascita di un figlio è un evento dal forte impatto emozionale che, a differenza di altri, dura per molto tempo portando con sè l'inevitabile cedimento alla poesia di una nuova vita che arriva e ci accompagnerà per sempre.

E molto spesso le onde emozionali riescono a celare la parte meno bella di un evento: i conflitti, le tensioni, le difficoltà...crescere insieme nell'eterna lotta tra educare ed venire educati reciprocamente.

Si dice che fare il genitore sia il mestiere più difficile del mondo; io non lo definirei un lavoro, ma una precisa responsabilità che un genitore ha verso i propri figli e, di riflesso, verso l'intera comunità.

E a un certo punto, inevitabilmente, arriverà il momento di tirare le somme, di guardarsi in faccia e onestamente fare il bilancio di come questa responsabilità sia stata gestita.

Ma se questo è difficile, ancor più difficile è parlarne coi diretti interessati; quei ragazzi che ormai si affacciano alla vita in modo indipendente, che si allontanano dal nido natio, che si arroccano in posizioni antagoniste facendo emergere l'inevitabile lotta generazionale, fino ad arrivare a una mediazione che null'altro è se non l'oggettivazione di un processo di crescita nel quale noi genitori abbiamo avuto un ruolo fondamentale, nel bene e nel male.

Parlare con i nostri figli è dannatamente difficile; vorrei saperlo fare meglio, vorrei mettere a nudo ciò che è ed è stata la mia vita...vorrei farlo come in questa canzone.

 

 

alba e tramonto...

Persone come l'alba: emergono pian piano e nel loro cammino portano luce, calore e colori.
Persone come il tramonto: affascinanti, romantiche, piene di colori, ma durano poco e dopo resta solo il buio.
Il tramonto è sopravvalutato...

Ma il cielo è sempre più "Blues"

 

Viaggio musicale: prologo

Correva l'anno 1981; io bambino di 10 anni stavo cercando faticosamente (e inconsapevolmente) la mia strada, la mia personalità e, in tutto questo, anche un'identità musicale in grado di rappresentarmi.
Per fortuna o per sfortuna, dipende dai punti di vista, quell'estate sono andato in montagna insieme a un mio cugino, più grande e già affacciato al mondo travagliato dell'adolescenza.
Pesce fuor d'acqua, gironzolavo con ragazzi di 16 anni con gli ormoni impazziti e la voglia di ribellione che affollava il loro DNA.
Durante uno dei pomeriggi passati ad affollare l'unico locale del paese, qualcuno si alzò, mise 200 lire nel juke box (che belli i tempi dei juke box e delle lire) e inserì il codice del disco che voleva condividere con i presenti...me compreso.
Bastarono circa 5 secondi per farmi entrare nel mondo che non ho mai più abbandonato: quell'inizio così vigoroso fatto di chitarra elettrica distorta, quella voce graffiante, quel crescendo di potenza, quegli assoli di cui potevo solo immaginare la velocità delle dita sulla tastiera...non avevo ancora capito chi ero, ma avevo capito quale sarebbe stata la colonna sonora della mia vita e quale strumento avrei provato a imparare a suonare (oggi posso dire con scarsi risultati, ma è l'intenzione che conta no?).
Spesso sono piccoli istanti, imprevisti ed estemporanei, a cambiare per sempre qualcosa in noi. Io ringrazio quel ragazzo per aver messo quel disco...i miei vicini di casa, invece, lo maledicono da anni.

C'est la vie.

 

 

mi piacciono

mi piacciono le persone dirette...

 

in molti casi, dirette altrove

Decidi

Possiamo lamentarci fino allo sfinimento, inveire contro il destino, l'umanità, la vita stessa...ma è solo per non accettare il fatto che la maggior parte della nostra esistenza dipende dalle nostre decisioni, comprese quelle sul come reagire a quelle degli altri...

 

 

 

Cantami l'amore

Per scrivere una canzone d'amore basta poco e lo dimostrano le tante canzoni fotocopia che vengono prodotte in continuazione...e per dirla tutta, troppo spesso con testi banali, puerili, svilenti, scandalosamente ruffiani per far presa su un pubblico sempre meno esigente sia dal punto di vista musicale, sia da quello dell'intensità e profondità dei testi.

Poi c'è qualcuno poco avvezzo a produrre questo tipo di canzone e proprio per questo, nel momento in cui si approccia all'argomento, lo fa in modo così elegante e raffinato da risultare definitivo. Questa non è una canzone d'amore, questa è LA canzone d'amore...e vaffanculo il "cuore che fa rima con amore"

 

 

Percentuali

Se fossimo il 10% di quello che diciamo di essere sui social, il mondo sarebbe un posto meraviglioso...se ne fossimo il 20%, sarebbe il paradiso terrestre.

Tempo

Se usi la K al posto del CH

se per scrivere "non" scrivi "nn"

se scrivi "xè" anzichè "perchè"

ecc ecc ecc

sono contento che tu abbia risparmiato tempo...

fallo risparmiare anche a me: ignorami!

Sport...

San Silvestro in una sera d'estate, campetto all'aperto di basket...gli zaini a bordo campo contengono lo stretto necessario per giocare.
Il sole lentamente cala lasciandosi alle spalle il caldo opprimente e disegnando lunghe ombre sul terreno.
Sul campetto in cemento che solco dopo più di 20 anni di assenza, vivo un ritorno alle radici dello sport, dove non c'è una società, non ci sono palazzetti, allenatori, tifosi, divise...ci sono solo ragazzi con il loro sudore e la loro passione, con la voglia di vivere insieme un momento di aggregazione fatto di sport e di totale assenza di qualsiasi etichetta sociale...c'è solo una palla da giocare, due canestri un po' sgangherati in cui farla entrare, canotte di mille colori diversi e quell'aria di condivisione, lealtà e amicizia che appartiene allo sport "on the road"
Due ore in cui dimenticarsi del mondo, o forse semplicemente due ore in cui viverlo nel modo migliore...e alla fine, il corpo ti ricorda che inizi a essere in po' vecchio per questa roba, ma il cuore ti ricorda che sei ancora vivo...
Dio benedica la pallacanestro

Guscio di noce

e tu per cosa lotti?

che cosa cerchi?

per cosa moriresti?

 

 

Tossico

Ognuno è tossico di qualcosa, di qualcuno, anche di sè stesso, ma pochi hanno abbastanza palle da ammetterlo.

 

 

Mi pare appropriato

 

Per dire...

Ma a quelli che "sono unico" - "sono unica", si può rispondere "grazie al cazzo" o pare brutto?

Ognuno ha i propri bisogni speciali...da custodire gelosamente in se stesso fino a quando non saprà che può fidarsi così in profondità da poterli lasciare liberi...

 

 

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