Libero

Violetta44

  • Donna
  • 60
  • Lu
Toro

Mi trovi anche qui

ultimo accesso: 18 ottobre

Ultime visite

Visite al Profilo 8.590

Bacheca

Violetta44 più di un mese fa

//fichiers.joliecarte.com/images/cartes/fr/cartes-anciennes/bienvenue/rgomb17t.gif

Gesù 

domandò ai suoi discepoli:

«La gente, chi dice che io sia?»

 

 

//4.bp.blogspot.com/-p1qYMVqvSK8/UNeAQ5wr2DI/AAAAAAAAAvo/xpr43dvMCmk/s1600/candeledella'vvento.jpghttps://iosonolalucedelmondo.it/_files/200000612-5183b52808/Lc%202,16-21%20MARIA%20SANTISSIMA%20MADRE%20DI%20DIO.jpg

VAI AL MIO SITO CLICCA QUI SOTTO

 

I MESSAGGI PIU' BELLI
 
Signore Gesù Cristo, nell’oscurità della morte Tu hai fatto luce. Concedici luce sufficiente per non perderti. Fai brillare il mistero della Tua gioia pasquale nei nostri giorni; concedici di poter essere veramente uomini pasquali in mezzo al Sabato santo della storia, sempre con animo lieto in cammino verso la Tua gloria futura. Amen.
(Joseph Ratzinger – Benedetto XVI)

Cristo è Risorto, alleluja: la nostra fede non è vana! Gioiosa Santa Pasqua.
 
2       05/05/2019 17:26 monellaccio19
Se poi c'è l'infinito amore per il Signore Gesù Cristo e per tutti i nostri fratelli, allora con il perdono siamo nelle grazie del Signore.
Buona sera carissima.
Ti piace?
7

Mi descrivo

!

Su di me

Situazione sentimentale

-

Lingue conosciute

-

I miei pregi

-

I miei difetti

-

Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. nessuna
  2. nessuna
  3. nessuna

Tre cose che odio

  1. nessuna
  2. nessuna
  3. nessuna

18 OTTOBRE 2020

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A (Mt 22,15-21)

e8208967ca_8393497_medMARIA

trionfo-cuore-Immacolato

Ave Maria

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 22,15-21)
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

L’ipocrisia dei farisei e dei sadducei proclama la veridicità di Gesù, che essi cercano di cogliere nella rete di un dilemma sapientemente calcolato: o egli afferma che il tributo ad uno Stato straniero e idolatra è lecito, e perde la stima di coloro che non accettano il dominio romano; oppure dichiara che questo tributo è illecito, e apre la porta al suo processo con l’accusa di istigare la sedizione. “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare”. Gesù non è il capo di un movimento di rivolta: il suo discepolo deve compiere i suoi obblighi civici. È in questo modo che l’ha capito la prima Chiesa (Rm 13,1-7; 1Pt 2,13-17). Ma ciò che è importante e decisivo, e che non sembra preoccupare i farisei, è il seguito: “E a Dio quello che è di Dio”. Soltanto a Dio si devono l’adorazione e il culto, e né lo Stato né alcun’altra realtà di questo mondo possono pretendere ciò che è dovuto esclusivamente a Dio. Il martirio è l’espressione suprema della resistenza cristiana di fronte al tentativo assolutistico del potere temporale di usurpare il posto di Dio (Ap 20,4).
A Dio ciò che è di Dio! Ma tutto appartiene a Dio, che è il creatore. Ed è per questo che non si può astrarre Dio durante la costruzione della città terrena, “quasi che Dio non meriti alcun interesse nell’ambito del disegno operativo ed associativo dell’uomo” (Reconciliatio et paenitentia , 14). L’uomo può realizzare la pretesa blasfema di costruire un mondo senza Dio, ma “questo mondo finirà per ritorcersi contro l’uomo” (ivi , 18).

11 Ottobre 2020

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A (Mt 22,1-14)

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14)
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei e disse: «Il Regno dei Cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». Parola del Signore.

FORMA BREVI

TESTO:-

Dal Vangelo secondo Matteo (22, 1-10)
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Come riuscirà la Chiesa, Sposa di Cristo, a presentare agli uomini del nostro mondo, della nostra società post-cristiana, l’incredibile invito del Padre alle nozze di suo Figlio? Come far sedere alla tavola di questo “banchetto di grasse vivande, di cibi succulenti, di vini raffinati” un’umanità apparentemente senza appetito? Questo compito appassionante di tutta la Chiesa – questa nuova evangelizzazione – deve occupare tutti i figli del nuovo popolo di Dio. Ne va di mezzo la vita e la vita del mondo.
Sembra che annunciare l’invito con un nuovo ardore, con nuovi metodi, con una nuova espressione non sia un mezzo superato. Alcuni tra coloro che trasmettono questo invito alle nozze saranno forse maltrattati, forse uccisi. Ci saranno certamente quelli che rifiutano l’invito. Poco importa. C’è gente agli angoli delle strade. Basta annunciare con convinzione che noi andiamo a un banchetto, che l’invito di Cristo è arrivato fino a noi e che noi conosciamo le portate. Basta sapere che noi possiamo tutto in colui che ci conforta.
L’annunciamo così? Siamo convincenti perché abbiamo già partecipato a questo banchetto? Non c’è niente di più ripugnante di coloro le cui parole ripetono quello che dicono gli altri, senza dare prova di alcuna esperienza.

27 Settembre 2020

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A (Mt 21,28-32)

(Mt 21,28-32)TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 21,28-32)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

C’è una frase conclusiva, comune alle due parabole della XXVI e XXVII domenica, che svela il segreto intendimento del discorso complessivo di Gesù: “Perciò vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare” (Mt 21,41).
La domanda posta da Gesù è la seguente: “Chi è allora il vero destinatario della promessa, il vero credente?”. Anche la parabola dei due figli deve essere letta in questa prospettiva.
Molte volte, infatti, può verificarsi una forma di sintonia solo apparente, perché ultimamente interessata, tra la nostra volontà e quella del Padre. Siamo capaci di dirgli dei “sì” speciosi e superficiali, non maturati al sole di quella vera obbedienza interiore, che può solamente essere il frutto di una profonda conversione a Dio. Una forma di obbedienza disobbediente perché non tocca le radici del nostro cuore e non cambia la nostra esistenza.
In questa ipotesi è vero che, pur immersi in una vita ancora disordinata, coloro che hanno deciso di seguire Cristo, senza reticenze e senza cercare in ultima analisi il loro interesse, si riscatteranno e avranno la precedenza nel regno dei cieli.
La parabola ci fa capire quanto sia anche per noi reale il pericolo di partecipare, con apparente docilità, durante tutta la nostra vita, alle celebrazioni liturgiche e alle attività della Chiesa, senza mai diventare veri cristiani.

Ave Maria

20 Settembre 2020

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A (Mt 20,1-16)

 

15 Settembre

Beata Vergine Maria Addolorata.

(Gv 19,25-27)
addolorata

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 19,25-27)
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Parola del Signore.

Oppure (Anche a te una spada trafiggerà l’anima)

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 2,33-35)
In quel tempo, il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Il mondo ha tanto bisogno di compassione e la festa di oggi ci dà una lezione di compassione vera e profonda. Maria soffre per Gesù, ma soffre anche con lui e la passione di Cristo è partecipazione a tutto il dolore dell’uomo.
Leggiamo nella lettera agli Ebrei i sentimenti del Signore nella sua passione: “Egli nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte”. La passione di Gesù si è impressa nel cuore della madre, queste forti grida e lacrime l’hanno fatta soffrire, il desiderio che egli fosse salvato da morte doveva essere in lei ancora più forte che non in Gesù, perché una madre desidera più del figlio che egli sia salvo. Ma nello stesso tempo Maria si è unita alla pietà di Gesù, è stata come lui sottomessa alla volontà del Padre.
Per questo la compassione di Maria è vera: perché ha veramente preso su di sé il dolore del Figlio ed ha accettato con lui la volontà del Padre, in una obbedienza che dà la vera vittoria sulla sofferenza.
La nostra compassione molto spesso è superficiale, non è piena di fede come quella di Maria. Noi facilmente vediamo, nella sofferenza altrui, la volontà di Dio, ed è giusto, ma non soffriamo davvero con quelli che soffrono.
Chiediamo alla Madonna che unisca in noi questi due sentimenti che formano la compassione vera: il desiderio che coloro che soffrono riportino vittoria sulla loro sofferenza e ne siano liberati e insieme una sottomissione profonda alla volontà di Dio, che è sempre volontà di amore

12 Settembre

Santissimo Nome di Maria

12 SETTEMBRE IL NOME DI MARIA
Dopo il nome di Gesù non v’è nome più dolce,
più potente, più consolante che quello di Maria;
nome dinanzi a cui s’inchinano riverenti gli Angeli,
la terra si allieta, l’inferno trema.

PREGHIERA

O potente Madre di Dio e Madre mia Maria,
è vero che non sono degno neppure di nominarti, ma Tu mi ami e desideri la mia salvezza.Concedimi, benché la mia lingua sia immonda, di poter sempre chiamare in mia difesa il tuo santissimo e potentissimo nome, perché il tuo nome è l’aiuto di chi vive e la salvezza di chi muore.Maria purissima, Maria dolcissima, concedimi la grazia che il tuo nome sia da oggi in poi il respiro della mia vita. Signora, non tardare a soccorrermi ogni volta che Ti chiamo, poiché in tutte le tentazioni e in tutte le mie necessità non voglio smettere di invocarti ripetendo sempre: Maria, Maria.
Così voglio fare durante la mia vita e spero particolarmente nell’ora della morte, per venire a lodare eternamente in Cielo il tuo amato nome: “O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria”.Maria, amabilissima Maria, che conforto, che dolcezza, che fiducia, che tenerezza sente l’anima mia anche solo nel pronunciare il tuo nome, o soltanto pensando a Te! Ringrazio il mio Dio e Signore che Ti ha dato per mio bene questo nome così amabile e potente.O Signora, non mi basta nominarti qualche volta, voglio invocarti più spesso per amore; voglio che l’amore mi ricordi di chiamarti ad ogni ora, in modo tale da poter esclamare anch’io insieme a Sant’Anselmo: “O nome della Madre di Dio, tu sei l’amore mio!”.Mia cara Maria, mio amato Gesù, i vostri dolcissimi Nomi vivano sempre nel mio ed in tutti i cuori. La mia mente si dimentichi di tutti gli altri, per ricordarsi solo e per sempre di invocare i vostri Nomi adorati.Mio Redentore Gesù e Madre mia Maria, quando sarà giunto il momento della mia morte, in cui l’anima dovrà lasciare il corpo, concedetemi allora, per i vostri meriti, la grazia di pronunciare le ultime parole dicendo e ripetendo: “Gesù e Maria vi amo, Gesù e Maria vi dono il cuore e l’anima mia”.
(Sant’Alfonso Maria de’ Liguori)

Sabato della XXIII settimana del Tempo Ordinario Anno A
Santissimo Nome di Maria. https://www.iosonolalucedelmondo.it/maria-settembre/
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 6,43-49)
Perché mi invocate: “Signore, Signore!”
e non fate quello che dico?
12 Settembre 2020

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 6,43-49)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.
L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

La sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda
Oggi Gesù ci rivela una grande verità. Ogni nostra parola è il frutto del nostro albero. Se l’albero del nostro cuore è buono, esso produce parole buone. Se invece è cattivo, sempre produrrà parole cattive. Vedendo il frutto, all’istante si riconosce l’albero. Nessuno pensi di raccogliere frutti buoni dall’albero cattivo del suo cuore. Ognuno rassicuri se stesso: se il suo cuore è buono, anche le sue parole saranno buone. Questa verità è mirabilmente illuminata da San Giacomo.
Fratelli miei, non siate in molti a fare da maestri, sapendo che riceveremo un giudizio più severo: tutti infatti pecchiamo in molte cose. Se uno non pecca nel parlare, costui è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. Se mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo. Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e spinte da venti gagliardi, con un piccolissimo timone vengono guidate là dove vuole il pilota. Così anche la lingua: è un membro piccolo ma può vantarsi di grandi cose. Ecco: un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta! Anche la lingua è un fuoco, il mondo del male! La lingua è inserita nelle nostre membra, contagia tutto il corpo e incendia tutta la nostra vita, traendo la sua fiamma dalla Geènna. Infatti ogni sorta di bestie e di uccelli, di rettili e di esseri marini sono domati e sono stati domati dall’uomo, ma la lingua nessuno la può domare: è un male ribelle, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio. Dalla stessa bocca escono benedizione e maledizione. Non dev’essere così, fratelli miei! La sorgente può forse far sgorgare dallo stesso getto acqua dolce e amara? Può forse, miei fratelli, un albero di fichi produrre olive o una vite produrre fichi? Così una sorgente salata non può produrre acqua dolce (Gc 3,1-12).
Nessuno potrà mai governare la lingua se non governa il cuore. Il cuore in un solo modo lo si governa: togliendo dal nostro petto con la potenza dello Spirito Santo quello di pietra per metterne al suo posto uno di carne, tutto spirituale, formato ogni giorno alla verità e alla carità di Cristo Gesù. È questo un lavoro ininterrotto. Mai finisce. Sempre all’inizio. Ce ne accorgiamo quando il cuore non è tutto spirituale dalle parole poco sante che escono dalla nostra bocca. Sono esse a rivelarci lo stato della nostra anima e del nostro spirito. Una parola santa rivela un cuore santo. Una parola di peccato, menzogna, egoismo, idolatria rivela un cuore di peccato.
Il cuore va quotidianamente costruito, edificato, forgiato sulla parola di Gesù. È la Parola del Vangelo il sano e sostanzioso nutrimento del nostro cuore. Chi nutre il cuore con il Vangelo, lo rende stabile per sempre. Possono esserci anche le tempeste spirituali più brutte e violente, ma il cuore resiste. È fondato sulla Parola di Gesù. Se invece è fondato sulla sabbia delle parole umane, delle filosofie umane, dei pensieri umani, allora al primo leggero soffio di vento, il cuore crolla, diviene una canna sbattuta dal vento, si abbandona ad ogni teoria, segue ogni moda. Molti sono i cuori che ogni giorno crollano sotto le tempeste della tentazione, perché non saldamente radicati in Cristo e nel suo Vangelo. È la Parola della Buona Novella la roccia di vera stabilità della nostra vita spirituale. Chi si edifica e si innalza sopra di essa rimarrà stabile in eterno. Non ci saranno tentazioni per lui. La sua casa sarà sempre salda.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, costruiteci sulla Parola. 

6 SETTEMBRE 2020

 

 

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A (Mt 18,15-20)0

Maria
l’Immacolata

trionfo-cuore-Immacolato

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 18,15-20)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Parola del Signore

RIFLESSIONI

In questa pagina del Vangelo di Matteo vengono riferiti alcuni “loghia”, ossia alcune parole o sentenze, così come furono autenticamente pronunciate da Gesù. Esse sono poste all’interno del discorso elaborato da Matteo sul modo di comportarsi dei cristiani in seno alla comunità. Per comprenderlo, questo discorso deve essere collegato alla frase conclusiva della sezione precedente, in cui si afferma: “Dio non vuole che neppure uno di questi piccoli si perda”.
È un monito a chi dirige la comunità, di non escludere nessuno, senza prima aver tentato ogni mezzo per correggerlo dal suo errore o dal suo peccato. Niente, infatti, è più delicato della correzione fraterna. La regola data da Cristo per la vita e la conduzione della comunità è quella di tenere presente la gradualità del procedere. Ognuno deve lasciarsi guidare dalla preoccupazione di salvaguardare, con ogni cura, la dignità della persona del fratello.
Il primato è dato, perciò, alla comunione. Deve essere salvata ad ogni costo, perché la comunione è tale solo se mette in opera ogni tentativo atto a convertire il peccatore.
Se il fratello persiste nell’errore, non sarà il giudizio della comunità in quanto tale a condannarlo, bensì il fatto che lui stesso si autoesclude dall’assemblea dei credenti. Così avviene nella scomunica pronunciata dalla Chiesa; essa non fa altro che constatare una separazione già avvenuta nel cuore e nel comportamento di un cristiano.

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A. (Mt 16,21-27) 30 AGOSTO 2020

(Lc 4,16-30)

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 4,16-30)
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l'anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: "Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!"». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. Parola del Signore.

 

RIFLESSIONI

Nel Vangelo di Luca l'episodio della predica di Gesù nella sinagoga di Nazaret ha valore programmatico, perciò è tanto più importante capire con esattezza il suo significato. Spesso viene interpretato in modo erroneo, perché si cerca di imporre al testo di Luca la prospettiva del passo parallelo di Marco e Matteo, mentre l'orientamento di Luca è diverso.
Luca lo vediamo distingue chiaramente due tempi contrastanti in questa visita alla sinagoga di Nazaret. In un primo tempo Gesù legge una profezia di Isaia e la dichiara adempiuta, perché lui stesso sta predicando l'anno di grazia annunziato dall'oracolo profetico. La reazione della gente di Nazaret è quanto mai favorevole: "Tutti gli rendevano testimonianza scrive l'evangelista ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca". In un secondo tempo, però, Gesù riprende a parlare citando l'esempio del profeta Elia e del profeta Eliseo, entrambi autori di miracoli a profitto non di connazionali, bensì di stranieri: la vedova di Sarepta e il siro Naaman il lebbroso. Allora la reazione dei nazaretani si capovolge: "Tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno", al punto di voler perfino uccidere Gesù, precipitandolo in un precipizio.
Come si spiega questo completo voltafaccia? Per spiegarlo correttamente occorre capire i sentimenti dei compaesani di Gesù. Quando dicono, dopo il suo primo intervento: "Non è il figlio di Giuseppe?" Non lo dicono con un senso di disprezzo, come negli altri sinottici, ma per sottolineare che Gesù, questo nuovo, ammirevole profeta, è un loro compaesano, quindi appartiene a loro. Il loro atteggiamento esprime una tendenza possessiva. Se Gesù ci appartiene, pensano, deve riservare a noi il primo posto nel suo ministero, deve fare per noi i miracoli! Gesù avverte questi loro pensieri e non li accetta, anzi li denuncia: "Di certo voi mi direte: Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui nella tua patria!". Ma Gesù ribatte: "Nessun profeta è "accoglibile" nella sua patria" ("accoglibile" è la traduzione precisa del termine usato qui da Luca). E Gesù lo spiega con gli esempi di Elia e di Eliseo. Gesù, cioè, si è opposto risolutamente alla tendenza possessiva dei suoi concittadini e ha richiesto loro una grande apertura di cuore, li ha invitati ad accettare che egli si dedicasse al servizio di altra gente, che andasse altrove a compiere i suoi miracoli. Contrastato, l'affetto possessivo si muta in odio violento (tanti drammi passionali si spiegano così; tanto più era forte l'affetto possessivo, tanto più violenta è la reazione contraria).
Lo stesso atteggiamento si ritrova poi negli Atti degli Apostoli da parte dei Giudei che contrastano l'apostolato di Paolo. Lo contrastano perché vedono che ha successo presso i pagani; sono presi da gelosia, e invece di ascoltare il messaggio evangelico perseguitano l'Apostolo.
Se vogliamo essere con Gesù, dobbiamo aprirci alla lezione molto seria di questo Vangelo: per essere con lui è necessario aprire il proprio cuore, non amare neppure Gesù in maniera possessiva, chiedendo per noi stessi le sue grazie, i suoi favori, chiedendo privilegi...
Se vogliamo essere veramente con lui, lo dobbiamo accompagnare quando va verso altra gente e quindi accogliere le grandi intenzioni missionarie della Chiesa. Soltanto così siamo veramente uniti al cuore di Gesù, altrimenti il nostro è un certo egoismo spirituale, che, per quanto spirituale, rimane egoismo, contrario alla carità di Cristo.

 

23 AGOSTO 2020

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A (Mt 16,13-20)

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 16,13-20)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Quando Gesù chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”, le loro risposte rispecchiarono le diverse teorie e speculazioni riguardo Gesù diffuse nella loro cultura.
Se la stessa domanda fosse posta da Gesù oggi, le risposte sembrerebbero forse più colte, ma sarebbero molto simili. Invece di evocare Elia, Giovanni Battista o Geremia, si evocherebbero forse le speculazioni dell’ultimo convegno sulla cristologia, oppure ancora i risultati di un recente sondaggio. Possiamo immaginare che Gesù ascolterebbe gentilmente, forse sorridendo. Poi però giunge la vera e propria domanda: “Voi chi dite che io sia?”. Non possiamo più rifugiarci dietro ad opinioni di altri, siano essi teologi o conduttori di dibattiti televisivi. Gesù vuole la nostra risposta personale. Dobbiamo prendere posizione personalmente nei suoi confronti.
È quello che succede con l’atto di fede. Gesù lancia una sfida a ogni uomo e a ogni donna direttamente e personalmente: “Tu, chi dici che io sia?”.
La nostra risposta possa essere quella di Pietro: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”. La nostra risposta possa essere quella della Chiesa, che fu fondata da Cristo su Pietro come su una pietra, affinché il “credo” diventasse un “crediamo”: Crediamo in Dio, Padre onnipotente…, in un solo Signore Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio…, per opera dello Spirito Santo… incarnato nel seno della Vergine Maria.

 

15 Agosto

Assunzione Della Beata Vergine Maria   Lc 1,39-56

Assunzione Della Beata Vergine Maria Lc 1,39-56

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 1,39-56)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. Parola del Signore.

 

RIFLESSIONI

Dopo l'annuncio, Maria è partita verso la montagna di Giudea per andare a trovare Elisabetta. Colma dello Spirito Santo, Elisabetta l'ha benedetta. L'ha proclamata "Madre del mio Signore". Fonte di gioia. Beatitudine vivente della fede. Maria ha risposto con il cantico del Magnificat. Parole ispirate, che lasciano intravedere il suo cuore. Esse sono per noi il suo "testamento spirituale". Identificandosi con Maria, la Chiesa di tutti i tempi continua a cantare tutti i giorni il Magnificat come suo proprio cantico.
Celebriamo oggi il mistero dell'Assunzione. Alla fine del suo passaggio sulla terra, la Madre del Redentore, preservata dal peccato e dalla corruzione, è stata elevata nella gloria in corpo e anima vicino a suo Figlio, nel cielo. La tomba vuota di Maria, immagine della tomba vuota di Gesù, significa e prelude alla vittoria totale del Dio della vita sulla morte, quando alla fine del mondo farà sorgere in vita eterna la morte corporale di ognuno di noi unita a quella di Cristo. L'Apocalisse ci mostra "un segno grandioso del cielo": la Donna che ha il sole per mantello, e una corona di stelle. Invincibile con la grazia di Dio di fronte al nemico primordiale. "Figura e primizia della Chiesa". Primizia nel dolore della maternità al servizio della Redenzione. Primizia nel destino della gloria. Da lì, nel focolare della Trinità, Maria ci aspetta tutti per vivere e cantare con lei la nostra riconoscenza alla Grazia di Dio. La beatitudine divina e umana della Salvezza. Il suo eterno Magnificat.

 

 

9 AGOSTO 2020

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A

Mt 14,22-33

Mt 14,22-33

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 14,22-33)
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

La paura e la mancanza di coraggio rappresentano un notevole ostacolo ad una vita di fede e d’amore.
Anche noi, proprio come gli apostoli sulla barca, possiamo lasciarci paralizzare dalla paura, che ci impedisce di vedere quanto Cristo ci sia vicino.
Egli è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, ed è anche il Dio della natura, che comanda alle tempeste e a tutte le forze distruttrici: “Egli annunzia la pace… La sua salvezza è vicina a chi lo teme” (Sal 85,9-10); anche quando ci sembra di essere su una barca a “qualche miglio da terra e… agitata dalle onde, a causa del vento contrario”, egli non è mai lontano da ognuno di noi.
Come san Pietro, dobbiamo essere pronti a rischiare la nostra sicurezza e l’eccessiva preoccupazione per noi stessi, se vogliamo che la nostra fede si rafforzi. Cristo dice ad ognuno di noi: “Vieni”. Per rispondere e per andare a lui, a volte, dobbiamo attraversare le acque della sofferenza.
Che cosa succede, allora, quando, sentendo la forza del vento, cominciamo ad avere paura e ad affondare? Per superare la paura si deve seguire l’esempio di Gesù: “Salì sul monte, solo, a pregare”. La fede si rafforza solo con una pratica regolare della preghiera.

2 AGOSTO 2020

Mt 14,13-21

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,13-21)
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
"Spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla"
Semplicità della nostra vita contemplativa: ci fa vedere il volto di Dio in ogni cosa, in ogni essere, dovunque e sempre! E la sua mano presente in ogni avvenimento ci fa compiere tutto - la meditazione e lo studio, il lavoro e il cambio, mangiare e dormire - in Gesù, con Gesù, per Gesù e facendolo a Gesù sotto lo sguardo amante del Padre, se restiamo sempre nella disposizione a riceverlo sotto qualsiasi forma egli arrivi.
Sono impressionata dal fatto che Gesù, prima di commentare la Parola di Dio, prima di annunciare le Beatitudini alla folla, ne ebbe compassione, fece guarigioni e diede loro da mangiare. E solo dopo ha cominciato a insegnar loro.
Ama Gesù con generosità, amalo con fiducia, senza guardarti indietro e senza problemi. Datti tutto a Gesù. Ti prenderà come strumento per compiere meraviglie a condizione che tu sia infinitamente più cosciente del suo amore che della tua debolezza. Credi in lui, rimettiti nelle sue mani con uno slancio di fiducia cieca e assoluta, poiché è Gesù. Credi che Gesù, e solo Gesù, è la vita; sappi che la santità non è altro che questo stesso Gesù che vive nel tuo intimo; allora sarà libero di porre la sua mano su di te.
Gesù è immerso nella preghiera, ha congedato la folla e ha dato ordine ai suoi di precederlo nell'altra riva del lago. È sera ed egli è ancora solo con Dio sul monte, mentre la barca con gli Apostoli e sballottata dalle onde. Càpitano le tempeste e si agitano le onde quando il Signore è lontano da noi e spingiamo la barca solo con le nostre povere forze. Sperimentiamo allora i nostri limiti, ci coglie la paura di affogare e di essere travolti dalle tempeste della vita. Il Signore non tarda a venire e viene dicendo chiaramente che egli è in grado di dominare le leggi della natura, egli può tranquillamente camminare sulle acque, che spaventano i discepoli ma che per lui sono un comodo tappeto. Comprendiamo lo stupore degli apostoli e le parole rassicuranti di Cristo che vogliono infondere coraggio e rimuovere la paura. Comprendiamo anche lo slancio di Pietro che vorrebbe imitare il suo Maestro per avere la certezza della sua presenza. Per camminare sulle acque come Cristo, occorre la fermezza della fede che fuga la paura, occorre credere alle parole del Signore e alle sue divine sollecitazioni anche quando le leggi della natura e la percezione immediata dei sensi ci distolgono dai pensieri e dai progetti divini. Il Signore Gesù va ancora ripetendo a ciascuno di noi, specialmente nei momenti di tempesta: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Lo ripete alla sua Chiesa e a tutti i suoi fedeli, forse particolarmente in questo momento della prova.

19 LUGLIO 2020

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A. (Mt 13,24-43)

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 13,24-43)
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!». Parola del Signore.

Forma breve

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 13,24-30)
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Noi vogliamo essere il grano buono che fruttifica per l’eternità
Nel Libro della Sapienza, troviamo la ragion d’essere di metterci davanti a Dio con la consapevolezza dei nostri peccati e della necessità di un’autentica conversione del nostro cuore e della nostra vita a Colui che è amore e misericordia infinita.
Il Signore, infatti, comprende le nostre debolezze e dopo il peccato concede il perdono.
Aver fiducia nella misericordia di Dio non deve costituire un alibi per continuare a peccare e mai cambiare strada. Anzi, non dobbiamo abusare di tale misericordia, in quanto il Demonio ci spinge ad agire in modo immorale, perché tanto il Signore comunque perdona.
Quanti cristiani vivono in tale atteggiamento sbagliato e anche nei confronti del sacramento della confessione non hanno un rispetto e quindi banalizzano il momento in cui vanno a confessare la reiterazione dei propri peccati, senza progredire minimamente nella vita etica.
E’ bene ricordare che la misericordia di Dio è infinita, ma ha anche un limite di fronte a chi non vuole cambiare vita e convertirsi.
Leggiamo, infatti, nel brano citato: Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto. La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono. Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Chiaramente si tratta di un potere spirituale e che ha attinenza con la vita interiore e religiosa di ogni credente.
Chi si lascia toccare da questo potere si trasforma in persona davvero credente. Il mio potere non è di questo mondo precisava Gesù durante il processo che lo portò alla condanna a morte, pur essendo l’unico vero innocente tra tutti gli esseri viventi, essendo il Figlio di Dio.
E nel Salmo 85 vengono ribaditi gli attributi fondamentali di Dio che sono la bontà, la misericordia, la disponibilità all’ascolto, ricco di amore e fedeltà.
All’opposto di questo Dio, grande e vicino all’uomo, troviamo la sua creatura che è facile all’ira, non sa perdonare ed ascoltare ed è tutta piena di sé, presuntuosa ed arrogante in ogni atteggiamento della sua vita. Per superare le nostre fragilità umane e le nostre debolezze, l’Apostolo Paolo, nel sintetico brano tratto dalla sua lettera ai Romani, ci incoraggia a guardare avanti nel segno di un cambiamento radicale e rinnovamento vero della nostra vita: Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.
Lo Spirito di Dio è su di noi e sa ogni cosa di noi, conosce tutto ciò di cui abbiamo bisogno a livello interiore, e prima di tutto abbiamo bisogno della grazia santificante che ci rigeneri continuamente nella vita spirituale, quella che conta molto di più rispetto ad una vita solo di esteriorità e di apparenze su cui è strutturato, in particolare, il modo di vivere di molta gente del nostro tempo, come i farisei del tempo di Gesù. Quante falsità e menzogne nella vita di tante persone che hanno bisogno di essere purificate dal fuoco di una vera conversione interiore e non dalla solo risistemazione esteriore.
La parabola della zizzania che ci viene presentata oggi, nel brano del Vangelo di Matteo, ci aiuta a fare vera pulizia spirituale personale, ma anche ecclesiale, nei rapporti con le persone.
Penso che nella vita, ognuno di noi si è trovato di fronte a persone sagge, sante e buone e di fronte a persone che seminano odio, rancore, divisione nelle famiglie, nelle comunità di credenti, nella società, in qualsiasi posto dove c’è da affermare la propria persona a danno degli altri, calunniando, diffamando, approfittando della bontà e generosità altrui, facendo passare per vere, autentiche menzogne e bufale di ogni genere.
Oggi soprattutto, che siamo esposti ad un mondo in perenne comunicazione globale, si rischia di entrare in quel vortice dei buoni e cattivi, secondo il modello di una cultura del pensiero debole, che non premia i santi e i buoni, ma protegge i delinquenti e i cattivi.
Grano buono e zizzania stanno insieme in ogni parte della terra, di questa terra, di questo tempo, ma alla fine arriverà il giudizio di Dio e si farà vera e definitiva pulizia. Consideriamo quello che Gesù stesso dice, spiegando ai discepoli, dopo aver congedato la gente, nella parabola del grano e della zizzania: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.
Gesù semina il grano buono, il Diavolo, che esiste ed agisce nella vita delle persone che fanno il male e dividono i figli dai genitori, i fratelli dai fratelli, i cristiani da altri cristiani, gli esseri umani da altri esseri umani, ecc… sono dipendenti dal Demonio ed agiscono per il suo conto e sono il male assoluto per tutti.
Guardiamoci intorno e vediamo chi sono i seminatori di odio! Forse stanno in mezzo a noi, nelle nostre famiglie divise, nelle nostre case, nelle nostre chiese, nei luoghi di carrierismi vari, nelle comunità di credenti dove non c’è l’amore di Dio al centro dei loro interessi, ma gli interessi di ogni genere di chi vi fa parte e vi entra non per costruire, ma per dividere e distruggere. Il Diavolo è tutto questo.
Gesù è amore, unione, pace e serenità in tutti gli ambienti e i luoghi di questa terra. Chi sta dalla parte di Cristo vive felice. Chi sta dalla parte del Maligno è un’anima persa, difficilmente recuperabile, se si è venduta l’anima al Diavolo, cioè al male.
Sia questa la nostra preghiera oggi: Ci sostenga sempre, o Padre, la forza e la pazienza del tuo amore; fruttifichi in noi la tua parola, seme e lievito della Chiesa, perché si ravvivi la speranza di veder crescere l’umanità nuova, che il Signore al suo ritorno farà splendere come il sole nel tuo regno. Amen. 

12 LUGLIO 2020

IL SEMINATORE

Il Seme è la Parola che viene da Gesù, ci dice che la vita non finirà mai più, nessuno in questo mondo si realizzerà se non diventa seme di fraterna carità
Ringraziamo Gesù per aver gettato nelle nostre anime il seme della Parola di Dio
e chiediamo con fede il dono della Santa perseveranza affinchè possa produrre buoni frutti

Mt 13,1-23

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 13,1-23)
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». Parola del Signore.

Forma breve

TESO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 13,1-9):
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Il Vangelo ci racconta – se si eccettua l’ultima frase – la storia di una catastrofe. Tutto comincia nella speranza e, nonostante questo, non tarda ad essere ridotto ad un nulla: gli uccelli mangiano il seme; il terreno pietroso gli impedisce di mettere le radici; le piante spinose lo soffocano… tutto segue il suo corso disperante.
Tuttavia, in mezzo a questa catastrofe, Dio annuncia il suo “ma”: in mezzo al campo di concentramento di Auschwitz, padre Kolbe – morendo di denutrizione – loda ancora Dio onnipotente.
Nella parabola del seminatore si incontra il “ma” di Dio: ci sono poche speranze, ma vi è almeno una terra buona per portare cento frutti.
È con gli occhi di Gesù che bisogna leggerle questo genere di storie catastrofiche. E bisogna leggerle con Gesù fino in fondo.
La prima parte mostra che tutto è vano. Eppure la storia di questa sconfitta porta ad una conclusione inattesa. Dio, nella sua infinita misericordia, non lascia che il seminatore soccomba come un personaggio tragico.
Forse abbiamo qui, davanti a noi, una legge che vale per tutte le azioni di Dio nel mondo. Poiché la causa di Dio nel mondo è spesso povera e poco appariscente. Quando la si prende a cuore, si può soccombere alla tentazione della disperazione. Ma le storie di Dio hanno un lieto fine. Anche se all’inizio nulla lascia presagirlo.
Forse Gesù non racconta solo questa storia alle persone che sono sulle rive del lago. Forse la racconta a se stesso per consolarsi. Si chiede: cosa sarà di ciò che intraprendo? Si scontra con la cecità, il rifiuto, la pedanteria e la violenza. Non è ignaro delle sconfitte. “Ma” la sua parola porta i suoi frutti nel cuore degli uomini.
Pensiero

Non vi è altra cosa che possa fare di più danno, specialmente quando si è ancora in giovane età, dei cattivi consigli. (San Giovanni Bosco)

5 Luglio 2020

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A. (Mt 11,25-30)

Mt 11,25-30Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

ASCENSIONE DEL SIGNORE ANNO A (Mt 28,16-20) 24 Maggio 2020

https://pbs.twimg.com/media/EYtr3JcXYAIzz5i?format=jpg&name=360x360

VI DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Gv 14,15-21) 17 MAGGIO 2020

VI DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Gv 14,15-21) 17 MAGGIO 2020

 

Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate,
osserveret
e i miei comandamenti

Immagine

S. GIUSEPPE


Immagine

https://i1.wp.com/www.catholicforlife.com/wp-content/uploads/2017/12/Holy-family...jpg?fit=640%2C755&ssl=1


Si comprende facilmente che l’Uomo che ha predicato il Vangelo non è un semplice uomo, non può essere una persona normale ad insegnare quelle Verità. Nessuno prima e dopo di Gesù ha mai parlato come Lui, nessuno ha amato l’umanità e ha dato la vita, morendo sulla Croce, come Gesù di Nazaret.

1

LA SINDONE QUEL LENZUOLO  DI LINO CHE  AVVOLSE IL CORPO DI GESU’ NELLA SEPOLTURA
 https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRX5gdGTilmxbGzZCPkFEY6JDUmbw2hEvbsPS2qhW3v3TxMBZkD9Q
 

*Ma era rimasta lì una donna allibita a guardare la tomba deserta e incustodita, non corse con le altre il fatto ad annunziare, ma restò lì , smarrita, e come a curiosare.
*Col cuore che batteva e piena di paura restava sulla soglia di quella sepoltura: guardava ora la pietra, ora i sigilli al suolo, finchè infine il suo sguardo si pose sul lenzuolo.
*Per tutta la lunghezza lo srotola, lo spiega, come un lungo papiro, da alfa fino a omega: man mano che ogni gesto lei compie piano piano ecco che la figura scopre di un corpo umano.






2

*Il Nazareno sopra vi è raffigurato, dal capo fino ai piedi, la schiena ed il costato; poichè il telo sul corpo fu ripiegato a U, non soltanto di fronte lei vi vide Gesù.
*La destra e la sinistra però son rovesciate come se le due effige vi fossero specchiate. E come su una lastra di nitrato d’argento vi era rimasto impresso il corpo in quel momento.
*Come accade oggigiorno con la fotografia rimase impressionato dal corpo che andò via; fu un atomo di tempo, il morto tornò vivo, e nell’attraversarlo lasciò il suo negativo.
*Gli aromi, àloe e mirra in unica mistura, si volatilizzarono per l’estrema calura del corpo trapassato ad un’altra dimensione, e sopra quel lenzuolo restò la sua impressione.
*E come quando un nucleo subisce una fissione sì che impazzito schizza via ogni neutrone, così si liberò un’energia infinita come quando dal caos prese forma la vita.



 

 

 

3

*Si sprigionò dal corpo una luce radiante che, risorgendo, il telo impressionò all’istante. L’impronta più o meno rimase su quel telo secondo quanto il corpo distava da quel velo.
 *E sopra vi rimase, impressionato e fisso, il segno di com’era Lui stato crocifisso; e sopra vi rimase, e non sarà più tolto, l’indelebile segno di come fu sepolto.
*Sulla nuca e sul capo dove si attacca il crine precisi e puntiformi i segni delle spine, le guance tumefatte, uno zigomo offeso, qualche ruga di sangue rappreso.

*Malgrado le torture, nonostante i tormenti, quel viso esprime ancora perfetti lineamenti, nonostante i supplizi di tutta la passione sereni sono i tratti, pacata è l’espressione.
*Si leggono distinti in modo misterioso i segni del suo sangue venoso ed arterioso; sopra la schiena i segni delle percosse avute, impressi sui ginocchi i segni di cadute.



 

 

4

*Presente al dorso e ai fianchi da doppia direzione i segni paralleli della flagellazione, attraverso le spalle obliquamente un segno dove appoggiava il peso della trave di legno.
*Al costato sinistro il colpo di una lancia, con la chiazza di sangue che cola sulla pancia; tutt’intorno un alone di un più chiaro elemento, il siero che dovette uscire in quel momento.
*Sugli avanbracci i rivoli del sangue giù colato, una mano sull’altra, i polsi trapassati; le orme impresse dei piedi, un polpaccio più corto per il rigore freddo di quando era già morto.
*Quanto i vangeli dicono circa quel venerdì vi rimase tal quale impresso su così, quanto storicamente è scritto nel vangelo come fotocopiato si impresse su quel telo.

 
*Quel telo sopravvisse agli incedi di Tito, poi sempre in qualche casa rimase custodito, la libertà di culto che diede Costantino trova ancora intatto quel lenzuolo di lino.
*Poi i barbari abbatterono le aquile romane, irruppero impetuose le orde maomettane, giungeva fino al volga l’impero bizantino e ancora restò intatto quel lenzuolo di lino.

 

5

*E da Gerusalemme poi lungo la Turchia giunse fino a Bisanzio, non si sa per quale via; ma già il volto di Cristo ben oltre i Dardanelli ha quella stessa barba, quegli stessi capelli.
*Passava l’anno Mille, vennero le crociate, dal Catai Marco portò sete pregiate; Scoppiava qui la guerra tra il Guelfo e il Ghibellino, sempre restava intatto quel lenzuolo di lino.
*Milleduecentoquattro: In quell'antica data  avanzarono i cristiani della quarta crociata, depongono la spada e in fila, a capo chino, si segnano al vedere quel lenzuolo di lino.
*Ma al tempo in cui Bisanzio veniva saccheggiata quella reliquia s'è già valorizzata, e quando poi sul Bosforo monarca è Baldovino è scomparso nel nulla quel lenzuolo di lino.

 *E poi per oltre un secolo non si seppe più niente, era ancor sul mar Nero? Era già in Occidente? Tra le svariate ipotesi quella più accreditata che forse dai Templari sia stata trafugata.
*Sorsero poi i comuni, venne l'era vulgare, fiorivano i commerci per terra e per il mare, e al tempo in cui Boccaccio scrisse il Decamerone quel telo fa in Europa la prima apparizione.
 

6

*Un cavalier crociato deposta la sua lancia l'affida ad un canonico nella terra di Francia, nella terra di Francia un cavalier crociato l'affida ad un canonico intatto e ben piegato.
*E già volge al tramonto qui ormai la Signoria, brucia Giovanna d'Arco a Reims per eresia; non v'è più un amanuense che copi stando chino, sempre rimane intatto quel lenzuolo di lino.
*Tre caravelle audaci solcan la nuova onda, ritocca col pennello Leonardo la Gioconda, ritrae uno stanco Papa Raffaello da Urbino e giace sempre intatto quel lenzuolo di lino.
*Trasportano i  velieri caffè e cioccolato, scaricano le stive argento insanguinato, a Roma si ribella un monaco tedesco, quel lenzuolo di lino riposa intatto al fresco.
*Ma nella quarta decade del Millecinquecento per poco prese fuoco nel rogo di un convento, però non stava scritto che a causa ni un cerino scomparisse dal mondo quel lenzuolo di lino.
*Le zone bruciacchiate, le parti un po annerite furon curate come se fossero ferite, di nuovo ancora inferte come quando Lui visse... Solo che le pie donne ora son le Clarisse.

 

7

*Michelangelo muore, c'è la Controriforma, giunge infine sul Po  quella divina orma, e dentro una cappella del Duomo di Torino si posa finalmente  quel lenzuolo di lino.
*
Brucia Giordano Bruno col "libero pensiero", le stelle apron le menti a Galileo e Keplero, la scienza muove i primi passi, come un bambino, e sempre resta intatto quel lenzuolo di lino.
*
Trionfa la ragione, si rifiuta il divino, si nega la parvenza di quel pallido lino; cadon le teste sotto una violenza cieca, e sempre quel lenzuolo riposa in una teca.
*Muore Napoleone, tramano i Carbonari, sbuffano lenti i primi treni lungo i binari, l'Italia unita è un solo rosso garibaldino ma il tempo non intacca quel lenzuolo di lino.
*(E ad un'ostensione quasi a fine ottocento qualcuno volle fare come un esperimento; e allora un avvocato, tale Secondo Pia, scattava a quel lenzuolo qualche fotografia.
*La lastra fuoriuscita dalla camera oscura fu sconvolgente, e quasi da mettere paura: C'era, sul negativo, l'immagine risolta, quasi che fosse Lui risorto un'altra volta!)
 *Si viaggia tra le nuvole, è il Millenovecento: si accendono nel buio le ombre in movimento, la radio rende l'uomo all'uomo più vicino e sempre giace intatto quel lenzuolo di lino.


8

 *Dove si eran dipinte icone col suo volto le leggi dello stato negano Lui risorto, milioni di persone passan per il camino come a voler bruciare pure quel sacro lino.
 
*Quando le bombe a grappoli piovono giù dal cielo in luogo più sicuro vien portato quel telo, e dentro un'abazia nei pressi di Avellino resta ancora inviolato quel lenzuolo di lino.
*Cadono imperi e regni, si alterna la fortuna delle vicende umane, l'uomo va sulla luna, dalla messa la chiesa abbandona il latino , e rimane tal quale quel lenzuolo di lino.
*Cadono i blocchi, crolla il muro di Berlino, ma sempre resta intatto quel lenzuolo di lino; crolla un'ideologia che era sembrata eterna, l'Europa è ancora in guerra ma questa è storia odierna.
*E quasi già al Duemila l'ultimo vilipendio, brucia una notte il Duomo nel fuoco di un incendio: Fu solo per incuria o fu invece per dolo? Però ancora una volta si salva quel lenzuolo.
*Quel lenzuolo di lino è la testimonianza della luce che il buio sconfisse in quella stanza, quel lenzuolo di lino per noi è il segno visivo di un corpo che già morto per sempre torna vivo. 
 

9

*Sosterranno che è un falso, diran che non è vero, però resta impossibile spiegar quel bianco e nero, diran che è stato fatto in tempo successivo però resta impossibile spiegar quel negativo.
*Diran che quella stoffa non è dell'anno Zero ma non sapranno come spiegare quel mistero, diranno che a datarla non è affatto sicuro ma non sapranno come spiegar quel chiaroscuro.
*S'affanneranno a dire che è tutta un'impostura ma non sapranno come spiegar quella figura, porteranno i più esatti cavilli della scienza ma non sapranno come spiegar questa parvenza.
*Si appelleranno al Carbonio radioattivo ma quell'ombra comunque sarà senza un motivo, diran che quell'indizio è l'unico che conta ma non sapranno come spiegare quell'impronta.
*Ma anche a chi sostiene che il telo è una bugia, quel velo dice:-... E voi, chi dite che io sia ...?-, ed anche a chi non crede divino quel sembiante, quel velo, muto, pone un quesito importante.
*A chi lo guarda scettico incredulo e stranito, quel velo sembra dire: - mettimi qui il tuo dito-, quel velo sembra dire, muto, coi suoi perchè,-.. quello che fate a un uomo l'avrete fatto a me ..-.

*
Solo una cosa è certa, e per tutti è sicura, l'effige su quel telo non è certo pittura; solamente di un fatto sono tutti convinti, i tratti di quell’uomo non sono stati dipinti.
*E ancora una decina d'anni dopo il duemila milioni di persone pazienti fan la fila, in cuore
vuole ognuno vedere da vicino anche solo un’istante quel lenzuolo di lino.

10

*Nel vederlo ripensi proprio a quel primo giorno che il sabato seguiva, allorchè quella salma per sempre tornò viva, nel vederlo ripensi che in quel primo mattino... Si afflosciò vuoto al suolo quel lenzuolo di lino.
https://iosonolalucedelmondo.it/_files/200000846-d2959d390e/700/cristo-re.jpg

https://innamoratidellalode.files.wordpress.com/2010/11/2521cid_d2531e06e6244e03863db7e48ab727422540pclucia.jpg
https://i.pinimg.com/originals/97/41/fa/9741fa182cc621658667ae64e89ab38b.jpg

https://3.bp.blogspot.com/-MOT5eI3QaKY/WJOE5jpqInI/AAAAAAAAzrA/xstaM27G-oMaXm9JcPiAOvyHi8VnGNG4wCLcB/s640/Madonna%2Bdi%2BLourdes%2Bcon%2BBernadette%2Be%2BBasilica.jpg

Cristo Re

https://image.slidesharecdn.com/domenicaprimasettimanadiquaresima-130218082845-phpapp02/95/domenica-prima-settimana-di-quaresima-5-638.jpg?cb=1361176160
https://i.ytimg.com/vi/2XjcqGyhHlQ/hqdefault.jpg
Bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita.
Quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli,
l'avete fatto a me
https://img-fotki.yandex.ru/get/5004/tatyana2q8-medvedeva.24a/0_5d797_2c15c1cb_XL.png

grazie

https://gpcentofanti.files.wordpress.com/2014/03/0876f-virgen_maria_rodeada_de_rosas.png?w=359&h=450
https://img-fotki.yandex.ru/get/5004/tatyana2q8-medvedeva.24a/0_5d797_2c15c1cb_XL.png
Risultati immagini per LAVERGINEMARIA1
https://www.parrocchiabanzano.it/wp-content/uploads/2015/05/pentecoste-2-copia.jpg
NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL'UNIVERSO

https://pbs.twimg.com/media/DSXzpG9WsAEgljI.jpg
https://img-fotki.yandex.ru/get/5004/tatyana2q8-medvedeva.24a/0_5d797_2c15c1cb_XL.png

Ateismo! No grazie

https://iosonolalucedelmondo.it/_files/200000612-5183b52808/Lc%202,16-21%20MARIA%20SANTISSIMA%20MADRE%20DI%20DIO.jpg
https://img-fotki.yandex.ru/get/5004/tatyana2q8-medvedeva.24a/0_5d797_2c15c1cb_XL.png

//i.ytimg.com/vi/voxy3vydADg/sddefault.jpg?w=640&h=360&feature=em-subs_digest&sigh=GdhU7x9QvTVqS6Cs52NA-zcqdWs
https://scontent-fco1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/56947126_1120137634825847_5688917748168523776_n.jpg?_nc_cat=102&_nc_sid=8024bb&_nc_ohc=Q2fsVHlt3NUAX-mYpp2&_nc_ht=scontent-fco1-1.xx&oh=16171253f42efb449a3d79915a9fefa1&oe=5ECB772F

, , , , , , , , , , , , ,