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desenectute 21 luglio

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Mi descrivo

Beh, sono un anziano signore alle soglie degli 80. Dicono che la mia mente sia ancora in ordine. Ci credo perchè i miei attuali interessi sono gli stessi di quando avevo 40 anni. L'arte, il cinema, lo sport. La cultura in generale, l'amore per la quale mi è stato inculcato dai miei professori di un prestigioso Liceo Classici di Firenze: il Galileo. Per ora... sufficit.

Su di me

Situazione sentimentale

sposato/a

Lingue conosciute

-

I miei pregi

Voglia di ragionare. Ricerca dell'obiettività. Mancanza di pregiudizi.

I miei difetti

Troppa TV. Selezionata però.

Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. Tutti i tipi di musica
  2. Lo sport
  3. La fantascienza

Tre cose che odio

  1. La maleducazione
  2. Le parole scurrili
  3. Il cattivo gusto

I miei interessi

Vacanze Ok!

  • Città d'arte
  • Trekking

Vacanze Ko!

  • Enogastronomia
  • Tour organizzato
  • Mare e movida
  • Passioni

    • Arte
    • Cinema
    • Sport
    • Tv e serie tv
    • Lettura

    Musica

    • Classica

    Cucina

    • Piatti italiani
    • Pizza

    Libri

    • Classici
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    • Biografie
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    Sport

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    • Calcio e calcetto
    • Tennis
    • Trekking

    Film

    • Fantascienza
    • Storico
    • Classici
    • Commedia
    • Catastrofico

    Libro preferito

    Ne rileggo tanti volentieri

    Meta dei sogni

    Machu Picchu - Isola di Pasqua

    Film preferito

    Warlock

    ORRORI

     

     Mirabile esempio di raffinata  eleganza 

    RESISTENZA 

    Lo avrai
    camerata Kesselring
    il monumento che pretendi da noi italiani
    ma con che pietra si costruirà
    a deciderlo tocca a noi.

    Non coi sassi affumicati
    dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
    non colla terra dei cimiteri
    dove i nostri compagni giovinetti
    riposano in serenità
    non colla neve inviolata delle montagne
    che per due inverni ti sfidarono
    non colla primavera di queste valli
    che ti videro fuggire.

    Ma soltanto col silenzio del torturati
    più duro d'ogni macigno
    soltanto con la roccia di questo patto
    giurato fra uomini liberi
    che volontari si adunarono
    per dignità e non per odio
    decisi a riscattare
    la vergogna e il terrore del mondo.

    Su queste strade se vorrai tornare
    ai nostri posti ci ritroverai
    morti e vivi collo stesso impegno
    popolo serrato intorno al monumento
    che si chiama
    ora e sempre
    RESISTENZA

     

     

    La piccozza

    Da me!… Non quando m’avviai trepido
    c’era una madre che nel mio zaino
    ponesse due pani
    per il solitario domani.

    Per me non c’era bacio né lagrima, 
    né caro capo chino su l’omero
    a lungo, né voce
    pregnante, né segno di croce.

    Non c’eri! E niuno vide che lacero
    fuggivo gli occhi prossimi, subito, 
    o madre, accorato
    che niuno m’avesse guardato.

    Da me, da solo, solo e famelico,
    per l’erta mossi rompendo ai triboli
    i piedi e la mano, 
    piangendo, sì forse, ma piano:

    piangendo quando copriva il turbine
    con il suo pianto grande il mio piccolo,
    e quando il mio lutto
    spariva nell’ombra del Tutto. 

    Ascesi senza mano che valida
    mi sorreggesse, né orme ch’abili
    io nuovo seguissi
    su l’orlo d’esanimi abissi.

    Ascesi il monte senza lo strepito 
    delle compagne grida. Silenzio.
    Ne’ cupi sconforti
    non voce, che voci di morti.

    Da me, da solo, solo con l’anima,
    con la piccozza d’acciar ceruleo, 
    su lento, su anelo,
    su sempre; spezzandoti, o gelo!

    E salgo ancora, da me, facendomi
    da me la scala, tacito, assiduo;
    nel gelo che spezzo, 
    scavandomi il fine ed il mezzo.

    Salgo; e non salgo, no, per discendere,
    per udir crosci di mani, simili
    a ghiaia che frangano,
    io, io, che sentii la valanga; 

    ma per restare là dov’è ottimo
    restar, sul puro limpido culmine,
    o uomini; in alto,
    pur umile: è il monte ch’è alto;

    ma per restare solo con l’aquile, 
    ma per morire dove me placido
    immerso nell’alga
    vermiglia ritrovi chi salga:

    e a me lo guidi, con baglior subito,
    la mia piccozza d’acciar ceruleo, 
    che, al suolo a me scorsa,
    riflette le stelle dell’Orsa.

     

     

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