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TESTIMONIUM FLAVIANUM



Quando si cerca di dimostrare l'esistenza mitica di Gesù, viene ripetutamente riproposta la prova basata sugli scritti di Giuseppe Flavio (nel testo "Josephus"), noto comandante ebraico e storico vissuto dal 37 al 100 d.C,. Ne le Antichità Giudaiche si trova il noto passaggio riguardante il Cristo e definito come "Testimonium Flavianum" (nel testo: "TF"):

"Ci fu verso questo tempo, un uomo saggio se pure bisogna chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a se molti giudei, e anche molti dei greci. Questo era il Cristo. Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce. Coloro che fin dal principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. Nel terzo giorno apparve a loro nuovamente vivo: perchè i profeti di Dio avevano profetato queste e innumerevoli altre cose di lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù che da lui sono detti cristiani". (Ant,Giud. 18,63-64)

Questo passaggio, sorprendentemente breve e semplicistico, costituirebbe la miglior prova dell'esistenza di Gesù, malgrado il fatto che nel complesso degli antichi scritti, dovuti a dozzine di storici, scrittori, filosofi. politici e altri, nessuno abbia mai menzionato questo grande autore di meraviglie detto Gesù il Cristo, e questo sebbene gli stessi abbiano vissuto, più o meno, contemporaneamente all'avvento del preteso salvatore cristiano.

UN TESTIMONE FALSO

Malgrado le migliori intenzioni di credenti in buona fede e le proteste di combattivi apologisti, e' stato dimostrato, nel corso dei secoli, che il TF e' un falso probabilmente interpolato dallo storico della Chiesa cattolica Eusebio, nel corso del quarto secolo dell'era volgare. Questo falso e' talmente scontato che, gia' dalla fine del 19° secolo, molti e rinomati studiosi hanno continuato a citare il passaggio come una menzogna. In effetti il TF viene raramente citato se non per sottolinearne la falsita'; numerosi testi dovuti ad autori diversi, durante gli ultimi 200 anni, hanno riportato ed affermato che il TF e' un passaggio spurio, una interpolazione ed un falso. Come rileva il Dott. Gordon Stein: "...la grande maggioranza degli studiosi, sin dal primo 1800, ha sostenuto che questa citazione non e' di Josephus, ma piuttosto un'interpolazione cristiana successiva alla sua opera. In altre parole si tratta di un falso rifiutato da tutti gli esperti". Il fatto e' che tale falso e' ormai cosi' noto e scontato, che molti esperti non ritengono utile perdere tempo prezioso in discussioni contro l'autenticita' del TF. Tuttavia, nel passato, poche decine di apologisti di dubbia credibilita' ed integrita' hanno insistito sul TF perche' questo breve e discutibile passaggio rappresenta, alla fine, l'unico, il piu' concreto e secolare riferimento non-biblico all'uomo che avrebbe messo il mondo in subbuglio. Malgrado le passate polemiche il dibattito e' attualmente limitato tra coloro che sostengono che il TF possa risalire a Josephus e successivamente "cristianizzato" e altri creduloni ed asserviti che lo ritengono "genuino" sin dalle sue origini.

Tanto per ribadire questo brano e' stato sin dall'inizio cosi' completamente analizzato e sviscerato, da studiosi di grande fama - la maggioranza dei quali cristiani credenti - che nelle decadi seguenti altri studiosi non hanno potuto fare a meno di dichiararlo falso in toto, e oggi altri esperti non lo menzionano affatto, se non per ribadirlo tale. (A costo di essere ripetitivo voglio insistere nel produrre numerose citazioni perche' si sente ancora una forte necessita' di porre un argine ad alcune argomentazioni cieche, di natura irrazionale e a-scientifica). Gli studiosi che hanno definitivamente provata la falsita' del TF hanno operato tra la fine del 18° secolo sino al 20° secolo; oggi si verifica, come gia' detto, una nuova tendenza: una opinione popolare sulla "teoria dell'interpolazione parziale" opposta a quella degli apologisti di ultima generazione che sostengono che l'intero TF e' "veritiero all'origine". Come dice Earl Doherty in Josephus Unbound: "Ora e' un fatto curioso che gli studiosi precedenti non abbiano avuto alcuna difficolta' a considerare questo intero brano come un'interpolazione cristiana. Charles Guignebert, ad esempio, nel suo Jesus (1956 p. 17) lo considera come una totale falsita' cristiana e, al pari di lui, Lardner, Harnack e Shurer lo hanno dichiarato totalmente spurio. Oggi pero' la maggior parte dei piu' seri studiosi ha deciso di allinearsi ad una certa forma di mix: cioe' le parti del TF originali sarebbero la base di una successiva aggiunta cristiana."

I primi studiosi che dimostrarono la totale falsita' del TF, lo fecero mediante l'esame accurato e puntuale, condotto dai piu' eruditi di essi, principalmente dagli scrittori cristiani di quei tempi, sparsi in vari paesi, con lavori prodotti in una grande varieta' di linguaggi, in particolare tedesco, francese ed inglese. Le loro conclusioni finali, come vengono esposte dalla scrittore cristiano Dott. Lardner, contenute in Christian Mythology Unveiled (CMU c. 1842) stabiliscono i seguenti motivi per dubitare completamente del TF: "Mattatia, il padre di Giuseppe Flavio, dovrebbe essere stato un testimone dei miracoli attribuiti a Gesu, e Josephus, nato due anni dopo la crocifissione, nel suo lavoro non dice assolutamente nulla sulla vita e sulla morte di Gesu e, per quanto riguarda il passo interpolato, esso e' oggi universalmente ritenuto come falso. Le argomentazioni del Christian Ajax, come quelle dello stesso Lardner, fanno rilevare che egli non e' mai stato citato dai nostri antenati, prima di Eusebio. Il passo introduce una variazione nella narrativa con un linguaggio tipicamente cristiano. Non viene mai citato da Crisostomo malgrado questi citi sovente Josephus e quindi non avrebbe potuto trascurare questo passo se esso fosse stato presente nei testi di quei tempi. Non e' citato da Fozio (9° secolo) malgrado egli abbia scritto ben tre articoli riguardanti Giuseppe Flavio; oltre tutto questo autore dichiara espressamente che Josephus non ha mai avuto la minima idea di questo Cristo. Neanche Giustino Martire, nel suo dialogo contro l'ebreo Trifone; e neppure Clemente Alessandrino autore di diversi estratti dell'opera di Josephus; neanche Origene, contro Celso, ha mai accennato a questa testimonianza; al contrario, nel capitolo 25° del libro I di questo lavoro, Origene afferma chiaramente che Josephus non offre nessuna notizia del Cristo.
La falsita' di tale passaggio e' inoltre sostenuta da Ittigius, Blondel, Le Clerc, Vandale, il vescovo Warburton e Tanaguil Faber." (CMU, 47)

Le osservazioni piu' pertinenti, da parte di un padre della Chiesa assai noto, Origene (c. 185-254), compaiono nel suo testo "Contra Celsus", Libro I, Capitolo XLVII: "Nel diciottesimo libro delle sue Antichita' Giudaiche Josephus parla del testimone Giovanni detto il Battista, il quale prometteva la purificazione del'anima a tutti coloro che si assogettavano al suo rito. Ora questo scrittore, pur non credendo in Gesu come il Cristo, ricercando in seguito la causa della caduta di Gerusalemme e della distruzione del tempio, mentre afferma che la causa di queste calamita' fu la cospirazione contro Gesu, avendo gli ebrei messo a morte il Cristo, che era un profeta, egli dice - pur non essendo lontano dalla verita', che queste disgrazie accaddero ai giudei come una punizione per la morte di Giacomo il Giusto, fratello di Gesu (detto il Cristo) - avendolo gli ebrei mandato a morte anche se era un uomo altamente distinto per la sua giustizia..." Qui, nelle parole di Origene, si trova l'asserzione che Josephus, il quale descive le vicende di piu' di una dozzina di Gesu, non ne ha mai considerato uno come "il Cristo". La frase del TF e' pertanto spuria. Tanto piu' che Origene ne ignora la presenza sui lavori di Josephus. Quanto ad Origene ed al TF, Arthur Drews riporta in "Witnesses to the Historicity of Jesus": "Nell'edizione di Origene, pubblicata dai benedettini, si afferma che nel lavoro di Josephus non c'e' menzione di Gesu prima del periodo di Eusebio (c. 300 d.C.). Inoltre, nel 16° secolo Vossius era in possesso di un manoscritto di Josephus nel quale non era contenuta una sola parola circa Gesu. Sembra quindi che il brano sia stata un'interpolazione che puo' aver subito o meno modifiche successive".

Secondo l'autore di CMU, questo Vossius, citato da numerosi scrittori, quale possessore di una copia delle Antichita' Giudaiche di Giuseppe Flavio priva del TF, sarebbe I. Vossius, scrittore di opere in latino. Purtroppo nessuno di questi scrittori riporta dove e quando questa affermazione puo' essere reperita tra i lavori del Vossius stesso. Altre volte il Vossius viene indicato come tale Gerardus che, come suo figlio Isacco, visse nel 17° secolo. I padri della Chiesa ignoravano il brano di Josephus. Ad ogni modo, come precisa G. A. Wells in "The Jesus Myth", non soltanto parecchi padri della Chiesa, a partire dal secondo e fino al terzo secolo, e anche nei primi anni del quarto, non avevano nessuna conoscenza del TF, ma anche dopo che Eusebio lo ebbe improvvisamente "scoperto" nella prima meta' del quarto secolo, parecchi padri "continuarono, nel quinto secolo, a citare Josephus ma non il passaggio del TF". (Wells, JM, 202). Nel corso del quinto secolo, il padre della Chiesa Gerolamo (c. 347-419 d.C.) cita solo una volta il TF con evidente disinteresse, in quanto ritenuto falso. In aggiunta al suo riferimento sul TF, nella lettera XXII ad Eustacchio, Gerolamo fa la seguente clamorosa dichiarazione:

"Josephus, scrittore ebraico, afferma che durante la crocifissione del Signore, si udi' una voce di divina potenza, levarsi dal tempio che disse "Lasciateci partire da qui'".

Gerolamo non poteva fabbricare questa presunta citazione, contenuta nel lavoro di Josephus, in quanto egli possedeva una unica copia del lavoro dello storico ebraico, nella quale questa citazione era gia' stata precedentemente interpolata. In effetti Gerolamo dichiara essere questa una "pia frode", una delle tante commesse dai cristiani di quel tempo e divenuta, nei secoli seguenti una pratica corrente. In effetti e' questo che dovrebbe essere tenuto ben presente quando si discute intorno all'autenticita' del TF. Di seguito una lista di alcuni autorevoli scrittori cristiani che hanno studiato o menzionato il lavoro di Josephus, ma non il brano su Gesu:

Giustino Martire (c. 100-165) che studio' con molta attenzione il lavoro di Josephus ma senza nessuna menzione del TF. Teofilo (189 d.C.), vescovo di Antiochia, non menziona il TF. Ireneo (c. 120/140-200/203 d.C.), santo e compilatore del Nuovo Testamento, non dice una parola sul TF. Clemente Alessandrino (c. 150-211/215 d.C.) teologo greco influente e prolifico scrittore cristiano, capo della Scuola di Alessandria: nulla sul TF. Origene (c. 185-254 d.C.), non parla del TF e in particolare afferma che Josephus non credeva che Gesu fosse il Cristo. Ippolito (c. 170-235 d.C.), santo e martire; nulla riguardo al TF. L'autore dell'antico testo siriaco "Storia d'Armenia" fa riferimento a Giuseppe ma non al TF. Minucio Felice (c. 250 d.C.), avvocato convertito al cristianesimo, ignora il TF. Anatolio (230-c.270/280 d.C.), nulla sul TF. Crisostomo (c. 347-407 d.C.), prelato siriano e santo, non una parola sul TF. Metodio, santo del 9° secolo. Anche in questa tarda epoca esistevano evidentemente copie di Josephus prive del TF, visto che Metodio non lo menziona. Fozio (c. 820-891 d.C.), patriarca di Costantinopoli. Altro indizio dell'esistenza di copie di Josephus prive di TF o, quantomeno, rifiuto di citazione dello stesso in quanto considerato falso.

ALTRE PROVE CONTRO IL TF

Quando si esaminano i primi testi greci, si nota subito come il TF interrompa il fluire del racconto pre-esistente, mentre lo stile linguistico del testo risulta alquanto differente da quello solito di Josephus. Questa e' una ulteriore prova di come il TF non abbia mai fatto parte degli scritti originali dell'autore. Rileva Wells: "Come ho accennato in "The Jesus Legend" esiste un'antica tavola dei contenuti delle "Antichita' Giudaiche" che non fa alcun riferimento al TF. Feldman (in Feldman e Hata, 1957, pag. 57) afferma che questa tavola era gia' nota nel quinto-sesto secolo, nella versione latina delle "Antichita' Giudaiche" e trovo difficile pensare che questo importante passaggio sia stato omesso da qualcuno e, tanto meno, dai cristiani che hanno riepilogato il lavoro. (Wells, JM, 201)". Inoltre Josephus entra in numerosi dettagli sul conto di personaggi di scarsa rilevanza, ivi compresi numerosi Gesu. Pertanto e' inconcepibile che egli dedichi solo poche parole a qualcuno che, a ben vedere, ricalca i caratteri di un personaggio del Nuovo Testamento. Se le vicende dei Vangeli costituiscono storia, allora Josephus avrebbe dovuto esserne informato, per esempio dell'irruzione nel tempio del supposto Gesu; uno storico interessato ai movimenti di natura messianica avrebbe certamente segnalato il fatto. Infine il TF si riferisce a Gesu come "uomo saggio" e questa definizione e' usata da Josephus solo per altri due personaggi, tra centinaia, e cioe' ai patriarchi Giuseppe e Salomone. Se Josephus avesse veramente creduto ad un Gesu di valenza storica allora avrebbe certamente scritto di lui in maniera assai piu' estesa. Invece no! Questo ci fa quindi pensare che Josephus fosse del tutto ignaro di questo brano. cegliendone i membri tra gli uomini che condividevano le sue idee politiche".

La Catholic Encyclopedia ("Flavio Giuseppe") riporta: "...Josephus... fu scelto dal Sinedrio di Gerusalemme quale comandante in capo della Galilea. In tale qualita' egli istitui', in ogni citta', un consiglio di giudici scegliendone i membri tra gli uomini che condividevano le sue idee politiche." E' indubbio quindi che Josephus fosse un ebreo istruito che ha vissuto esattamente nella regione dove, si dice, si sono svolti gli avvenimenti riportati dai Vangeli; altrettanto fecero i suoi genitori che furono contemporanei agli eventi di Gesu. D'altro canto era una vera passione, per Josephus, studiare il popolo ebraico e la sua storia; quindi oltre al TF, ovviamente falso, e la breve nota su Giacomo, ricordata dal Taylor, nei suoi voluminosi lavori non parla mai del Cristo ne del cristianesimo. Non c'e' alcun senso nel fatto che il prolifico scrittore ebraico non parli diffusamente dei movimenti cristiani, a meno che, a quel tempo, non ne esistesse un numero significativo. L'Enciclopedia Cattolica (CE) che sostiene la tesi della autenticita' del passaggio di Josephus, e' tuttavia costretta ad ammettere che: " il brano sembra soffrire a causa di ripetute interpolazioni". Allo stesso modo la CE conferma che gli scritti di Josephus furono largamente usati dai primi padri della Chiesa quali Gerolamo, Ambrogio e Crisostomo; malgrado cio', com'e' noto eccetto Gerolamo, nessun altro accenna al TF.

Riguardo al TF, come pure al passaggio su Giacomo, basato sulla frase "Giacomo, il fratello di Gesu, detto il Cristo", lo scrittore ebreo Ben Yehoshua fa alcune interessanti osservazioni: "Nessuna di queste frasi si trova nella versione originale delle Antichita' Giudaiche conservata dagli ebrei. Il primo passaggio (XVII, 3, 3) fu riportato dagli scritti di Eusebio intorno al 320 d.C., cosi' possiamo dedurne che esso sia stato aggiunto tra il periodo nel quale i cristiani conobbero le Antichita' Giudaiche e il 320 d.C. Non e' noto quando l'altro passaggio (XX, 9, 1) sia stato aggiunto. Nessuno di questi due testi puo' essere riferito ad una fonte sicura. E' falso quindi sostenere che questi passaggi siano stati scritti da Josephus e che essi provino l'esistenza di Gesu. Essi furono scritti da redattori cristiani e sono basati unicamente su credenze cristiane". Yehoshua riporta che lo storico del 12° secole, Gerald of Wales abbia riferito che un "Maestro Robert del Priorato di St. Frideswide di Oxford", avesse esaminato molte copie in ebraico di Josephus senza trovare citazioni cica il Cristo, eccetto che in due manoscritti nei quali appariva (a Robert evidentemente) come tale testimonianza fosse stata presente ma cancellata (graffiata via). Yehoshua afferma che poiche' l'abrasione comporta la rimozione dello strato superiore (della pergamena?), l'esistenza di queste cancellature su due delle molte copie osservate non e' una prova che cio' che e' stato rimosso sia effettivamente il TF. Gli apologisti invece non hanno dubbi e sostengono che questi testi ebraici sono unicamente delle vecchie copie sulle quali le autorita' ebraiche hanno rimosso il TF. Questa accusa di mutilazione di un testo d'autore, ovviamente puo' facilmente essere girata contro i cristiani. Inoltre, considerato che Vossius ha presumibilmente posseduto una copia delle Antichita' Giudaiche senza il TF e' altrettanto possibile che esistessero "altre copie ebraiche" similmente prive del passaggio.

CRITICITA' ANCHE DAL MONDO CRISTIANO

I motivi che portano a concludere che il passaggio di Josephus sia un falso sono stati ripresi anche da numerose autorita' cristiane, degne di attenzione per la loro onesta' e integrita'. In "The Christ", John Resemburg riporta le opinioni dei critici del TF basate sullo studio delle copie dei secoli passati; queste autorita', la maggioranza delle quali cristiane, comprendono, in modo particolare, il Dott. Lardner il quale afferma: "Una testimonianza tanto favorevole a Gesu, contenuta nel lavoro di Josephus, vissuto subito dopo il Salvatore, ai tempi di Vespasiano e Tito e al corrente degli avvenimenti del suo paese, pur avendo ricevuti tanti favori dai romani, non sarebbe stata ignorata o taciuta da un apologista cristiano (Lardner's Works, Vol. II, Cap. iv)." Resta tuttavia il fatto che il TF e' stato negletto e trascurato dai primi scrittori cristiani per il semplice motivo che non esisteva.

 Un'altro autorevole personaggio, il vescovo Warburton, defini' il TF "un falso clamoroso e alquanto stupido". Di rincalzo il Remsburg riporta le parole del "Rev. Giles della Chiesa d'Inghilterra" affermando che: "Coloro che conoscono meglio la personalita' di Josephus e lo stile delle sue scritture, non hanno esitazioni nel condannare questo passaggio come un falso interpolato nel testo, durante il terzo secolo, da qualche pio cristiano che era rimasto scandalizzato che un famoso scrittore come Josephus non avesse detto nulla sui Vangeli o sul Cristo che e' il loro oggetto...".

In aggiunta, il Rev. S. Barin-Gould osserva: "Questo passaggio e' attribuito in primo luogo ad Eusebio (315 d.C.) in due citazioni (Hist. Eccl., lib.I, cap. xi; Demonst. Evang., lib. iii); ma era sconosciuto a Giustino Martire (140 d.C.), a Clemente Alessandrino (192 d.C.), a Tertulliano (193 d.C.) e a Origene (230 d.C.) Una tale testimonianza sarebbe stata certamente riportata da Giustino nella sua apologia o nella controversia con Trifone l'ebreo, se fosse esistita nelle copie di Josephus del suo tempo. Il silenzio di Origene e' ancora piu' significativo. Celso nel suo libro contro la Cristianita', si serve di un ebreo. Origene, a sua volta attacca l'argomento di Celso e del suo ebreo. Egli non avrebbe mancato di citare le parole di Josephus, le cui opere gli erano note, se il brano fosse esistito nel testo originale. Egli poi indubbiamente e distintamente afferma che Josephus non credeva nel Cristo (Ctr. Cels., I). Il passo seguente, dalla penna del Dott. Farrar, si puo' trovare nell'Enciclopedia Britannica: "Questo Josephus scrisse l'intero brano in modo tale che nessun critico sensato potrebbe sostenerlo". E cosi' via attraverso le opinioni di esperti del Cristianesimo quali Theodor Keim, Rev. Dott. Hooykaas e Dott. Alexander Campbell. Ai tempi del Dott. Chalmers ed altri, il TF e' stato totalmente screditato da tali esperti al punto di dichiararlo un falso in toto e non lo considerano, neanche per un momento, come prova dell'esistenza di Gesu, sia come uomo che come divinita'. Infatti questi ultimi difensori della fede sapevano malgrado tutto che il TF era un falso e che Josephus non ha mai accennato a Gesu.

Resemburg inoltre riporta: "Cannon Farrar, il quale ha scritto una vita di Cristo, tuttavia lo ricusa e lo rinnega e afferma: il singolo passaggio nel quale (Josephus) allude a lui e' interpolato, se non interamente spurio, (Life of Christ, Vol. I, pag. 46)."

Nel suo moderno lavoro apologetico "The Case for Christ" Leo Strobel riferisce un passaggio tratto da un romanzo pubblicato da Charles Templeton nel 1979, nel quale l'autore dichiara per quanto riguarda Gesu: "Non c'e' una sola parola su di lui nell'ambito di una storia secolare. Non una parola! Nessuna menzione di lui da parte dei Romani. Nessun riferimento da parte di Giuseppe". (Strobel, 101) Strobel riporta successivamente la risposta del cristiano Prof. Edwin Yamauchi che accusa il Dott. Templeton di essersi sbagliato esistendo, secondo lui, un riferimento a Gesu nell'opera di Josephus. La risposta fittizia di Yamauchi ignora volutamente ed espressamente i saldi argomenti precedenti sui quali Templeton era abbastanza esperto per poter rilasciare una dichiarazione di questo tenore. Templeton era evidentemente al corrente del preteso riferimento contenuto in Josephus, ma aveva anche capito, dai lavori dei piu' eruditi scrittori cristiani dell'origine, trattarsi di un falso senza alcun riferimento da parte di Josephus. Con questo facile modo di ignorare o mascherare gli scritti dei primi studiosi del cristianesimo, i credenti moderni si riattaccano al TF, argomento da lungo tempo dismesso, al fine di convincere loro stessi di cio' che non e' credibile.

Nell'ambito di una critica piu' moderna, in "The Jesu Puzzle" e nel suo articolo in rete "Josephus Unbound" il classico secolarista Earl Doherty non lascia una sola pietra in piedi nella demolizione del TF, eliminando ogni speranza per i futuri apologisti di dimostrare, come si e' cercato di fare in passato, la storicita' di Gesu. Per quanto riguarda i riferimenti a Josephus, al fine di ottenere una prova dell'esistenza di Gesu, Doherty scrive: "...nel primo secolo, in mancanza di qualsiasi prova a sostegno della tesi che Gesu di Nazaret, come descritto dai Vangeli, fosse veramente esistito, Josephus diventa un cappio troppo debole al quale appendere tale tesi. E il chiasso, l'ansia e le disperate manovre che circondano l'interpretazione di questi due piccoli passaggi, si trasformano in un rumore di gigantesche proporzioni... il fuoco eccessivo su queste incerte annotazioni e' spiegabile con il fatto che il resto della prova sia cosi' scarso e tanto contrario ad una immagine ortodossa. Se quasi tutto l'altro contenuto di Josephus punta in una direzione contraria a quella essenziale ai Vangeli e alla loro figura centrale, perche' mai Josephus avrebbe dovuto coprirsi le spalle con due passaggi, l'affidabilita' dei quali e' precaria ed in contrasto con tutte le altre evidenze?


Altri autori moderni critici verso il TF, in "The Jesus Mysteries", Freke e Gandy concludono che: "incapaci di fornire qualsiasi appiglio storico per provare l'esistenza di Gesu, numerosi cristiani hanno falsificato le prove, puntellando le loro interpretazioni sulla interpretazione letterale dei Vangeli; cosa che in seguito divenne pratica corrente. (Freke e Gandy, 137). Malgrado questi disperati tentativi, un considerevole numero di altri moderni scrittori rimane dell'opinione dei primi studiosi e quindi considerano il TF una frode in toto.

IL COLPEVOLE - Eusebio (c. 264-340)

Oltre al fatto di riconoscere la falsita' del passaggio di Josephus, molti studiosi qui' citati sono d'accordo su un'altra evidenza: che lo storico della Chiesa Eusebio sia stato il falsificatore dell'intero TF. Sono gia' stati prodotti vari argomenti per giungere a questa conclusione. In "Did Jesus Really Live", Marshall Gauvin osserva che: "tutto dimostra il carattere spurio del passaggio. E' scritto nello stile di Eusebio e non nello stile di Josephus. Josephus era un produttore fecondo che ha scritto estesamente su uomini di importanza secondaria. La stessa brevita' di questo riferimento al Cristo e' percio' una prova significativa della sua falsificazione. Questo brano interrompe il flusso della narrazione e non ha niente a vedere con quello che precede e quello che segue; la stessa posizione mostra chiaramente come l'insieme del testo storico sia stato interrotto da una mano estranea, per dare spazio ad una falsita'".

Per quanto riguarda l'assenza del TF sulle scritture dei primi padri e l'apparizione improvvisa ai tempi di Eusebio, il CMU afferma: "... e' stato osservato che il famoso inserto che troviamo in Josephus, concernente Gesu il Cristo, non era mai stato menzionato o riportato in qualsiasi senso, dai padri del primo, secondo e terzo secolo; questo sino al tempo di Eusebio quando, per la prima volta, viene citato da lui stesso (sic).

La verita' e' che nessuno di questi padri avrebbe potuto citare o alludere ad un passaggio che, ai loro tempi, non esisteva ancora; ma divenne improvvisamente assolutamente sicuro quando venne scritto ed interpolato da Eusebio, come suggeriscono Gibbon ed altri. Anche l'irriducibile Lardner ha dichiarato questo passaggio falso". (CMU, 79-80)

Inoltre la parola "tribù" nel TF e' un altro indizio che il passaggio sia stato prodotto da Eusebio che e' un amante di questa parola, mentre Josephus la usa soltanto per indicare origini etniche, mai quando descrive un movimento religioso. Kerry Shirts, su questo particolare punto osserva: "Eusebio ha studiato diligentemente Josephus al punto di potersi quasi sotituire a lui, tranne quando ha usato la parola "tribù", per individuare i cristiani. In tutta la letteratura che precede il concilio di Nicea, i padri non hanno mai usato la parola "tribù" o "razza" per indicare i cristiani e questo anche da parte di scrittori non cristiani. Tertulliano, Plinio il Giovane, Traiano e Rufio non usarono mai il termine tribu per riferirsi ai cristiani. Eusebio e' stato il primo a dare il via a questa pratica". In "Antiqua Mater: a Study of Christian Originis", Edwin Johnson ha rilevato come il quarto secolo sia stato "l'eta' preferita per il falso letterario e la sua diffusione". Egli ha inoltre commentato che non tutta la massa di invenzioni etichettate con "Eusebio" deve essergli attribuita perche' una parte di essa dovrebbe essere imputata agli scrittori pagani dei primi tre secoli, che scrivevano sui cristiani. Effettivamente il personaggio di Eusebio e' stato ripetutamente incolpato, nel corso dei secoli, sino a denominarlo un "luminoso bugiardo" ed una persona infida. Come tanti altri, anche Drews critica Eusebio affermando che molti dei riferimenti storici della Chiesa dovrebbero essere osservati con il massimo sospetto. Drews riporta che lo storico svizzero Jakob Burkhardt (1818-1897) ha definito Eusebio come "il primo storico dell'antichita' completamente disonesto." (Drews 32/fn) I motivi di Eusebio erano quelli di incrementare il potere della Chiesa e quindi non si fece scrupolo di utilizzare falsificazioni, soppressioni e notizie fittizie per raggiungere questo scopo.

CONCLUSIONE

Ammettendo per un istante che il passaggio di Josephus sia autentico, anche se è stato ampiamente dimostrato come cio' non possa assolutamente essere, esso non rappresenterebbe comunque una testimonianza oculare, ma piuttosto una notizia indiretta raccolta dopo circa sei decadi, dal verificarsi dell'evento descritto. Quindi il TF avrebbe pur sempre un valore modesto nello stabilire l'esistenza di un Gesu "storico". Ad ogni modo e' ormai abbastanza chiaro che l'intero passaggio di Josephus per quanto riguarda il Cristo, il Testimonium Flavianum, e' solo una bugia ed un falso. Riguardo a questo, Remsburg conclude: "Per quasi 1600 anni i cristiani hanno citato questo passaggio come una testimonianza, non solo dell'esistenza storica, ma anche del carattere divino di Gesu il Cristo. Mai un falso cosi' rigoglioso si e' mantenuto nel tempo... La relativa brevita' confuta la relativa autenticita'. Il lavoro di Josephus e' voluminoso ed esaustivo; si compone di venti libri. Pagine intere sono dedicate a piccoli ladri e a capi sediziosi. Circa 40 capitoli sono dedicati alla vita di un singolo re. Malgrado cio', questo essere eccezionale, l'individuo piu' grande che la sua razza abbia mai generato, un essere per il quale i profeti hanno previsto diecimila cose meravigliose, un essere piu' grande di qualsiasi precedente re, e' stato liquidato con una dozzina di righe...".

La dismissione del passaggio di Josephus per cio' che concerne Gesu non e' basata "sulla fede" o "sulla credenza" ma su di un esame accurato, scientifico e sul ragionamento logico. Questa ricerca e' stata ripetutamente confermata da numerosi esperti che si definiscono cristiani. Il Dott. Lardner conclude che il TF costituito da poche e poco conclusive parole, deve pertanto essere eliminato, in ogni contesto, come prova della Cristianita'. Considerata la grande autorita' degli studiosi e l'abbondanza delle ragioni scientifiche, possiamo chiudere la discussione sul malfamato Testimonium Flavianum di Josephus, dichiarandolo falso ed maliziosamente prodotto.
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